A giugno del 2006 squillò il cellulare. Era lei. Mi pose un problema. «Rientro in Italia perché voglio morire a Firenze. Prima però faccio un salto, anzi, mi trascino a Milano. E lì non so dove appoggiarmi. Non ho casa e in albergo non scendo. Mostrarmi in pubblico conciata in questo modo non mi garba. Dimmi te, che si fa? Aiutami». Percepii la sincerità e la disperazione. E non esitai a proporle il mio appartamento milanese. Accettò. Mi recai a riceverla e la accompagnai a destinazione. [...] Si trattenne una settimana circa. Sbrigò le sue faccende e partì per Firenze con un’auto di piazza; litigò- mi disse poi - con l’autista per via dell’aria condizionata troppo alta. Mi telefonò ancora. Morì. (Vittorio Feltri, QUI)
A quanto risulta all’AdnKronos sarebbe stato proprio Silvio a facilitarle il percorso, mettendole a disposizione un aereo privato dall’America alla Toscana. «Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio», avrebbe detto Oriana, di micidiale precisione anche nell’addio. (Francesco Borgonovo, QUI)
C'e' un particolare ancora poco conosciuto delle ultime settimane di vita di Oriana Fallaci, la scrittrice fiorentina di cui ricorre domani il quinto anniversario della morte. Secondo quanto apprende l'Adnkronos da fonti confidenziali, la scrittrice rientro' da New York a Firenze, la sua citta' natale, su un aereo privato di Silvio Berlusconi, all'epoca leader dell'opposizione. A fine agosto 2006, infatti, sentendo la morte vicina, la Fallaci decise che sarebbe voluta tornare a morire a Firenze. E torno' su un aereo privato del Cavaliere. (Adnkronos, QUI)
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giovedì 15 settembre 2011
24mila 458,90 euro
Oggi quelli di Libero hanno dedicato il disegnino in prima pagina e l'intera pagina 9 a "Quanto è bravo Silvio, com'è buono Silvio. Ma gli tirano le pietre". Da fonti confidenziali, sembrerebbe che l'ultimo volo in Italia alla Fallaci sia stato offerto "con gesto da signore" da Berlusconi, non importa la scarsa considerazione che la scrittrice fiorentina avesse per l'uomo, lo statista ed il barzellettiere. E non importa il fatto che la Mondadori avesse un ricco contratto con la signora Fallaci.
Poi arrivano le opere di carità: "8 milioni 724mila 26 euro e 6 centesimi". Di questi, "ben 24mila 458,90 euro" donati alla scuola di San Giuliano di Puglia nella quale morirono nel 2002 27 bambini ed una insegnante. Cinque milioni e 100mila euro per "don" Pierino Gelmini e "mentre si parla dei tagli all’università, lui zitto zitto sgancia 38mila 911 euro al Dipartimento di Scienze e Tecnologie agroambientali dell’Università di Bologna".
Qualcuno dirà che, in fondo, Silvio ha così tanti soldi che si tratta di spiccioli per lui. Chiunque, con quel portafoglio si darebbe alla beneficenza. Chiunque si trasformerebbe in perfetto filantropo, amico dei più deboli e degli sfortunati. Chiunque. Siete proprio sicuri?
Verrebbe subito da interrogarsi sul perché non si tratti di cifre tonde ma ci passo sopra. Il primo confronto che mi è venuto in mente è stato quello con le frequenze TV regalate(si) da Silvio in veste di Presidente Del Consiglio: due, forse tre, miliardi. Poi ci sono i debiti che il brianzolo aveva prima della sua "discesa in campo" trasformatisi magicamente in una ricchezza da diverse decine di miliardi, attraverso raccolte pubblicitarie sbilanciate a suo favore, l'affossamento dei concorrenti, intrallazzi vari, leggi create a suo uso e consumo. Il tutto accompagnato da distruzioni sistematiche della "cosa pubblica". Ma al "giornalista" non importa: anche Attila sul suo passaggio deve aver lasciato qualche vaso di begonie *, gesto da gran signore.
Con Ruby, le altre e gli altri, comunque, il miliardario sembra esser stato molto più generoso, zitto zitto, con cifre tonde non dichiarate al fisco.
* Sì, provengono dal Brasile. Appunto.
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sabato 30 luglio 2011
Giacomo Matteotti, Osservazioni e Liberi Pensieri
Si parte da qui: Un italiano diverso. Giacomo Matteotti (Gianpaolo Romanato), Milano, Longanesi, 2011.
Si continua su L'Osservatore Romano, con Roberto Pertici.
Si finisce su Libero il 29 e 30 luglio, con G. Parlato e F. Borgonovo.
L'ultimo scrive del penultimo, che aveva scritto di Pertici, che aveva recensito Romanato.
Usura, esproprio alla Chiesa, morti ammazzati (anche in famiglia), matrimonio laico. Era uno spendaccione, fu protagonista delle violenze rosse, aveva intenti rivoluzionari. Prima di morire, però, si racconta di come abbia espresso posizioni anticomuniste. Santo o diavolo? Dipende.
Domani mi aspetto l'articolo di Belpietro o Feltri che l'avranno incontrato in sogno stanotte.
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