di Michele Boldrin
Sul blog NoiseFromAmerika l’economista Sandro Brusco aveva preso la spassosa abitudine di tradurre, in un italiano comprensibile a tutti, le interviste dei politici più in vista le quali sono, di solito, condotte in un linguaggio paludato e oscuro, pieno di allusioni comprensibili solo agli iniziati e di equamente distribuiti colpi al cerchio e alla botte. Mario Monti non è un politico, ma un tecnico eppure, alla lettura dell’intervista da lui rilasciata mercoledì a La Stampa, sono stato indotto in tentazione e ho provato a imitare l’inimitabile Sandro.
Pur non essendo fornito né del suo acume né del suo stile ironico (ragione per cui eviterò di cercare d’esserlo) vorrei permettermi di tradurre in italiano corrente e brevemente commentare la lunga intervista del nostro attuale primo ministro. Lo faccio con particolare interesse perché essa viene solo pochi giorni dopo la sua lettera al Corriere della Sera la quale mi aveva spinto a osservare come questo governo che doveva “cambiare l’Italia” abbia platealmente deciso di cambiare il meno possibile e di operare perché, passata la grande paura dello spread, tutto seguisse uguale a prima. Se ve ne fosse stato bisogno – i fatti, dopotutto, sono quelli che sono e parlano da soli – questa intervista altro non fa che confermare, abbastanza esplicitamente, che il continuismo è la stella polare di questo governo. Ossia: l’Italia che lavora e compete è molto più nei guai di quanto avesse osato credere 5 mesi fa.
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sabato 7 aprile 2012
martedì 9 agosto 2011
Come ti rigiro la frittata
Stessa cosa sul gemello Il Giornale (QUI).
Evidentemente, contano sul fatto che i propri lettori non siano in grado di chiedersi come mai la più solida maggioranza parlamentare della storia della Repubblica sia riuscita a far notte sui provvedimenti di interesse del Cav. Berlusconi e non sia riuscita, invece, a realizzare il proprio programma elettorale. Sempre colpa dei Comunisti, brutti e cattivi, che si mangiano i minorenni invece di invitarli a cene eleganti.
Il Fatto Quotidiano la racconta diversamente.
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Segnalo anche, ancora una volta, il parere di M. Boldrin.
Mancava Ferrara, quello che campa grazie a finanziamenti statali (Il Foglio e le apparizioni urticanti in RAI). Avrei scritto anche di Sechi ma, dopo aver letto di "rivoluzione copernicana", di qualcosa che sarebbe scolpito nel DNA di Berlusconi e Tremonti, e soprattutto dopo averlo immaginato pronunciare quelle parole, ho lasciato perdere.
I tagli sono bellissimi
Il rigore se ben congegnato e spiegato paga anche elettoralmente
Anticipare il pareggio di bilancio al 2013 costringerà il governo ad affondare il bisturi nella spesa pubblica. Alcune voci andranno drasticamente ridimensionate, altre tagliate completamente: ciò lascia presagire prima una coda di questuanti a Palazzo Chigi, poi un’orda di scontenti. Apparentemente, per il Cav. si tratta del peggiore dei mondi possibili: deve scegliere se salvare la barca affondando il consenso, o trattenere un consenso effimero mentre soffriamo sui mercati azionari e obbligazionari. (QUI)
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