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domenica 22 luglio 2012

IL FUTURO sarà verticale

Rendering di “Archipelago 21”, i grattacieli progettati da Libeskind a Seul, in Corea.

Costruire sempre più in alto.
Per consumare meno terreno e far spostare di meno le persone. La sfida hi-tech urbana del XXI secolo.
di Alessandra Viola (L'Espresso)

Grattacieli come ghiaccioli, come alberi, perfino come discariche. C’è di che farsi girare la testa, a guardare i progetti hi-tech che gli architetti di tutto il mondo hanno sfornato negli ultimi mesi. L’ultima occasione è la Skyscraper competition, la sfida per il grattacielo più innovativo.
Quest’anno l’idea vincente (ma per ora è solo una proposta accademica) si chiama Himalaya Water Tower e viene dalla Cina: immagina la costruzione di edifici alti ottocento metri addirittura sull’Himalaya per raccogliere acqua durante la stagione delle piogge purificandola e surgelandola in modo da poterla ridistribuire a valle nei periodi di siccità (sempre più severi a causa dei cambiamenti climatici). Ogni Water Tower si compone di quattro parti e somiglia a una pianta gigante, sorretta da sei tentacoli portanti ricoperti da un microfilm di cellule vegetali, che raccolgono l’acqua piovana e la trasportano verso l’alto. La parte superiore di ogni torre sarebbe composta da quattro cilindri dove l’acqua viene conservata sotto forma di ghiaccio e tra questa e la parte inferiore si trova una zona intermedia che ospita la tecnologia utile per la purificazione e il surgelamento.
Tra i sogni più arditi del 2012 c’è anche Monument to Civilization, grattacielo-discarica in cui si potrebbero raccogliere tutti i rifiuti cittadini per produrre biogas tramite un impianto di digestione anaerobica riprocessando in più le acque reflue, ma anche per elevare un monito alla civiltà dei consumi.
Ogni grattacielo, di altezza variabile a seconda della quantità di rifiuti prodotti, rappresenterebbe (all’inverso) il livello di civiltà della città in cui sorge: per fare un esempio, a New York la spazzatura prodotta in un anno eleverebbe una torre alta 1.300 metri.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti e soprattutto per ogni uso possibile, partendo dalla questione cardine che ormai da anni anima i dibattiti sulla pianificazione urbanistica: com’è possibile sostenere il continuo inurbamento e l’aumento della popolazione mondiale senza costruire città mostruose, estese per centinaia di chilometri quadrati e di fatto impossibili da vivere? In molti scommettono sull’altezza: tutto andrà verticalizzato, creando più spazio per case, negozi e uffici e meno necessità di spostarsi freneticamente da una parte all’altra.
E il concetto non appartiene solo ai grattacieli “dream” ma anche a quelli già in costruzione come The Shard, il nuovo lavoro di Renzo Piano per Londra: una sorta di piccola città nella città con uffici, abitazioni, hotel, ristoranti, persino un giardino e un punto panoramico per complessivi 72 piani che verranno abitati da circa quindicimila persone.