Questi continuano con il teatrino, tutti ad assistere immobili e con le bocche aperte. Qualcuno comincia ad intuire qualcosa ma nel frattempo loro giocano a Bartali e Coppi, con uno che tira la volata all'altro. Anche la Gabanelli pare che voglia spendere il credito conquistato negli anni per sistemare dei sassolini, far fuori Di Pietro ed agevolare la vendita dei gioielli di famiglia a prezzi di saldo.
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martedì 18 dicembre 2012
Manca l'acciarino
Questi continuano con il teatrino, tutti ad assistere immobili e con le bocche aperte. Qualcuno comincia ad intuire qualcosa ma nel frattempo loro giocano a Bartali e Coppi, con uno che tira la volata all'altro. Anche la Gabanelli pare che voglia spendere il credito conquistato negli anni per sistemare dei sassolini, far fuori Di Pietro ed agevolare la vendita dei gioielli di famiglia a prezzi di saldo.
domenica 8 luglio 2012
"Meno studi, meglio vivi"
[...] La campagna pubblicitaria ritrae due giovani trentenni, l'uno belloccio con le braccia conserte e lo sguardo sicuro; l'altro impacciato e goffo, giacca e cravatta piuttosto scialbe. Il primo ha “un posto fisso, un ottimo reddito e vive con la sua donna”, diceva l'annuncio.
Il secondo “è laureato da sei anni, ha un lavoro precario, un reddito basso e vive con i suoi genitori”. Quale dei due preferisci? Questa era la domanda.
Non si tratta di un sito di appuntamenti ammiccanti, ma della pubblicità dei corsi di formazione permanente del consorzio Enfapi, un centro di formazione professionale di Bergamo, legato a Confindustria e finanziato dalla Regione Lombardia.
Preferisci laurearti e divenire l'ennesimo colto precario senza donna, senza reddito e senza lavoro, o divenire capo reparto in fabbrica a sedici anni e vivere “con la tua donna” già a 30, come farebbe un uomo vero? [...]
Tratto da un articolo di Francesca Coin (docente di Sociologia Università di
Tratto da un articolo di Francesca Coin (docente di Sociologia Università di
Venezia Cà Foscari) per Il Fatto Quotidiano
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venerdì 6 luglio 2012
L'Istituto Luce sbarca su Youtube
Ci sono gli storici Cinegiornali Luce, ma anche la settimana Incom, il rotocalco che veniva proiettato nelle sale cinematografiche prima dello spettacolo. Documenti e fotogrammi che raccontano quarant’anni della nostra storia: da ieri è possibile consultare questo patrimonio audiovisivo, online, su un apposito canale di Youtube, grazie a un accordo tra la piattaforma video di Google e l’Istituto Luce Cinecittà. E per consentire agli utenti di orientarsi in questo vasto materiale sono state create delle apposite playlist tematiche. Sul canale dedicato www.youtube.com/cinecittaluce, sono stati caricati già 30 mila video. Oltre ai Cinegiornali Luce che risalgono al periodo 1927-1945 e alla Settimana Incom del 1946-1964, saranno disponibili anche materiali provenienti da altri archivi digitalizzati e conservati. “È una svolta storica, tecnologica e culturale che consente di aprirci al mondo. Credo sia un bell’esempio di come si possa rendere la cultura davvero accessibile a tutti, soprattutto ai giovani”, ha spiegato Rodrigo Cipriani Foresio, presidente di Istituto Luce-Cinecittà che ha aggiunto: “Se fino ad ora 400-500 persone al giorno si collegavano al nostro sito, da quando abbiamo iniziato a caricare il materiale sono salite a 500mila in tutto il mondo”. “Grazie a questo accordo potremo contribuire a preservare e tramandare la storia e la cultura cinematografica italiana alle generazioni future, un valore che non possiamo permetterci di perdere nel tempo e che siamo orgogliosi di contribuire a tutelare”, ha affermato Carlo d’Asaro Biondo, presidente dell’area Sud-Est Europa, Medio Oriente e Africa di Google. La partnership prevede che i costi tecnici siano a carico di Google, mentre la maggior parte dei ricavi derivanti
dalla pubblicità all’Istituto Luce Cinecittà. (Il Fatto Quotidiano)
lunedì 2 luglio 2012
Guerre pallonare
"Italians lose wars as if they were football matches, and football matches as if they were wars".(Winston Churchill)
venerdì 29 giugno 2012
"L'angelo invisibile di Milano"
ILLUSTRAZIONE DI PAOLA FORMICA
L’ANGELO INVISIBILE DI MILANO
CHE AIUTA CHI È RIMASTO INDIETRO
Salda i debiti e paga gli affitti. «Il mio nome? Non conta»
di Giangiacomo Schiavi
L’uomo che fa vivere la speranza ha appena trovato casa a un disoccupato domiciliato da due anni in una vecchia auto. Si è presentato nel quartiere Stadera e ha bussato a una portiera chiusa. Gaspare Tumminello dormiva lì, con la barba sfatta, i denti persi e una storia da disperato involontario: fino a 46 anni gestiva un bar, faceva su e su, insomma se la cavava. Poi i debiti, i prestiti, la malattia. Ha perso tutto. A 54 anni senza sussidio e con un tumore si fatica a mangiare e non si riesce a pagare l’affitto: si sprofonda sempre di più. «Milano è dura e spietata, ma non si può vivere così», ha esordito l’uomo arrivato con l’intenzione di dargli una mano. In una settimana la vecchia auto è finita in un box; Tumminello oggi dorme in un letto: affitto pagato, spese comprese. Il mestiere dei poveri è quello di doversi arrangiare, ma se qualcuno li aiuta il futuro fa meno paura: si può ritrovare una strada e la dignità. Tumminello quasi incredulo ha ringraziato; l’uomo gli ha messo in tasca un assegno: «Se deve mangiare qui c’è il necessario. Faccia le sue cure e speriamo bene. Una raccomandazione: non si arrenda». Come hanno fatto gli altri milanesi in difficoltà sovvenzionati, aiutati, indirizzati dall’invisibile signore che si materializza all’improvviso e poi sparisce come Nembo Kid.
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martedì 15 maggio 2012
La Scienza In Diretta / 2
Venerdì scorso alla televisione pubblica hanno parlato di miracoli e di gambe che ricrescono. La "scienziata" stavolta è quella specie di suora di cui ho già scritto, Myriam Castelli.
QUI il video, al min. 13 della seconda ora.
Ancora la storia di Miguel Juan Pellicer di cui ha scritto di recente anche Vittorio Messori. Sergio De Santis e Luigi Garlaschelli, per il CICAP, commentano quella vicenda.
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martedì 17 aprile 2012
La ruota della fortuna
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Miniatura inglese del XV secolo. Un monarca osserva dall'apice della ruota della fortuna i rappresentanti dei cinque stati (ordini sociali).
Miniatura inglese del XV secolo. Un monarca osserva dall'apice della ruota della fortuna i rappresentanti dei cinque stati (ordini sociali).
sabato 7 aprile 2012
Distribuzione della ricchezza
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Fonte: Banca D'Italia, Grafica: D'Arco (Il Corriere Della Sera)
Questa la situazione in Italia. Nel resto del mondo non cambia molto.
domenica 11 marzo 2012
L'uomo di superficie
«Eco e Narciso» (1903), di John William Waterhouse
«Ormai viviamo in uno specchio deformato: cerchiamo solo potere e bellezza. Quel che appare è diventato quello che si è.
Siamo un corpo vuoto che galleggia nella società liquida di Zygmunt Bauman. Viviamo da precari, alla giornata, sull’orlo della bancarotta etica ed economica. Abbiamo cancellato la speranza nei giovani. E stiamo affidando a Internet il nostro destino». [«L’uomo di superficie» di Vittorino Andreoli (Rizzoli, pp. 216, € 17,50)]
Il berlusconismo, secondo Andreoli, è stato «un governo in maschera che poteva dire e negare, sostenere a parole e distruggere di fatto, prigioniero degli interessi personali del leader». Ma le opposizioni si sono adeguate al peggio, finendo nel ridicolo tra faide e pessime imitazioni. Andreoli confessa la sua delusione per Romano Prodi, di cui è stato analista e trainer (psicologico) nei vittoriosi duelli con il cavaliere di Arcore.
«Non chiesi nulla per quei successi elettorali — ricorda — ma interruppi la relazione con lui subito dopo l’ultima vittoria: mi telefonò per salutarmi e io gli raccomandai il piano per i giovani che era stata la molla che mi aveva spinto a partecipare alla campagna. Doveva essere gestito dalla presidenza del Consiglio, ma lui disse che aveva creato un ministero per i giovani affidato a Giovanna Melandri… Mi resi conto che aveva già dimenticato tutto, e mi indignai. Gli dissi di prendere una matita e cancellare il mio numero di telefono». (Tratto da un articolo di Giangiacomo Schiavi, Il Corriere Della Sera)
martedì 6 marzo 2012
"Psicofarmaco della modernità"
Massimo Fini in Italia è uno dei sostenitori della "Decrescita" teorizzata in Francia da Serge Latouche. Una filosofia che non vuole essere contro la modernità ma a favore di un maggiore benessere dell'uomo. Riporto di seguito un articolo in cui Fini, prendendo a pretesto il TAV, riprende delle idee già espresse e presenti sul proprio sito internet.
di Massimo Fini
La questione del Tav, che ha visto migliaia di persone manifestare in 50 città oltre che in valle, travalica la Val di Susa e il legittimo interesse dei suoi abitanti a non veder sconciato il proprio territorio, l'ambientalismo, l'amianto, le compensazioni, le economie o le diseconomie che, a seconda dei punti di vista, il traforo comporterebbe. I No-Tav (fatta la tara dei vandali), come ha capito benissimo il ministro Corrado Clini, “sono contrari allo Sviluppo, la loro è una battaglia ideologica”. Ma non meno ideologica è la posizione di chi (fatta anche qui la tara sulle speculazioni e le mazzette) sostiene che il Tav è necessario alla crescita e allo Sviluppo. “Il Progresso non ha partorito l'uomo migliore, una società migliore e comincia a essere una minaccia per il genere umano”. Chi l'ha detto? Un valligiano, un “Aska”, un anarco-insurrezionalista?
Lo ha detto Papa Ratzinger quando era ancora cardinale. Probabilmente Ratzinger si riferiva soprattutto alla decadenza etica (anche se l'ultima parte della frase adombra la catastrofe ambientale) che a noi qui non interessa perché siamo persuasi che dal punto di vista morale l'uomo non è mai cambiato.
LA CONOSCENZA infatti è cumulativa, il senso etico no. Io ne so sicuramente di più di mio padre e di mio nonno, ma non sono necessariamente migliore, dal punto di vista etico, di mio padre o di mio nonno. Quello che per me conta è il rapporto fra lo Sviluppo e la qualità della vita.
di Massimo Fini
La questione del Tav, che ha visto migliaia di persone manifestare in 50 città oltre che in valle, travalica la Val di Susa e il legittimo interesse dei suoi abitanti a non veder sconciato il proprio territorio, l'ambientalismo, l'amianto, le compensazioni, le economie o le diseconomie che, a seconda dei punti di vista, il traforo comporterebbe. I No-Tav (fatta la tara dei vandali), come ha capito benissimo il ministro Corrado Clini, “sono contrari allo Sviluppo, la loro è una battaglia ideologica”. Ma non meno ideologica è la posizione di chi (fatta anche qui la tara sulle speculazioni e le mazzette) sostiene che il Tav è necessario alla crescita e allo Sviluppo. “Il Progresso non ha partorito l'uomo migliore, una società migliore e comincia a essere una minaccia per il genere umano”. Chi l'ha detto? Un valligiano, un “Aska”, un anarco-insurrezionalista?Lo ha detto Papa Ratzinger quando era ancora cardinale. Probabilmente Ratzinger si riferiva soprattutto alla decadenza etica (anche se l'ultima parte della frase adombra la catastrofe ambientale) che a noi qui non interessa perché siamo persuasi che dal punto di vista morale l'uomo non è mai cambiato.
LA CONOSCENZA infatti è cumulativa, il senso etico no. Io ne so sicuramente di più di mio padre e di mio nonno, ma non sono necessariamente migliore, dal punto di vista etico, di mio padre o di mio nonno. Quello che per me conta è il rapporto fra lo Sviluppo e la qualità della vita.
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domenica 4 marzo 2012
Lucio Dalla aveva degli amori terreni. Pubblicità !!
Pubblicità !! Presto !Da quanto sono riuscito a capire, la signora (Anna) durante la pausa è stata allontanata dallo studio. "Il grande amico", "L'amico del cuore", "Il principale collaboratore" sono gli appellativi che vengono utilizzati in TV oggi per riferirsi a Marco Alemanno, l'uomo che ha accompagnato Lucio Dalla negli ultimi anni, negli ultimi istanti e dietro la bara, in lacrime.
Nello spazio televisivo gestito da Lorella Cuccarini è andata poi in onda una rappresentazione oscena dell'amore omosessuale, con una specie di suora, Myriam Castelli, che dava lezioni, assistita da Irene Pivetti.
La tendenza omosessuale va bene [è tollerata] finché non diventa pratica e, quindi, perversione.Imbarazzante per un servizio pubblico di carattere nazionale.
I video: L'Arena, QUI (min. 52',10''); Così è la vita, QUI (min. 31', 25'')
Del tabù sui gay, della cerimonia in chiesa ma sotto silenzio ha parlato, invece, Lucia Annunziata QUI.
«I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c’è il permissivismo purché ci si volti dall’altra parte»
Aggiornamento
Dalla, il compagno in chiesa rompe il velo dell’ipocrisia
di Michele Serra
Con la compostezza, il dolore e la legittimità di un vedovo, il giovane Marco Alemanno ha reso pubblico omaggio al suo uomo e maestro Lucio Dalla in San Petronio, dopo l’eucaristia, se non rompendo almeno scheggiando il monolito di ipocrisia che grava, nell’ufficialità cattolica, sul “disordine etico” nelle sue varie forme, l’omosessualità sopra ogni altra. È importante prenderne atto. Anche se è altrettanto importante sapere che fuori dalla basilica, nel denso, sconfinato abbraccio che i bolognesi hanno dedicato a Dalla, i suoi costumi privati non costituivano motivo di dibattito.
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sabato 3 marzo 2012
Ludwig “Luz” Long. Chi ha ucciso il campione.
Foto GettyImages
Ludwig Long, a sinistra, con Jesse Owens ai Giochi di Berlino 1936
Chi ha ucciso il campione
di Gianluca Di Feo
Su come sia morto manca la certezza, perché pochissimi degli uomini che combatterono al suo fianco sono sopravvissuti: gli altri furono uccisi in combattimento o massacrati senza pietà dopo la resa dai soldati americani il 14 luglio 1943. E anche il suo nome è incluso in quell’elenco di italiani e tedeschi dati per dispersi ma in gran parte ammazzati a freddo dai fanti statunitensi, che avevano eseguito alla lettera l’appello del generale Patton a «non fare prigionieri». Così per la prima volta comincia a chiarirsi il mistero sulla fine di Ludwig “Luz” Long, l’atleta tedesco diventato il simbolo universale della sportività.
Nelle Olimpiadi di Berlino del 1936 Long, biondo e ariano, sfidò il nero Jesse Owens nel salto in lungo. Il suo rivale aveva già fallito due salti: un altro errore e l’oro sarebbe stato certo. Invece il tedesco andò dall’avversario e gli suggerì di anticipare lo stacco: consiglio accolto dall’americano con una prestazione da primato. Davanti allo sguardo infuriato di Adolf Hiltler, il saltatore biondo fu il primo ad abbracciare il vincitore e congratularsi con lui: immagini che ancora oggi in tutto il mondo incarnano lo spirito di De Coubertin. Luz e Jesse diventarono amici ma il tedesco pagò a caro prezzo il suo fair play: allo scoppio della guerra fu mandato al fronte senza riguardi e morì in Sicilia.
Ludwig Long, a sinistra, con Jesse Owens ai Giochi di Berlino 1936
Chi ha ucciso il campione
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Su come sia morto manca la certezza, perché pochissimi degli uomini che combatterono al suo fianco sono sopravvissuti: gli altri furono uccisi in combattimento o massacrati senza pietà dopo la resa dai soldati americani il 14 luglio 1943. E anche il suo nome è incluso in quell’elenco di italiani e tedeschi dati per dispersi ma in gran parte ammazzati a freddo dai fanti statunitensi, che avevano eseguito alla lettera l’appello del generale Patton a «non fare prigionieri». Così per la prima volta comincia a chiarirsi il mistero sulla fine di Ludwig “Luz” Long, l’atleta tedesco diventato il simbolo universale della sportività.
Nelle Olimpiadi di Berlino del 1936 Long, biondo e ariano, sfidò il nero Jesse Owens nel salto in lungo. Il suo rivale aveva già fallito due salti: un altro errore e l’oro sarebbe stato certo. Invece il tedesco andò dall’avversario e gli suggerì di anticipare lo stacco: consiglio accolto dall’americano con una prestazione da primato. Davanti allo sguardo infuriato di Adolf Hiltler, il saltatore biondo fu il primo ad abbracciare il vincitore e congratularsi con lui: immagini che ancora oggi in tutto il mondo incarnano lo spirito di De Coubertin. Luz e Jesse diventarono amici ma il tedesco pagò a caro prezzo il suo fair play: allo scoppio della guerra fu mandato al fronte senza riguardi e morì in Sicilia.
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Solo i vescovi italiani potevano
vietare di cantare al funerale
di un cantante.
giovedì 1 marzo 2012
In morte di Lucio Dalla
Qui tutto il mondo sembra fatto di vetro e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio. (Da Futura di Lucio Dalla, Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1 marzo 2012)Un giorno il mio professore di religione al liceo, un giovane prete che veniva dal Nord, venne in classe con delle fotocopie che aveva fatto dai testi di sue canzoni. Destarono più interesse di bibbia e vangelo.
mercoledì 29 febbraio 2012
"Il Welfare da salvare"
di Barbara Spinelli
PARLANDO dell’austerità che si impone a Atene, e delle riforme strutturali necessarie al ritorno della crescita, il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi è ricorso a un’immagine forte. In un’intervista al Wall Street Journal, il 23 febbraio, ha detto che quel che si profila in Grecia è un Nuovo Mondo. L’immagine è forte, e singolare, perché di Nuovi Mondi nessuno osa più molto parlare: tanti ne sono stati promessi, e le cose non sono andate bene.
Generalmente quando si annunciano Nuovi Mondi se ne seppelliscono di vecchi, o perché falliti o perché malgovernati. Goethe, ad esempio, era convinto che la Rivoluzione francese non avrebbe spazzato via i monarchi come «vecchie scope», se questi fossero stati veri monarchi.
Lo stesso si può dire oggi dell’Europa, che versa in condizioni ancora peggiori di quei re: la corona non l’ha persa; non l’ha mai pienamente avuta. Non esiste un impero europeo che governi il caos.
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Brunetta, nuovo flop
Renato Brunetta ha dovuto elemosinare una comparsata da Vespa ma ancora il suo libro di cucina non ha venduto più di 5000 copie. Forse ci riproverà con il "design", altra sua grande passione. Chissà.
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"Cretinetti"
"Regala un traliccio ad un comunista". Così un'immagine apparsa sulla pagina Facebook dell'ex Ministro dell'interno Roberto Maroni irride Luca Abbà. Sallusti, sempre più disgustoso, scrive di "cretinetti": fecero lo stesso con Enzo Baldoni. Belpietro, infine, oggi titola "FECCIAROSSA".
La chiave dell'architettura è il Project financing combinato alla Legge Obiettivo. Lo stato avrebbe dovuto finanziare attraverso Tav (dal 2010 sciolta in Rete ferroviaria italiana) un quaranta per cento del costo dell'opera, il sessanta i privati; i quali, però, di tasca propria hanno messo gli spiccioli, il resto se lo sono fatto prestare dalle banche, meglio se da loro partecipate. Ma non basta, perché per legge (obiettivo) il General Contractor dell'opera, soggetto privato scelto da Tav, affida direttamente progettazione e realizzazione delle opere a imprese collegate e rappresentative di tutto il capitalismo immobiliare e cementizio italiano: da Caltagirone a Lodigiani, da Todini a Ligresti passando per la Lega delle cooperative, oltre, capofila, Impregilo della Fiat; il tutto senza gare d'appalto e via 'per li rami', cioè per sub-appalti e sub-sub-appalti, fino ad arrivare alle imprese della mafia e della camorra.
Tav. Val di Susa. Una battaglia rivoluzionaria per la democrazia
Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché, le ragioni dei No-Tav, se fossero accolte, implicherebbero una ‘rivoluzione’ nel sistema partitico-imprenditoriale-tangentizio italiano. Tutto ciò è esaurientemente spiegato ne Il libro nero dell'alta velocità di Ivan Cicconi. Il libro, documentato oltre possibile dubbio, spiega non solo le vicende, ma le ragioni strutturali di un affare, l'Alta Velocità, che è, dopo tangentopoli, il nuovo banco di finanziamento dei partiti, della casta e, Fiat in testa, dei capitalisti nostrani. E' un sistema che sfugge a ogni controllo tecnico, contabile e di legittimità e si autoalimenta sestuplicando (come di fatto è accaduto) il costo delle opere.La chiave dell'architettura è il Project financing combinato alla Legge Obiettivo. Lo stato avrebbe dovuto finanziare attraverso Tav (dal 2010 sciolta in Rete ferroviaria italiana) un quaranta per cento del costo dell'opera, il sessanta i privati; i quali, però, di tasca propria hanno messo gli spiccioli, il resto se lo sono fatto prestare dalle banche, meglio se da loro partecipate. Ma non basta, perché per legge (obiettivo) il General Contractor dell'opera, soggetto privato scelto da Tav, affida direttamente progettazione e realizzazione delle opere a imprese collegate e rappresentative di tutto il capitalismo immobiliare e cementizio italiano: da Caltagirone a Lodigiani, da Todini a Ligresti passando per la Lega delle cooperative, oltre, capofila, Impregilo della Fiat; il tutto senza gare d'appalto e via 'per li rami', cioè per sub-appalti e sub-sub-appalti, fino ad arrivare alle imprese della mafia e della camorra.
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martedì 28 febbraio 2012
"Addio al Sud"
«Pescatori in riposo» (1950), olio su tela di Renato Guttuso
Angelo Mellone, Addio Al Sud (Irradiazioni, pp. 80, € 8, prefazione di Andrea Di Consoli).
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lunedì 27 febbraio 2012
"Gli innocenti si assolvono, i colpevoli si prescrivono"
Ci sarebbe da parlare delle innumerevoli aggiustatine alle Leggi fatte in Parlamento dai suoi avvocati, a processo in corso. Mi limito a riportare questo commento - non è relativo alle vicende recenti - del magistrato Nicola Gratteri.
Aggiornamento
Scemi di guerra
di Marco Travaglio
Una persona normale, dopo la sentenza Mills a proposito dell’ex premier, capo della maggioranza parlamentare, addirittura candidato al Quirinale, vorrebbe sapere cos’hanno accertato i giudici, visto che i processi a questo servono prim’ancora che a condannare o ad assolvere: ad accertare i fatti. Che, come ha stabilito la Cassazione, sono questi: Mills fu corrotto con soldi Fininvest per conto di B. Sabato l’ha confermato il Tribunale: se avesse ritenuto B. innocente, avrebbe dovuto assolverlo, non prescriverlo. Il fatto poi che non abbia potuto punire l’imputato perché lui stesso ha cambiato tre leggi (due per allungare il processo, una per accorciare la prescrizione), non sposta di un millimetro i fatti accertati da sedici magistrati in due distinti processi. Ciò che conta è che B. è un corruttore, con cui nessuna persona perbene dovrebbe parlare, né tantomeno sostenere insieme un governo o riformare alcunché: neanche il codice stradale, figurarsi la legge elettorale o la Costituzione.
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sabato 25 febbraio 2012
Linsanity
Negli Stati Uniti la notte del 4 febbraio è esploso il fenomeno Jeremy Lin, giocatore di basket dei New York Nicks, il primo di origini cinesi nato negli USA. In tre settimane il suo nome è arrivato sulla bocca di tutti, fino alla copertina del TIME. Risollevando le sorti sportive della sua squadra, ha attirato nuovi telespettatori, appassionati, commentatori. Tutto questo non poteva accadere in un momento migliore, visto l'interesse - e gli interessi - nel prossimo futuro degli Americani per il mondo asiatico (ne ho già scritto QUI e QUI).
Un marchio commerciale vero e proprio che sarà opportunamente sfruttato, anche dallo stesso Lin. Non mancano gli spunti razzisti, neanche lì, ma con esiti molto diversi rispetto a quanto avviene in Italia. Perfino in Cina in molti fanno dei distinguo per il fatto che il padre provenga da Taiwan.
Riporto due diversi articoli che, a distanza di undici giorni, dovrebbero rendere l'idea di quel che succede oltre oceano.
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