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martedì 6 marzo 2012

"Psicofarmaco della modernità"

Massimo Fini in Italia è uno dei sostenitori della "Decrescita" teorizzata in Francia da Serge Latouche. Una filosofia che non vuole essere contro la modernità ma a favore di un maggiore benessere dell'uomo. Riporto di seguito un articolo in cui Fini, prendendo a pretesto il TAV, riprende delle idee già espresse e presenti sul proprio sito internet.


di Massimo Fini

La questione del Tav, che ha visto migliaia di persone manifestare in 50 città oltre che in valle, travalica la Val di Susa e il legittimo interesse dei suoi abitanti a non veder sconciato il proprio territorio, l'ambientalismo, l'amianto, le compensazioni, le economie o le diseconomie che, a seconda dei punti di vista, il traforo comporterebbe. I No-Tav (fatta la tara dei vandali), come ha capito benissimo il ministro Corrado Clini, “sono contrari allo Sviluppo, la loro è una battaglia ideologica”. Ma non meno ideologica è la posizione di chi (fatta anche qui la tara sulle speculazioni e le mazzette) sostiene che il Tav è necessario alla crescita e allo Sviluppo. “Il Progresso non ha partorito l'uomo migliore, una società migliore e comincia a essere una minaccia per il genere umano”. Chi l'ha detto? Un valligiano, un “Aska”, un anarco-insurrezionalista?
Lo ha detto Papa Ratzinger quando era ancora cardinale. Probabilmente Ratzinger si riferiva soprattutto alla decadenza etica (anche se l'ultima parte della frase adombra la catastrofe ambientale) che a noi qui non interessa perché siamo persuasi che dal punto di vista morale l'uomo non è mai cambiato.
LA CONOSCENZA infatti è cumulativa, il senso etico no. Io ne so sicuramente di più di mio padre e di mio nonno, ma non sono necessariamente migliore, dal punto di vista etico, di mio padre o di mio nonno. Quello che per me conta è il rapporto fra lo Sviluppo e la qualità della vita.

mercoledì 29 febbraio 2012

"Cretinetti"

"Regala un traliccio ad un comunista". Così un'immagine apparsa sulla pagina Facebook dell'ex Ministro dell'interno Roberto Maroni irride Luca Abbà. Sallusti, sempre più disgustoso, scrive di "cretinetti": fecero lo stesso con Enzo Baldoni. Belpietro, infine, oggi titola "FECCIAROSSA".

Tav. Val di Susa. Una battaglia rivoluzionaria per la democrazia

Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché, le ragioni dei No-Tav, se fossero accolte, implicherebbero una ‘rivoluzione’ nel sistema partitico-imprenditoriale-tangentizio italiano. Tutto ciò è esaurientemente spiegato ne Il libro nero dell'alta velocità di Ivan Cicconi. Il libro, documentato oltre possibile dubbio, spiega non solo le vicende, ma le ragioni strutturali di un affare, l'Alta Velocità, che è, dopo tangentopoli, il nuovo banco di finanziamento dei partiti, della casta e, Fiat in testa, dei capitalisti nostrani. E' un sistema che sfugge a ogni controllo tecnico, contabile e di legittimità e si autoalimenta sestuplicando (come di fatto è accaduto) il costo delle opere. 

La chiave dell'architettura è il Project financing combinato alla Legge Obiettivo. Lo stato avrebbe dovuto finanziare attraverso Tav (dal 2010 sciolta in Rete ferroviaria italiana) un quaranta per cento del costo dell'opera, il sessanta i privati; i quali, però, di tasca propria hanno messo gli spiccioli, il resto se lo sono fatto prestare dalle banche, meglio se da loro partecipate. Ma non basta, perché per legge (obiettivo) il General Contractor dell'opera, soggetto privato scelto da Tav, affida direttamente progettazione e realizzazione delle opere a imprese collegate e rappresentative di tutto il capitalismo immobiliare e cementizio italiano: da Caltagirone a Lodigiani, da Todini a Ligresti passando per la Lega delle cooperative, oltre, capofila, Impregilo della Fiat; il tutto senza gare d'appalto e via 'per li rami', cioè per sub-appalti e sub-sub-appalti, fino ad arrivare alle imprese della mafia e della camorra. 

venerdì 23 settembre 2011

Luca Mercalli replica



QUEL TAV A DUE VELOCITÀ
di Luca Mercalli


Nervosetti, vero? È bastato un minuto di considerazioni a Che tempo che fa contro la grande opera voluta da Dio, il Tav Torino-Lione, che i sacerdoti del Pd e del Pdl sono esplosi nella loro condanna inquisitoria.

Io sarei un istigatore dell’illegalità, parlo di un argomento del quale non è permesso parlare, userei i lauti guadagni che mi corrisponderebbe la televisione pubblica per fare propaganda No Tav. I feroci comunicati emessi da questi personaggi, che non vale la pena di nominare, sovrastano di svariati ordini di grandezza il mio minuto di “propaganda”. Ma io ho esordito che mi esprimevo come cittadino e giornalista.

martedì 20 settembre 2011

Italiani in Italia: Luca Mercalli


A proposito di TAV. "Abbiamo inviato una lettera al Presidente Napolitano nella quale chiediamo che, invece di occuparsi delle questioni di ordine pubblico, si riprendano in mano i numeri, cioè che sia una questione di metodo". (Luca Mercalli)


L'ha ribadito (video) domenica sera su RAI3, ospite di Fabio Fazio a "Che Tempo Che Fa".

Attentato !


"Anche per Fazio dovrebbe valere il principio che la propaganda aperta deve essere più contenuta, almeno quando si toccano temi delicati. Siamo contenti della permanenza in Rai di Fazio, ma ci chiediamo se la propaganda contro la Tav sia un modello di giornalismo da servizio pubblico". (Giorgio Merlo, deputato PD)
"Ora Fazio dovrebbe invitare gli agenti feriti o gli operai del cantiere minacciati. Non è possibile che Mercalli faccia l'avvocato dei No-Tav con i soldi dei contribuenti." (Stefano Esposito, deputato PD)
"Da Fazio c'è stato un uso militante della tv contro la Torino-Lione. Ora spieghi anche i motivi che hanno portato alla progettazione dell'opera". (Enrico Farinone, deputato PD)
"Il Pd scopre l'acqua calda. La puntata No-Tav dimostra solo la politicizzazione di alcuni conduttori che da tempo il Pdl denuncia". (Agostino Ghiglia, deputato PDL ed Enzo Ghigo, senatore PDL)

Mercalli non è uno sconosciuto, neppure al Senato dove intervenne in una audizione (QUI
) sui cambiamenti climatici, e non parla solo per sé stesso. Ora basta che "sgarri" un po', allontanandosi per un minuto d'orologio dal compitino che gli è stato chiesto, ed ecco che Governo ed Opposizione si ritrovano, come per incanto, uniti perfino nel lessico. Di un progetto "low cost" (QUI), ad esempio, è meglio che non si sappia troppo.

Il Piemonte è un feudo con le insegne del PD e non si tocca, ci mancherebbe! Di questo passo, qualcuno proporrà il contraddittorio anche per chi prevede "cielo bello" per l'indomani. La malapolitica quando si vede persa diventa sfacciata ed imprudente: attacca a testa bassa, arraffa quel che può, scende a patti col malaffare, e si fa mafia. Si avviano, così, le "grandi opere" nel vuoto, quelle che vedono il taglio del nastro per il primo chilometro ma che non vedono mai la fine, tra studi, lavori parziali, penali, modifiche che ingrassano gli amici.

A chi propone di ragionare sui numeri, anche in TV, si replica con opinioni fumogene e lacrimogene. E ricomincia il programma di Vespa, così tanto rassicurante e poco impegnativo.