«Chi siete?», chiede al di là della porta. Poi apre, con una gentilezza antica. E ci fa accomodare in cortile «perché la mia casa non è una vera casa».
La schiena incurvata dall’età, un vecchio husky blu e una coppola a quadretti grigi. «Ho preso la scopa e la paletta e ho spazzato i marciapiedi fin dove potevo - racconta seduto su una brandina che occupa quasi tutto lo spazio della sua stanza al pianterreno -, sono arrivato a quest’età senza mai smettere di lavorare: è la mia vita muovermi, fare qualcosa per gli altri, se sto fermo mi sento morto».