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martedì 27 marzo 2012
"Dell’Utri sbugiarda Mister Mèches"
MAZZATE
All’indomani della sentenza della Cassazione su Dell’Utri, il noto giornalista con le mèches di Libero non stava più nella pelle: “Che mazzata”, esultava in una paginata di encomi solenni al Pg Iacoviello e alla Suprema Corte. Già che c’era, ci chiamava graziosamente “mafiosi” e “picciotti” (cosa di cui risponderà in tribunale) per avere noi criticato la sentenza. E aggiungeva: “I picciotti del Fatto hanno scritto che il senatore si trovava all’estero: questo perché la sua segreteria telefonica rispondeva in spagnolo. Esaurita la cazzata, e appreso che l’imputato si trovava a Milano...”. Purtroppo per il mèchato, domenica Dell’Utri ha confermato al Corriere quel che avevamo scritto: “Stavo in Spagna, in una beauty farm, a rigenerarmi”. Quindi “la cazzata” l’ha scritta il mèchato, unico caso di giornalista berlusconiano che riesce a farsi smentire persino da Dell’Utri. Che mazzata. (Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2012)
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domenica 9 ottobre 2011
"Le vergini violate"
di Marco Travaglio
L’altroieri il sottoscritto, insieme ai colleghi Gomez, Lillo e Pappaianni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver diffamato in un libro una giovane frequentarice di Palazzo Grazioli. Càpita, ai giornalisti. Almeno a quelli che usano la penna anziché la lingua. La signorina ha tutto il diritto di denunciare: se dimostrerà che abbiamo sbagliato, rimedieremo secondo la legge. La “notizia” è stata subito rilanciata dall’Ansa, di solito piuttosto avara d’informazioni sui processi per diffamazione ai giornalisti (specie a quelli dell’Ansa). Il sito del Corriere della sera l’ha subito piazzata in homepage fra le prime dieci: attendiamo con ansia dal sito del Corriere l’elenco completo dei processi per diffamazione al direttore e ai cronisti del Corriere. Il quotidiano Libero, che della diffamazione ha fatto una religione, sbatte la “notizia” in prima pagina, corredata da una vignetta che ritrae il sottoscritto dietro le sbarre e da un commento del solito poveretto con le mèches, che altrimenti non saprebbe cosa scrivere.
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