Questi continuano con il teatrino, tutti ad assistere immobili e con le bocche aperte. Qualcuno comincia ad intuire qualcosa ma nel frattempo loro giocano a Bartali e Coppi, con uno che tira la volata all'altro. Anche la Gabanelli pare che voglia spendere il credito conquistato negli anni per sistemare dei sassolini, far fuori Di Pietro ed agevolare la vendita dei gioielli di famiglia a prezzi di saldo.
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martedì 18 dicembre 2012
Manca l'acciarino
Questi continuano con il teatrino, tutti ad assistere immobili e con le bocche aperte. Qualcuno comincia ad intuire qualcosa ma nel frattempo loro giocano a Bartali e Coppi, con uno che tira la volata all'altro. Anche la Gabanelli pare che voglia spendere il credito conquistato negli anni per sistemare dei sassolini, far fuori Di Pietro ed agevolare la vendita dei gioielli di famiglia a prezzi di saldo.
mercoledì 8 agosto 2012
Chi ha pagato il conto dell’unità tedesca?
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BERLINO — Era il 1˚ luglio 1990. Helmut Kohl andò in tv e promise ai tedeschi: «Con gli sforzi riusciremo a trasformare il Meclemburgo-Pomerania, la Sassonia-Anhalt, il Brandeburgo, la Sassonia e la Turingia di nuovo in paesaggi fioriti, in cui converrà vivere e lavorare». I cinque Länder dell’Est e i suoi 16 milioni di abitanti si erano appena legati, in unione monetaria, a quelli dell’Ovest. Di lì a tre mesi, il 3 ottobre 1990, la Germania si ritrovò, anche politicamente, riunificata. Dietro quei «paesaggi fioriti», Kohl mise tutta la sua autorità. E quanto questa decisione — politica, come lui stesso rivendicò— costò cara, ancora oggi si dibatte. Fu Kohl che sfidò la Bundesbank e impose, tra il potentissimo marco e la moneta dell’Est che veniva scambiata al mercato nero 10 a 1, la parità.
«Eine Mark ist eine Mark». E se la frase (pare) non la pronunciò mai, le conseguenze furono colossali. Non possiamo, disse Kohl, condannare i cittadini dell’Est alla povertà e all’umiliazione.
Il capo della Buba, Karl Otto Pöhl — che voleva un cambio 4 a 1 — si dimise.
Il resto arrivò a catena: le fabbriche dell’Est (la regola del 1 a 1 valeva per gli stipendi e le pensioni, per i depositi il cambio era di 2 a 1) finirono fuori mercato, e fallirono. Ci furono effetti comici: nel 1989, l’International Statistical Yearbook indicava per la Germania dell’Est un reddito superiore (10.400) a quello dell’Ovest (10.050 dollari).
Al boom iniziale (crescita del +5,7 nel 1990 e +5,1% nel 1991) seguirono anni di stagnazione. Il debito nazionale passò dal 43% dell’89 al 53% del ’94. I costi esplosero, la riunificazione è costata ai tedeschi 1.400 miliardi. Ma la scelta di Kohl, quel cambio 1 a 1, non fu mai rinnegata, e ancora adesso viene vista come la lezione ultima del cancelliere: la politica, e alcuni ideali che può perseguire (la ricomposizione dell’identità tedesca lo fu), vengono prima dell’economia.
Pagò solo la Germania? Certamente no. La Bundesbank contenne la grande immissione di nuova moneta con tassi alti (attorno al 10% nel ’93), scongiurando l’inflazione. Ma come disse il francese Hubert Védrine, consigliere di Mitterrand: «A che serve la bomba atomica, se i tedeschi hanno il Deutsche Mark?». E infatti, in quell’ economia pre-euro, ma retta dal meccanismo dello Sme, i rialzi dei tassi decisi a Francoforte si riverberarono quasi automaticamente sulle altre monete, cosa che si tradusse in recessione per molte economie europee (Germania inclusa).
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mercoledì 4 luglio 2012
Istruzione. Tagli e regali.
Dal 2013 il Fondo per il finanziamento ordinario degli atenei sarà ridotto di 200 milioni. Prevista una riorganizzazione anche per gli enti di ricerca
a cominciare dal Cnr, dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e da quello di geofisica e vulcanologia (Ingv). Vengono invece soppressi l’Istituto nazionale di ricerca metrologica, la Stazione zoologica Anton Dohrn, l’Istituto italiano di studi germanici e l’Istituto nazionale di alta matematica. A rischio anche l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale, quello di astrofisica e il Museo storico intitolato a Enrico Fermi.
Per le scuole non statali sono in arrivo invece nuovi fondi per 200 milioni.
Tra le misure anche un maggiore coordinamento tra gli istituti che formano i funzionari pubblici e una riforma del sistema di reclutamento.
martedì 26 giugno 2012
L'inutile idiota
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martedì 29 maggio 2012
Il linguaggio dei professori
(Mario Monti, PiazzaPulita, La7, 24 maggio 2012, ore 22:30)
Quasi un secolo fa M. Heidegger nella sua opera Essere E Tempo sottolineava come il linguaggio utilizzato sia in grado di "parlare", riuscendo ad esprimere concetti, idee, informazioni che vanno oltre il semplice significato delle parole.
Siamo arrivati al punto di avere dei contabili al posto dei politici perché quest'ultimi si sono rivelati prima corrotti e poi incapaci. Dei contabili ai quali non viene neppure in mente di essere parte di un tutto, e la parola "concittadini" non li sfiora.
Questo discorso è esteso all'intera Europa, la quale non è capace di pensare a sé stessa come un'Unione di Stati e continua a scimmiottare malamente la confederazione nordamericana. Proprio dagli Americani, invece, potremmo e dovremmo trarre l'esempio di quanto avvenne in seguito alla loro guerra di indipendenza: i debiti dei singoli Stati furono federalizzati.
Alla Grecia, il Paese che l'ha concepita, come scrive G. Grass in un recente componimento, l'Europa offre un calice traboccante di cicuta urlando «bevi, finalmente, bevi».
lunedì 14 maggio 2012
Stili di vita
Un primo piano delle scarpe rosse di papa Ratzinger di fronte al "tacco 12" di Rania di Giordania
Una vera conversazione però l'abbiamo avuta soltanto durante la pausa, quando abbiamo preso il caffè. Ad esempio Ratzinger ha detto: «La tonaca le sta molto bene, padre Boff. Anche così si può dare un segno al mondo». Io ho risposto: «Ma è molto difficile portare questa tonaca perché da noi fa caldo». E il cardinale: «Così la gente vedrà la sua devozione e la sua pazienza e dirà: sta scontando i peccati del mondo». E io: «Abbiamo bisogno, certo, di segni di trascendenza, ma quelli non passano per la tonaca; è il cuore che deve stare a posto». Al che Ratzinger ha replicato: «I cuori non si vedono; bisogna pur vedere qualcosa». Ho risposto: «Questa tonaca può anche essere un segno di potere. Quando la porto e salgo sull'autobus, la gente si alza e dice: 'Padre, si accomodi'. Ma noi dobbiamo essere servitori».
Estratto da un'intervista al teologo Leonardo Boff apparsa sul settimanale tedesco Der Spiegel a firma di Birgit Kraatz e Manfred Mueller. L'intervista è riproposta in italiano sul quotidiano la Repubblica il 22 settembre 1984.
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sabato 7 aprile 2012
"Monti, il tecnico dell'immagine"
di Michele Boldrin
Sul blog NoiseFromAmerika l’economista Sandro Brusco aveva preso la spassosa abitudine di tradurre, in un italiano comprensibile a tutti, le interviste dei politici più in vista le quali sono, di solito, condotte in un linguaggio paludato e oscuro, pieno di allusioni comprensibili solo agli iniziati e di equamente distribuiti colpi al cerchio e alla botte. Mario Monti non è un politico, ma un tecnico eppure, alla lettura dell’intervista da lui rilasciata mercoledì a La Stampa, sono stato indotto in tentazione e ho provato a imitare l’inimitabile Sandro.
Pur non essendo fornito né del suo acume né del suo stile ironico (ragione per cui eviterò di cercare d’esserlo) vorrei permettermi di tradurre in italiano corrente e brevemente commentare la lunga intervista del nostro attuale primo ministro. Lo faccio con particolare interesse perché essa viene solo pochi giorni dopo la sua lettera al Corriere della Sera la quale mi aveva spinto a osservare come questo governo che doveva “cambiare l’Italia” abbia platealmente deciso di cambiare il meno possibile e di operare perché, passata la grande paura dello spread, tutto seguisse uguale a prima. Se ve ne fosse stato bisogno – i fatti, dopotutto, sono quelli che sono e parlano da soli – questa intervista altro non fa che confermare, abbastanza esplicitamente, che il continuismo è la stella polare di questo governo. Ossia: l’Italia che lavora e compete è molto più nei guai di quanto avesse osato credere 5 mesi fa.
Sul blog NoiseFromAmerika l’economista Sandro Brusco aveva preso la spassosa abitudine di tradurre, in un italiano comprensibile a tutti, le interviste dei politici più in vista le quali sono, di solito, condotte in un linguaggio paludato e oscuro, pieno di allusioni comprensibili solo agli iniziati e di equamente distribuiti colpi al cerchio e alla botte. Mario Monti non è un politico, ma un tecnico eppure, alla lettura dell’intervista da lui rilasciata mercoledì a La Stampa, sono stato indotto in tentazione e ho provato a imitare l’inimitabile Sandro.
Pur non essendo fornito né del suo acume né del suo stile ironico (ragione per cui eviterò di cercare d’esserlo) vorrei permettermi di tradurre in italiano corrente e brevemente commentare la lunga intervista del nostro attuale primo ministro. Lo faccio con particolare interesse perché essa viene solo pochi giorni dopo la sua lettera al Corriere della Sera la quale mi aveva spinto a osservare come questo governo che doveva “cambiare l’Italia” abbia platealmente deciso di cambiare il meno possibile e di operare perché, passata la grande paura dello spread, tutto seguisse uguale a prima. Se ve ne fosse stato bisogno – i fatti, dopotutto, sono quelli che sono e parlano da soli – questa intervista altro non fa che confermare, abbastanza esplicitamente, che il continuismo è la stella polare di questo governo. Ossia: l’Italia che lavora e compete è molto più nei guai di quanto avesse osato credere 5 mesi fa.
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domenica 1 aprile 2012
Monti: “Senza comunismo, capitalismo in crisi”
[...] Gli studenti gli fanno una domanda a bruciapelo: c’è la crisi finanziaria in America, non parliamo dell’euro, non sarà il vostro stesso modello di capitalismo che è andato in crisi?«Vengono un po’ i brividi a dire questo che sto per dire nella scuola del partito comunista cinese – premette Monti - ma ormai siamo tutti liberi da pregiudizi ideologici…».La battuta genera ilarità nella platea, scuote l’atmosfera gelida da congresso maoista. Monti rinfrancato prosegue: «Credo che il sistema capitalistico abbia molti, molti punti di vantaggio, comprovati dalla storia, rispetto al sistema all'epoca instaurato nell'Unione sovietica. Tuttavia credo anche che ogni sistema riesca a mantenersi nel tempo e a migliorare se tenuto sotto pressione da qualche sfida competitiva». E invece no, questo non accade più da tempo. «Il sistema capitalistico – ricorda - era tenuto sotto pressione fino all'89, ma poi è stato il sistema dominante. Io credo che abbia vinto il migliore, ma quando il migliore è diventato monopolista si è un po’ rilassato e certamente negli anni novanta e nel primo decennio di questo secolo il pendolo storico ha visto un eccessivo predominio dell'impresa, del capitale, a scapito dei poteri pubblici e del lavoro, della deregolazione a scapito della regolazione e così via». Ecco, l’ha detto. Il capitale ha vinto troppo: «Non si è fatta la necessaria manutenzione» al modello di sviluppo occidentale. La lezione è finita, gli studenti scendono le scale animando capannelli sulle parole del premier.Monti più tardi confesserà «il piacere intellettuale» e «quasi l'emozione di parlare anche di capitalismo, di alternative al capitalismo, nella scuola del partito comunista cinese». Il discorso alla Scuola del Pcc – dove, di tanto in tanto, chiamano anche Romano Prodi – suggella una visita che, pensata più in sordina dagli stessi cinesi, si è trasformata strada facendo in una vera visita di Stato, con tutti gli annessi. Tanto che piazza Tienanmen ieri era impavesata con decine di tricolori italiani. Mischiati alle bandiere rosse. [...] (F. Bei, La Repubblica)
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venerdì 30 marzo 2012
La Cina, l'Italia, le mele e le idee
I Cinesi sono tantissimi, migliaia di milioni, e possono permettersi di sedere con pazienza sulla riva del fiume ad aspettare che le acque portino il cadavere del nemico. Parlo del Capitalismo occidentale, costretto oggi a mendicare aiuti finanziari ed economici ai nipoti di Mao, che negli anni si sono avvicinati ad un "socialismo di mercato".
Nel gennaio del 1601 Matteo Ricci, gesuita euclideo, vestito come un mandarino (e non come un bonzo), veniva introdotto alla corte degli imperatori della dinastia dei Ming. Si apriva così un nuovo centro di gravità.
Nel mese di marzo del 2012 Mario Monti va in Cina indossando le cravatte Marinella che Silvio Berlusconi ha avuto la gentilezza di fargli avere, fatte a Napoli e lì vendute in un piccolo negozio di Piazza Vittoria. Ce ne parla la signora Elsa, sobriamente, dalle pagine di "Chi", la rivista berluschina.
«Se io ti do una mela e tu ne dai una a me, tutt’e due resteremo con una mela, ma se ci scambiamo un’idea ce ne ritroveremo due per uno». Wen Jiabao, il primo ministro cinese, ha usato la metafora delle mele, rubandola a G. B. Shaw, ricordando l'altro giorno al suo omologo irlandese Enda Kenny la massima che aveva pronunciato durante una sua visita a Dublino, nel 2004, ed aggiungendo «Io avevo portato sia le mele sia le idee».
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mercoledì 21 marzo 2012
Tecnicamente, hanno rotto i coglioni
Ricordate gli "elettori coglioni" chiamati in causa da Berlusconi, quelli che poi, "orgoglioni", inviarono loro foto in mille pose a La Repubblica? Con abili mosse il Governo calato dall'alto, via BCE, li ha messi nell'angolo e se ne sta facendo beffe. In Spagna hanno ingranato la retromarcia verso una lenta controriforma, con la Chiesa che segue un basso profilo, certa che i propri interessi saranno difesi. Quel che conta ora, lì come in Italia, è far soldi. «Non ha vinto il Ppe, ha perso il Psoe», dicono al bar o per strada. Alle prossime elezioni l'astensione sarà altissima e vinceranno i conservatori.E' forse una mossa per liberarsi dei vecchi lavoratori con la motivazione di carattere economico?
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Avrebbero dovuto evitare i salotti televisivi ma sono sempre in onda. Avrebbero dovuto liberalizzare ma hanno fatto finta. Avrebbero dovuto far pagare le frequenze televisive ma hanno scherzato. Avrebbero dovuto far pagare chi s'è tanto arricchito negli anni grazie a politiche ballerine, corruzione e malaffare, ma niente. Hanno convinto e costretto i pensionati ad aprire un conto corrente per ritirare anche 1001 euro, ma ancora non si sa con quali costi.
Riapriranno le carceri di Pianosa e Asinara ma per chi, i rubagalline o gli squali?
I soldi si troveranno, nelle tasche bucate dei tanti, lasciando intatti i portafogli dei pochi. E tutto ricomincerà, con Una Democrazia Cristiana e l'aborto che sarà di nuovo un delitto.
A meno che...
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domenica 19 febbraio 2012
"Monti? L'ho raccomandato io"
In prima pagina sul giornale controllato direttamente dalla sua famiglia.
La sparano grossa per far ridere oppure è solo l'ultimo tentativo per risalire la china dei sondaggi sfavorevoli?
Pare che il PDL alle prossime amministrative stia pensando di presentarsi solo in liste civiche proprio per evitare figuracce.
Che avranno in mente? Quanti sono ancora i gonzi in circolazione?
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sabato 18 febbraio 2012
"10 a Mario (Draghi)"
Il premier Monti ha fatto bene e merita 6 e mezzo. Ma a salvare la patria è stato il presidente della Bce
di Luigi Zingales
Ci stiamo avvicinando ai fatidici cento giorni del governo Monti. Da quando il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, nei suoi primi cento giorni, fu in grado di far approvare 15 leggi e risollevare le sorti della nazione americana prostrata dalla Grande Depressione, questo è considerato un momento importante nel valutare ogni governo.
Rappresenta il periodo in cui un nuovo esecutivo è in grado di portare una ventata di freschezza. Dopo i primi cento giorni, la forza propulsiva si affievolisce e i governi scadono nella routine.
Quale voto si merita l’operato economico del governo Monti dopo i primi cento giorni (ha giurato davanti a Napolitano il 16 novembre 2011)?
Cominciamo (nello stile anglosassone tanto caro al nostro premier) con le aree di forza.
10 in immagine internazionale. Come ogni imprenditore sa, l’immagine sui mercati finanziari è cruciale per il successo di un’impresa. Lo stesso vale per l’Italia, che vive del credito estero. Monti in questo campo è stato eccezionale. Non è solo perché segue Berlusconi. È proprio bravo di suo. Il suo stile pacato, l’umorismo sottile, l’understatement così poco italiano, piacciono molto agli anglosassoni.
Le agiografie che si leggono sulla stampa internazionale sono quasi stucchevoli, ma ben vengano. Le sue visite alla City di Londra e a Wall Street hanno cambiato la percezione che i mercati finanziari hanno dell’Italia e hanno contribuito a ridurre il costo del nostro debito. Bravo!
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sabato 11 febbraio 2012
Monti d'America
La copertina del TIME raffigurante Mario Monti negli Stati Uniti D'America nessuno l'ha vista. Era destinata, infatti, ai lettori di Europa, Asia e Sud Pacifico. L'enfasi che è stata data in Italia al viaggio del Premier non ha avuto gli stessi riscontri neppure sugli altri giornali a stelle e strisce. Che agli Americani non importi più del vecchio continente in generale e del nostro Paese in particolare? Molto probabile. Non come avvenuto durante l'intero secolo scorso, almeno. I loro interessi nei prossimi decenni saranno indirizzati verso l'altro oceano, il Pacifico. Hillary Clinton l'ha detto chiaramente lo scorso novembre in questo articolo su Foreign Policy.
Per conservare la loro supremazia mondiale dovranno fare attenzione nel coltivare sistemi di alleanze che limitino e circoscrivano il potere della Cina. La regione asiatica ha un'importanza economica planetaria sempre crescente. Possiede:
- un terzo della popolazione
- un quinto del prodotto
- due terzi delle riserve monetarie
- oltre la metà della crescita
Assorbe, inoltre, più del 40% delle esportazioni USA, che Obama ha dichiarato di voler raddoppiare nei prossimi cinque anni.
Gli Europei che tipo di alleanze saranno capaci di fare?
Gheddafi l'hanno lasciato morire. Ora sembra arrivato il turno di Siria ed Iran. E neanche Putin pare esser messo molto bene.
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domenica 15 gennaio 2012
Dramma, Atto Secondo. Il Divino.
«Lei ha cominciato bene, però in una situazione molto difficile». Così il Pontefice si è rivolto a Mario Monti all'inizio dell'udienza concessa al premier italiano. Il Presidente del Consiglio annuisce e Ratzinger sorride e aggiunge a bassa voce: «...quasi insolubile». Monti ha sottolineato che è «importante dare fin dall'inizio un segno di una certa determinazione».
Il premier ha donato al Papa dei libri, tra cui un'edizione antica con carte geografiche («anche simbolica», ha commentato Ratzinger) e un suo volume del 1992, «Il governo dell'economia e della moneta. Contributi per un'Italia europea», che, rivolgendosi al Pontefice, ha definito «una riflessione sull'Italia e sull'Europa molto nello spirito del nostro incontro». Benedetto XVI ha invece donato una preziosa penna e un'incisione antica raffigurante la basilica di San Pietro ancora in costruzione, la piazza e i palazzi circostanti. «Preziosa, interessante», è stato l'apprezzamento di Monti. E pare che il nostro PdC non si sia mai inchinato a baciare l'anello, come se la forma fosse sempre sostanza.
Il premier ha donato al Papa dei libri, tra cui un'edizione antica con carte geografiche («anche simbolica», ha commentato Ratzinger) e un suo volume del 1992, «Il governo dell'economia e della moneta. Contributi per un'Italia europea», che, rivolgendosi al Pontefice, ha definito «una riflessione sull'Italia e sull'Europa molto nello spirito del nostro incontro». Benedetto XVI ha invece donato una preziosa penna e un'incisione antica raffigurante la basilica di San Pietro ancora in costruzione, la piazza e i palazzi circostanti. «Preziosa, interessante», è stato l'apprezzamento di Monti. E pare che il nostro PdC non si sia mai inchinato a baciare l'anello, come se la forma fosse sempre sostanza.
giovedì 12 gennaio 2012
Dieci letture per il teocrate
Non sembro essere il solo ad aver notato certe cose.
John Thackara esprime le sue perplessità sui discorsi di Mario Monti e lo invita a dieci letture che potrebbero illuminarlo meglio. Lo segnala Debora Billi nel suo blog "Petrolio".
John Thackara esprime le sue perplessità sui discorsi di Mario Monti e lo invita a dieci letture che potrebbero illuminarlo meglio. Lo segnala Debora Billi nel suo blog "Petrolio".
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lunedì 9 gennaio 2012
Dramma, Atto Primo
Questa foto è stata realizzata domenica 8 gennaio a Milano da Fotogramma.
Mario Monti esce dalla chiesa di S. Maria Delle Grazie dopo aver partecipato alla messa delle 11.30 con la moglie Elsa ed alcuni parenti. Percorre poi due chilometri a piedi fino a casa sua, firmando autografi lungo la strada.
Oggi Benedetto XVI invita a nuove regole pensate per l'intero pianeta, evitando nazionalismi e personalismi. Come già scritto, si ritorna all'antico. Casini è bello pronto nel suo ufficio che occupa l'intero ultimo piano di Palazzo Montecitorio: lui c'è riuscito, la Pivetti no.
Il problema è che questo mondo terreno non sembra essere sufficiente per tutti a certi ritmi. Qualcosa si dovrà pur fare: ci si ispirerà a qualche buona idea che ha già funzionato in passato, e non credo possa essere il Marxismo.
A meno che in giro non si trovi qualche Rivoluzionario ben attrezzato.
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venerdì 25 novembre 2011
Misure
Devo ammetterlo: questa associazione di "idee" a me, ieri, proprio non era venuta. Credo che con questa prima pagina Libero abbia davvero toccato il fondo. Fossi al posto del Chiarissimo Professore Monti, li manderei già da domani a chiedere finanziamenti per l'editoria alle uscite della metropolitana.
Ad una scenetta simile, però, ho pensato spesso con l'ex PdC: uno che passa velocemente da stati di torpore profondo a quelli di incontenibile eccitazione, con un chiodo fisso in testa. Malato, come ha denunciato la sua seconda moglie.
Ad una scenetta simile, però, ho pensato spesso con l'ex PdC: uno che passa velocemente da stati di torpore profondo a quelli di incontenibile eccitazione, con un chiodo fisso in testa. Malato, come ha denunciato la sua seconda moglie.
lunedì 14 novembre 2011
«Che imbranato, 5 in ginnastica...»
Non solo non ci stanno ma, in attesa di trovare dei calzini color turchese, ci deliziano con articoli (?) come questo.
Padre Umberto Libralato, compagno di banco di Mario Monti al Leone XIII, lo storico liceo dei gesuiti frequentato dalla buona borghesia milanese, non resiste alla tentazione di un'intervista. Ne viene fuori un imbranato secchione, cripto comunista e bugiardo. Tipica carità cristiana.
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