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mercoledì 29 febbraio 2012

"Cretinetti"

"Regala un traliccio ad un comunista". Così un'immagine apparsa sulla pagina Facebook dell'ex Ministro dell'interno Roberto Maroni irride Luca Abbà. Sallusti, sempre più disgustoso, scrive di "cretinetti": fecero lo stesso con Enzo Baldoni. Belpietro, infine, oggi titola "FECCIAROSSA".

Tav. Val di Susa. Una battaglia rivoluzionaria per la democrazia

Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché, le ragioni dei No-Tav, se fossero accolte, implicherebbero una ‘rivoluzione’ nel sistema partitico-imprenditoriale-tangentizio italiano. Tutto ciò è esaurientemente spiegato ne Il libro nero dell'alta velocità di Ivan Cicconi. Il libro, documentato oltre possibile dubbio, spiega non solo le vicende, ma le ragioni strutturali di un affare, l'Alta Velocità, che è, dopo tangentopoli, il nuovo banco di finanziamento dei partiti, della casta e, Fiat in testa, dei capitalisti nostrani. E' un sistema che sfugge a ogni controllo tecnico, contabile e di legittimità e si autoalimenta sestuplicando (come di fatto è accaduto) il costo delle opere. 

La chiave dell'architettura è il Project financing combinato alla Legge Obiettivo. Lo stato avrebbe dovuto finanziare attraverso Tav (dal 2010 sciolta in Rete ferroviaria italiana) un quaranta per cento del costo dell'opera, il sessanta i privati; i quali, però, di tasca propria hanno messo gli spiccioli, il resto se lo sono fatto prestare dalle banche, meglio se da loro partecipate. Ma non basta, perché per legge (obiettivo) il General Contractor dell'opera, soggetto privato scelto da Tav, affida direttamente progettazione e realizzazione delle opere a imprese collegate e rappresentative di tutto il capitalismo immobiliare e cementizio italiano: da Caltagirone a Lodigiani, da Todini a Ligresti passando per la Lega delle cooperative, oltre, capofila, Impregilo della Fiat; il tutto senza gare d'appalto e via 'per li rami', cioè per sub-appalti e sub-sub-appalti, fino ad arrivare alle imprese della mafia e della camorra. 

sabato 18 febbraio 2012

"Lo spread morale"



Il Presidente tedesco Wulff si è dimesso per i troppi favori ricevuti da gente che potrebbe aver avuto qualcosa in cambio. Ecco come commentano la vicenda in Italia Maurizio Belpietro su Libero (gli è sufficiente un disegnino) e Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano.
Sallusti, dalle pagine de Il Giornale, sottolinea come anche i tedeschi rubino, dimenticando di scrivere di quanto accade dopo da loro e da noi: sarà la vedovanza da Craxi.


di Marco Travaglio
Il caso Tedesco, in Italia, è il Parlamento che salva due volte l’ennesimo parlamentare dall’arresto per corruzione, concussione, falso, truffa, turbativa d’asta, associazione per delinquere. Il caso tedesco, in Germania, è il presidente della Repubblica che si dimette per un prestito agevolato. Lo spread che divide Italia e Germania è tutto qui: il diverso rendimento dei titoli di Stato è solo una conseguenza. E chi, in questi mesi, si è molto divertito a sbeffeggiare Angela Merkel perché “fa gli interessi della Germania”, dovrebbe vergognarsi e andarsi a nascondere. Che dovrebbe fare un capo di governo, se non gli interessi del suo paese? E che dovrebbe fare un capo di Stato coinvolto in uno scandalo se non dimettersi e consegnarsi alla Giustizia? Lo stupore di noi italiani alla notizia delle dimissioni di Wulff è la nostra irredimibile dannazione. Siamo così abituati alle cazzate dei politici sull’immunità parlamentare, sulla presunzione di innocenza, sull’accanimento giudiziario, sullo scontro fra politica e magistratura, sulle toghe politicizzate, sul “così fan tutti” e sull’“a mia insaputa”, da non capacitarci dinanzi al gesto normale di uno statista chiacchierato che se ne va a casa. Con il candore disarmante del bambino che urla “il re è nudo! ”, la Merkel ha commentato: “Il presidente non poteva più servire il popolo”.

domenica 29 gennaio 2012

Sallusti, lo Spiegel e Facebook


Quelli del Il Giornale non vogliono proprio mollare la presa sul delirio.

Ancora non hanno capito che la copia cartacea del settimanale in edicola niente ha a che vedere con l'articolo di Fleischhauer pubblicato soltanto online. "La sede dello «Spiegel» ad Amburgo e la copertina scandalo" è la didascalia che aggiungono ad un paio di immagini.
Si inventano fughe, ritirate o vergogne ma poi sono loro stessi ad aggiungere "
I responsabili di Facebook intervengono quando ricevono segnalazioni negative. È sufficiente indicare una pagina come «spam», spazzatura, per innescare una serie di controlli. A volte questi avvertimenti hanno un fondamento, altre sono operazioni di killeraggio. È capitato anche al Giornale, la cui pagina ufficiale su Fb venne chiusa d’ufficio (e successivamente riaperta con tante scuse) dopo la denuncia di qualche internauta."
Non basta. Si lagnano pure del fatto che altri giornali non abbiano abbracciato la loro crociata, che l'abbiano fatto con poca convinzione ma senza citarli, che Travaglio li abbia sfottuti. QUI la pagina intera de Il Giornale.

Si rivolgono a dei cretini oppure fanno "ammuina"?



Aggiornamento
QUI "Valigia Blu" riassume la vicenda ed aggiunge la traduzione di un'intervista a Fleischhauer.

sabato 28 gennaio 2012

Sallusti prova a rimorchiare lo Spiegel


Alessandro Sallusti, intellettuale e nipote di uno "finito a Salò senza essere stato fascista", sul giornaletto che gli han dato da dirigere ha provato a prendersela (anche oggi, con un altro titolone) con la Germania intera, attraverso un attacco allo Spiegel. La barchetta che tenta di rimorchiare la Concordia.
Già si copre di ridicolo nel momento in cui decide di parlare di un titolo (quello dell'articolo online) e pubblicarne un altro (la copertina del settimanale in edicola). Con il resto del suo editoriale e nelle pagine interne si affossa completamente. I Tedeschi, a differenza nostra, con i nazisti ed il nazismo hanno fatto i conti, senza consentire a molti gaglioffi di potere riciclarsi con altre casacche. 
Jan Fleischhauer, poi, letto con attenzione, ha voluto molto semplicemente esprimere quella che solitamente viene definita come "provocazione paradossale": parla della persistenza in generale dei luoghi comuni nella cultura diffusa, anche a proposito degli stessi tedeschi. La nota ufficiale dell'ambasciatore italiano in Germania (con il plauso - suppongo vibrante - del Presidente Napolitano) ed altre reazioni scomposte non fanno che evidenziare la coda di paglia di molti e l'incapacità, sempre più comune, di saper leggere e comprendere un testo scritto elementare. Questo vale anche per i lettori del settimanale tedesco che, con le loro rimostranze su internet, hanno costretto i curatori di quello spazio ad inventarsi un "guasto tecnico" che impedisse ulteriori invettive. Lascio a Flavia ed a M. Travaglio altri commenti.

sabato 3 settembre 2011

Insistente

E invece io insisto. [...] Sono convinto che Bersani o chi per lui dovrebbe restitui­re i fondi neri del Pci e la montagna di denaro percepita illegalmente negli anni da uo­mini del Pds prima e Pd poi. Soldi sottratti alle imprese, alle casse dello Stato, al fisco. Se gente che appartiene a quella storia bol­la come evasore il popolo del centrodestra cade nel ridicolo. Hanno rubato, evaso, im­brogliato e se l’hanno fatta franca quasi sempre è soltanto perché avevano, e han­no, dalla loro quei pm che gli americani hanno ben individuato: comunisti che si so­no riparati dentro la magistratura in attesa di essere utili non alla giustizia ma alla loro causa politica.
Questa volta il nostro non si è coordinato con Belpietro che, il 28 agosto su Libero, scriveva "La toga rossa che inchioda i compagni", riferendosi a Walter Mapelli, il pm di Monza che non fa mistero di appartenere a "Magistratura Democratica" e che indaga su Penati.


Sallusti è un ometto che sbava fiele, ricordandosi del nonno fascista probabilmente. Uno che si è sentito "moralmente autorizzato all'evasione fiscale" da mister Berlusconi e non dal signor Enrico Berlinguer. Uno dalla parte di chi non si è limitato a corrompere un giudice.


Certamente i "comunisti" non si sono fatti sfuggire le loro belle occasioni, anche il cesto di frutta più bello nasconde il verme. Ad ogni pagliuzza da questo lato, però, corrispondono dieci travi da quell'altro. I "liberi servi", non riuscendoci col profumo, provano a nascondere la propria merda con la cacca delle mosche.

Querele / 4



Ospite del tg3 linea notte, assieme ad Antonio Padellaro (direttore de Il Fatto), il direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, si scatena lancia in resta contro il Pd e Michele Santoro. Giustifica le parole furiose pronunciate dal premier durante un colloquio telefonico con Valter Lavitola (“vado via da questo paese di m…”) e loda con enfasi la nuova manovra economica del governo. Nel frattempo, Il Pd querela Alessandro Sallusti, proprio per le sue esternazioni contro il partito “Le parole pronunciate nel corso della trasmissione” TG3 Linea Notte “del 1° settembre – ha dichiarato Antonio Misiani, tesoriere del partito – sulle tangenti che il Pd avrebbe preso sul caso di Sesto S. Giovanni sono infondate, vergognose e inaccettabili”. (Fonte)
Lui ha una faccia da schiaffi, non ci piove. Chi lo paga, colui che "scendendo in campo" ha ripianato i debiti, evitato il carcere e si è arricchito, una faccia sempre meno curata. Mostrano entrambi quel che sono: uomini finiti.