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martedì 13 settembre 2011

L'alba della vittoria imminente

Video: QUI


Dell'11 settembre avevo già scritto anni fa, mi sembrava inutile insistere. Dopo "Odyssey Dawn" e "L'alba della sposa del mare", però, siamo al nuovo titolo: "L'alba della vittoria imminente", diffuso su siti internet "jihadisti", contenente immagini inedite di Osama Bin Laden e la voce del numero due, Al Zawahiri. Tutto in arabo, ma con il primo frame in lingua inglese, con qualche errore che un americano vero non farebbe mai, ovviamente.


Roba che neanche ad Hollywood, o forse sì.
Con Rambo e Rocky ebbero più o meno la stessa fantasia.


Questi vogliono spremere il limone fino all'ultima goccia. Non gli è bastato riesumare lo scemo della famiglia Bush per la grande ricorrenza, devono insistere con morti e fantasmi. Con le zucche vuote basta questo.


Intanto, si diffonde il mantra "chi è antiamericano è antisionista".
In attesa della guerra nel Sinai.


Avevo intenzione di scrivere qualcosa sui giornalisti "embedded" come Monica Maggioni, Duilio Giammaria o Claudio Pagliara, quelli che appaiono sempre con il giubbotto antiproiettili al fronte e la penna a mezz'aria negli studi televisivi. O Federico Rampini e Vittorio Zucconi. M'è passata la voglia, per il momento.


P.S.
Segnalo un articolo di Franco Piperno: QUI e un altro di Thierry Meyssan: QUI

lunedì 11 settembre 2006

11 settembre 2001

Attentato alle Twin Towers

- 2749 morti ufficiali nelle due torri
- 343 morti tra i Vigili del Fuoco
- 3000 morti tra i soldati inviati in Medioriente
- 3000 morti/mese in Iraq

11 settembre 1973

Golpe militare in Cile
che portò Pinochet al potere fino al 1990.

In questi anni:
- Decine di migliaia di morti
- Centinaia di migliaia di torturati





La vera morte di un presidente
Nell'ora della della battaglia finale, con il paese alla mercé delle forze della sovversione, Salvador Allende continuó afferrato alla legalitá.
La contraddizione piú drammatica della sua vita fu quella di essere, contemporaneamente, nemico della violenza ed appassionato rivoluzionario, e credeva di averla risolta con l'ipotesi che le condizioni del Cile consentivano una evoluzione pacifica verso il socialismo, all'interno della legalitá borghese.
L'esperienza gli insegnó troppo tardi che non si puó cambiare un sistema dal governo, ma dal potere.
Questa tardiva constatazione forse fu la forza che lo spinse a resistere fino alla morte, tra le macerie fumanti di una casa che non era nemmeno sua, una residenza costruita da un architetto italiano destinata alla zecca dello Stato, e terminó convertita in un rifugio per un Presidente senza potere.
Resistette per sei ore, impugnando il mitra che gli aveva regalato Fidel Castro, fu la prima arma che Salvador Allende usó in vita sua.
Il giornalista Augusto Olivares che rimase al suo fianco sino alla fine, ricevette numerose ferite e morí dissanguato in un ambulatorio pubblico.
Verso le quattro del pomeriggio, il generale di divisione Javier Palacio, riuscí ad occupare il secondo piano, con il suo aiutante capitano Gallardo e un gruppo di ufficiali. Lí, tra le poltrone finto Luigi XV, il vasellame di dragoni cinesi e i quadri di Rugenda del salone rosso, Salvador Allende stava aspettandoli. Aveva un casco da minatore, stava in maniche di camicia, senza cravatta e con i vestiti macchiati di sangue. Impugnava il mitra.
Allende conosceva il generale Palacio. Pochi giorni prima aveva detto ad Augusto Olivares che quello era un uomo pericoloso, perché manteneva stretti contatti con l'ambasciata degli Stati Uniti. Come lo vide apparire dalla scalinata, Allende gridó: "Traditore!" e gli riuscí di ferirlo ad una mano.
Allende morí a seguito dello scambio di raffiche con questa pattuglia. Poi, tutti gli ufficiali, quasi seguendo un rito di casta, spararono sul suo corpo. Alla fine, un ufficiale lo sfiguró con il calcio di un fucile. Esiste una forografia: la scattó il fotografo Juan Enrique Lira, del giornale El Mercurio, l'unico autorizzato a fotografare il cadavere. Era tanto sfigurato che, alla signora Hortensia, sua moglie, mostrarono il corpo solo quando stava nella bara. E non permisero che scoprisse il volto.
Allende aveva compiuto 64 anni in luglio, era un Leone tipico: tenace, deciso e imprevedibile. Quel che pensa Allende lo sa solo Allende, mi disse una volta un suo ministro. Amava la vita, amava i fiori e i cani, era di modi galanti come si usava in altri tempi.
La sua maggiore virtú fu quella di essere conseguente, peró il destino gli riservó la rara e tragica grandezza di morire difendendo con le armi l'anacronistico diritto borghese; difendendo una Corte Suprema che lo aveva ripudiato e che poi legittimó i suoi assassini; difese un miserevole Parlamento che aveva contestato la sua legittimitá e che poi finí per arrendersi agli usurpatori; difendendo i partiti dell'opposizione che avevano giá venduto la loro anima al fascismo; difendendo tutti gli ammennicoli di un sistema tarlato che si era impegnato ad annichilire senza sparare una sola pallottola.
Il dramma accadde in Cile, per disgrazia dei cileni, peró passerá alla storia come qualcosa che irrimediabilmente coinvolse tutti gli uomini del tempo, destinato a rimanere per sempre nelle nostre vite.
- Gabriel Garcia Marquez