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giovedì 12 luglio 2012

Finché morte non ci separi

Le primarie vanno a farsi benedire. Angelino dice di averlo chiesto lui a Silvio, ma c’è stata prima la risposta. (Giorgio Stracquadanio)
Il Vecchio satrapo sente di poter dare ancora qualcosa a questo Paese: il colpo di grazia. (ELLEKAPPA)

Zu Silviu
di Marco Travaglio
Non occorreva grande perspicacia per sapere con certezza che il Cainano sarebbe tornato anche ufficialmente a capo del Pdl. Bastava conoscere un po’ la sua indole, ma soprattutto guardare la faccia di Alfano e leggere le firme dei cervelloni che ne magnificavano le doti di leader, l’irresistibile ascesa, lo smarcamento da B., il programma anzi l’“agenda” per un “nuovo centrodestra ”moderno, liberale, europeo,moderato, finalmente scevro da conflitti d’interessi, e vaticinavano per il Cavaliere un ruolo da “padre nobile”. Era chiaro a tutti, fuorché ad Alfano e ai laudatores di corte, che mai, per quanto acciaccato e bollito, il Cainano avrebbe consentito che quella nullità ambulante dilapidasse quel poco che resta del suo bottino elettorale. E che, al momento buono, sarebbe tornato in prima linea. Ora il momento buono è arrivato, non certo per i finti sondaggi (QUI la prima pagina de Il Giornale) che darebbero il Pdl sotto la sua guida al 30%. Nel paese dell’amnesia gli occorreva qualche mese per far dimenticare i disastri degli ultimi 18 anni e il nome del responsabile numero uno.

domenica 1 luglio 2012

"Eroi in mutande"



di Marco Travaglio


Siccome la mamma dei cretini è sempre gravida, c’è chi – soprattutto gli onanisti di twitter, più un insettucolo di Radio24 e un tal Macioce del Giornale – continua a menarla sul fatto che tifo contro gli “azzurri” agli Europei. Non mi riferisco a chi ci scherza sopra, com'è giusto che sia (tipo la banda del Misfatto), ma a chi replica con argomenti seriosi, patriottici, nazionalistici: tifare contro la Nazionale di calcio sarebbe disfattismo, tradimento, intelligenza col nemico teutonico. Se è per questo ho tifato pure per Spagna, Croazia, Irlanda e Inghilterra quando giocavano contro l’Italia. Invece ho tifato per l’Italia in altri tempi, quando a simboleggiarla erano i Bearzot, gli Zoff, i Trap. Anche allora c’era qualche furbetto coinvolto in scandali, tipo Rossi nel 1982: ma avevano pagato il conto con la giustizia. Ora invece, si usano le vittorie sportive (anche quelle meritate, come contro la Germania) per chiudere altre partite senza neppure aprirle: quella del calcioscommesse, che al rientro dei nostri eroi in mutande sfocerà nei deferimenti di club di serie A e di parecchi giocatori, forse anche azzurri; e addirittura quella della politica e dell’economia europea, con una ridicola, puerile, penosa ricerca di vendetta su paesi più virtuosi del nostro. Tipo la Germania della Merkel. Io vorrei sapere, che si vinca o si perda, cos’è quel milione e mezzo versato da capitan Buffon a un tabaccaio di Parma. Vorrei sapere quali e quanti dirigenti e calciatori coinvolti nell’inchiesta di Cremona per essersi venduti le partite in barba ai tifosi e alla lealtà sportiva, sono colpevoli o innocenti. E vorrei che i colpevoli fossero radiati e condannati. Nessuna vittoria all’Europeo può cancellare lo scandalo. E invece c’è chi confonde i piani.

sabato 9 giugno 2012

"I biscotti non sono tutti uguali"



Di Marco Travaglio
Il 22 giugno 2004, allo stadio di Oporto, Danimarca e Svezia disputano il quarto di finale degli europei di calcio in Portogallo. Se una delle due vince, passa il turno con l’Italia di Trapattoni. Se invece pareggiano, si qualificano entrambe e l’Italia torna a casa. Alla vigilia il portiere della Nazionale azzurra avverte: «Se fanno davvero 2-2, altro che Ufficio inchieste: direttamente le teste di cuoio in campo ci vogliono!». Quella sera, sugli spalti di Oporto, le due tifoserie srotolano striscioni beffardi: “2-2 e ciao Italia”.

In campo i calciatori scherzano sul pareggio annunciato e sugli italiani che sospettano il “biscotto”. Finisce puntualmente 2-2, dopo una partita molto combattuta, risolta però all’ultimo minuto con il gol dello svedese Jonson favorito da una mezza papera del portiere danese Sorensen. Seguono quattro minuti di melina, prima del fischio finale dell’arbitro. Le due squadre vanno in semifinale, gli azzurri sono eliminati.
Del Piero alla fine non vuol fare polemiche: «Non cerchiamo scuse». Anche Trapattoni, subito esonerato, dice: «Non voglio credere a una combine».
Ma gli altri azzurri, da Panucci a Zambrotta, da Pirlo a Cannavaro, fremono di sdegno e sparano a zero sui colleghi scandinavi e il loro “biscotto” ammazza-Italia. Il più indignato è sempre il portiere: «Il 2-2 è uno schifo, uno scandalo a livello mondiale. Ha perso soprattutto lo sport. Provo vergogna, ma non per noi: per gli svedesi e i danesi. L’hanno fatta proprio sporca. E pensare che il calcio, non essendo solo soldi e business, dovrebbe dare insegnamenti ed esempi. Ma dopo questo pareggio che cosa penseranno i giovani? Che è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia».

mercoledì 30 maggio 2012

"Ho sognato il Papa"



di Marco Travaglio
Ho sognato papa Ratzinger che va a trovare il suo ex aiutante di camera Paolo Gabriele in camera di sicurezza e gli domanda se ha portato quei documenti fuori dal Vaticano e, se sì, perché. Paolo Gabriele spiega di averlo fatto perché vuol bene a lui e alla Chiesa, è un credente vero e ha letto nel Vangelo che “opor tet ut scandala eveniant”. Per questo, insieme ad altri, aveva riposto grandi speranze nell’opera di moralizzazione avviata da monsignor Viganò, su preciso mandato di papa Ratzinger, nel marciume degli appalti vaticani. E, quando il cardinal Bertone l’aveva silurato spedendolo a fare il nunzio apostolico a Washington, aveva deciso di non restare inerte dinanzi a una restaurazione che avveniva, ancora una volta, alle spalle del papa.
Così come, alle spalle del papa, c’erano cardinali che andavano in Cina a preannunciarne la fine imminente, altri che già programmavano la sua successione credendosi lo Spirito Santo, altri ancora che trescavano con i politici per perpetuare l’esenzione fiscale agli edifici religiosi ma commerciali in cambio di voti. Insomma, ha visto una gerarchia autoreferenziale tutta intenta alle lotte di potere e disinteressata alla religione, alla spiritualità, alla teologia, alla liturgia, alla pastorale, profittare della disattenzione del papa che, rara avis, si occupa solo di teologia, liturgia e pastorale e per questo è considerato un papa minore, sprovveduto, ingenuo.

mercoledì 14 marzo 2012

La requisitoria, la sentenza ed i PDF

Marco Travaglio a molti è antipatico perché sarebbe diventato ricco raccontando delle banalità, un po' come Roberto Saviano. Non mi spiego perché tanti loro colleghi rinuncino ad un filone così remunerativo, decidendo di ignorare i fatti.
Nell'editoriale di oggi, "Le toghe ignoranti", ad esempio, Travaglio incastra il sostituto Pg della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello confrontando la sua requisitoria al processo Dell'Utri con la sentenza d'Appello. Iacoviello ha sostenuto, infatti, che la sentenza di condanna in Appello non citava la Cassazione su Mannino, invece la citava sei volte.
Politici e commentatori della domenica sono rimessi al loro posto con pochi click in un paio di file PDF, utilizzando lo strumento "trova" con la voce "Mannino"Perché Iacoviello dice il falso, quindi? E perché gli è stato consentito farlo?

C’è un solo metodo per giudicare la requisitoria del sostituto Pg che ha chiesto l’annullamento della sentenza di condanna contro Marcello Dell’Utri: leggerlaIl dibattito di questi giorni, invece, si è svolto esclusivamente sulle poche note pubblicate dai cronisti delle agenzie di stampa. Comodo. Per chi?
“L’annullamento con rinvio per vizio di motivazione (soluzione poi statuita dalla Corte accogliendo la sua richiesta, ndr) non vuol dire che l’imputato è innocente. Vuol dire che la motivazione è viziata, non che la decisione è sbagliata. È un annullamento fatto non a favore dell’imputato, ma a favore del diritto”.
Questo è un passaggio della requisitoria che se fosse stato letto o ascoltato tempestivamente avrebbe forse evitato tanti titoloni indirizzati verso l'"innocenza" dell'imputato.

sabato 18 febbraio 2012

"Lo spread morale"



Il Presidente tedesco Wulff si è dimesso per i troppi favori ricevuti da gente che potrebbe aver avuto qualcosa in cambio. Ecco come commentano la vicenda in Italia Maurizio Belpietro su Libero (gli è sufficiente un disegnino) e Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano.
Sallusti, dalle pagine de Il Giornale, sottolinea come anche i tedeschi rubino, dimenticando di scrivere di quanto accade dopo da loro e da noi: sarà la vedovanza da Craxi.


di Marco Travaglio
Il caso Tedesco, in Italia, è il Parlamento che salva due volte l’ennesimo parlamentare dall’arresto per corruzione, concussione, falso, truffa, turbativa d’asta, associazione per delinquere. Il caso tedesco, in Germania, è il presidente della Repubblica che si dimette per un prestito agevolato. Lo spread che divide Italia e Germania è tutto qui: il diverso rendimento dei titoli di Stato è solo una conseguenza. E chi, in questi mesi, si è molto divertito a sbeffeggiare Angela Merkel perché “fa gli interessi della Germania”, dovrebbe vergognarsi e andarsi a nascondere. Che dovrebbe fare un capo di governo, se non gli interessi del suo paese? E che dovrebbe fare un capo di Stato coinvolto in uno scandalo se non dimettersi e consegnarsi alla Giustizia? Lo stupore di noi italiani alla notizia delle dimissioni di Wulff è la nostra irredimibile dannazione. Siamo così abituati alle cazzate dei politici sull’immunità parlamentare, sulla presunzione di innocenza, sull’accanimento giudiziario, sullo scontro fra politica e magistratura, sulle toghe politicizzate, sul “così fan tutti” e sull’“a mia insaputa”, da non capacitarci dinanzi al gesto normale di uno statista chiacchierato che se ne va a casa. Con il candore disarmante del bambino che urla “il re è nudo! ”, la Merkel ha commentato: “Il presidente non poteva più servire il popolo”.

sabato 11 febbraio 2012

"Osteria del Vaticano"

di Marco Travaglio

In alcune redazioni molto supponenti e poco sportive, quando un altro giornale trova una notizia in esclusiva (“scoop”), invece di riprenderla per farla conoscere ai propri lettori citando la fonte, si fa come la volpe con l’uva (voce del verbo “rosicare”). Si va a caccia di qualcuno che smentisca per dire: “La notizia è falsa. Del resto, se fosse vera, la sapremmo anche noi, anzi l’avremmo saputa per primi”. L’altra sera, appena SantoroRuotolo hanno preannunciato lo scoop di Marco Lilloi rosiconi si sono messi subito all’opera. La loro speranza era che il documento pubblicato dal Fatto fosse falso. Purtroppo padre Lombardi ha confermato che è autentico, anche se contiene “farneticazioni che non vanno prese sul serio”. Ma allora perché far leggere al Papa farneticazioni da non prendere sul serio? Per fargli uno scherzo? Forse perché il mittente è un cardinale e riferisce le parole di un altro cardinale. Se ci sono cardinali farneticanti, forse è il caso di pensionarli.

martedì 31 gennaio 2012

"L'estremo oltraggio"

di M. Travaglio
Scalfaro non rubava. Non firmava le leggi incostituzionali (tipo il decreto-spugna Amato-Conso del ‘93). Era religioso dunque non clericale. Difendeva la Costituzione e l’indipendenza dei magistrati dunque era contro le bicamerali e i conflitti d’interessi. Era un intransigente dunque era contro gli inciuci e i “terzismi” paraculi dei berlusconiani travestiti da equidistanti (“chi si dice equidistante fra il ladro e il carabiniere, sta dalla parte del ladro”). Per questo non piaceva a B. e ai suoi servi, ma nemmeno ai finti oppositori di sua maestà. E bene ha fatto B. a non dire una parola sulla sua scomparsa, evitando di scegliere tra lo sputo sulla bara e l’ipocrisia dell’elogio postumo. Invece Renato Schifanipresidente del Senato, ha molto lacrimato per la dipartita di Scalfaro, che “lascia un vuoto nella politica e nelle Istituzioni carico di tristezza. Per chi lo ha conosciuto, per chi ha apprezzato nel corso degli anni il suo impegno a difesa della Costituzione, la ferita della sua scomparsa è particolarmente dolorosa. Scalfaro ha caratterizzato con la sua esperienza e la sua dedizione alla cosa pubblica l’intera stagione dell’Italia repubblicana, fornendoci un esempio insostituibile di senso civico. Ha incarnato e presenta ai cittadini di oggi e di domani un’immagine della Repubblica cui tutti teniamo gelosamente: una Repubblica baluardo dei diritti dell’uomo e della pace. Desidero ricordarlo, collega tra i colleghi, quando entrava in aula e non faceva mancare il suo contributo nei dibattiti. Ciascuno di noi, pur nella difesa delle proprie convinzioni, ascoltava con attenzione e rispetto i suoi interventi che hanno sempre avuto il carattere di un altissimo magistero istituzionale e morale. Con quest’immagine, che porterò sempre affettuosamente con me, desidero ricordarlo”.

sabato 28 gennaio 2012

Sallusti prova a rimorchiare lo Spiegel


Alessandro Sallusti, intellettuale e nipote di uno "finito a Salò senza essere stato fascista", sul giornaletto che gli han dato da dirigere ha provato a prendersela (anche oggi, con un altro titolone) con la Germania intera, attraverso un attacco allo Spiegel. La barchetta che tenta di rimorchiare la Concordia.
Già si copre di ridicolo nel momento in cui decide di parlare di un titolo (quello dell'articolo online) e pubblicarne un altro (la copertina del settimanale in edicola). Con il resto del suo editoriale e nelle pagine interne si affossa completamente. I Tedeschi, a differenza nostra, con i nazisti ed il nazismo hanno fatto i conti, senza consentire a molti gaglioffi di potere riciclarsi con altre casacche. 
Jan Fleischhauer, poi, letto con attenzione, ha voluto molto semplicemente esprimere quella che solitamente viene definita come "provocazione paradossale": parla della persistenza in generale dei luoghi comuni nella cultura diffusa, anche a proposito degli stessi tedeschi. La nota ufficiale dell'ambasciatore italiano in Germania (con il plauso - suppongo vibrante - del Presidente Napolitano) ed altre reazioni scomposte non fanno che evidenziare la coda di paglia di molti e l'incapacità, sempre più comune, di saper leggere e comprendere un testo scritto elementare. Questo vale anche per i lettori del settimanale tedesco che, con le loro rimostranze su internet, hanno costretto i curatori di quello spazio ad inventarsi un "guasto tecnico" che impedisse ulteriori invettive. Lascio a Flavia ed a M. Travaglio altri commenti.

giovedì 3 novembre 2011

"Renzi, il nuovo Silvio"


Illustrazione di E. Fucecchi


Renzinvest
di Marco Travaglio
Tutti (si fa per dire) si domandano perché Renzi abbia scelto proprio Giorgio Gori come regista dell’operazione Leopolda ed estensore delle sue Cento Idee e perché abbia scelto proprio Martina Mondadori per dire “Matteo tocca a te, ti vogliamo presidente del Consiglio”. Ma forse la domanda va rovesciata: perché Gori e la Mondadori hanno scelto proprio Renzi? Evidentemente perché lo sentono familiare.
E per capire il motivo basta leggere le biografie dei due ex berluschini folgorati sulla via di Firenze (che presto, visto il super-ego del suo sindaco, verrà ribattezzata “Firenzi”). Giorgio Gori viene da Bergamo. Da giovane bazzicava gruppi di destra, poi negli anni 80 fu adocchiato da Craxi e divenne
craxiano. Dunque dirigente del gruppo Fininvest, dove se non eri craxiano non ti si filava nessuno.

domenica 9 ottobre 2011

"Le vergini violate"


Le vergini violate
di Marco Travaglio

L’altroieri il sottoscritto, insieme ai colleghi Gomez, Lillo e Pappaianni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver diffamato in un libro una giovane frequentarice di Palazzo Grazioli. Càpita, ai giornalisti. Almeno a quelli che usano la penna anziché la lingua. La signorina ha tutto il diritto di denunciare: se dimostrerà che abbiamo sbagliato, rimedieremo secondo la legge. La “notizia” è stata subito rilanciata dall’Ansa, di solito piuttosto avara d’informazioni sui processi per diffamazione ai giornalisti (specie a quelli dell’Ansa). Il sito del Corriere della sera l’ha subito piazzata in homepage fra le prime dieci: attendiamo con ansia dal sito del Corriere l’elenco completo dei processi per diffamazione al direttore e ai cronisti del Corriere. Il quotidiano Libero, che della diffamazione ha fatto una religione, sbatte la “notizia” in prima pagina, corredata da una vignetta che ritrae il sottoscritto dietro le sbarre e da un commento del solito poveretto con le mèches, che altrimenti non saprebbe cosa scrivere.

sabato 8 ottobre 2011

"Giuliano Estiquaatsi"


Giuliano Estiquaatsi
di Marco Travaglio
Giuliano Ferrara, il più noto sfollagente della televisione italiana, sta per traslocare col suo samizdat Qui Radio Londra all’ora del dopopranzo, quando di solito, sopraffatto dai supplì, riposa. Nell’attesa, non contento di aver messo in fuga milioni di telespettatori di Rai1 e migliaia di lettori del Foglio (1800 copie vendute), tenta di decimare pure le vendite del Corriere, che s’era appena riavuto da una brutta crisi, con un’intervista di un’intera pagina. Il titolo è in linea con l’ultima metamorfosi del nostro eroe, che parla come un caporale di giornata, una signorina Rottermaier, una signora-Luisa-che-cominciapresto-finisce-presto-e-non-pulisce-mai-il-water. Sempre coi verbi all’imperativo: “Tremonti si sottometta o se ne vada” (intanto sul Foglio intima: “Ai democristiani inquieti: scegliete da che parte stare, stateci e occupatevi di cose serie”).

giovedì 6 ottobre 2011

"Marina mercantile"


Marina mercantile
di Marco Travaglio
“Siamo alle sentenze ad personam!”, tuona Marina Berlusconi in un’intervista-scendiletto gentilmente offerta dal Corriere della Sera di cui, essendo consigliera di Mediobanca, è azionista.
La nota giureconsulta di scuola arcoriana ignora che tutte le sentenze sono ad personam, nel senso che riguardano sempre una persona fisica o giuridica. Ma forse la signora pretende che, per condannare uno di Milano, i giudici condannino tutti i milanesi onde evitare sentenze ad personam. I suoi alti lai riguardano la sentenza della Corte d’appello di Milano che ha condannato la Fininvest (da lei presieduta) a risarcire la Cir con 564 milioni per averla scippata della Mondadori (da lei presieduta) con la celebre sentenza del giudice Metta, corrotto da Previti per conto di B.

martedì 4 ottobre 2011

"Opposizione a sua insaputa"


Opposizione a sua insaputa
di Marco Travaglio
Nel tempo che resta loro fra una rissa sul referendum elettorale, una litigata sul nascente partito dei padroni, il monito quotidiano sul “passo indietro” di B. e sul “governo di emergenza”, i presunti leader della presunta opposizione potrebbero forse spiegare un piccolo dettaglio: le 5098 volte in cui la maggioranza più ampia della storia repubblicana sarebbe andata sotto in questi primi tre anni di legislatura, se non fosse stata salvata dalle assenze della cosiddetta opposizione. Il dato, pubblicato dal sito Openpolis e ripreso da Antonello Caporale su Repubblica, dimostra che ben il 35% delle leggi e dei provvedimenti targati centrodestra non sarebbero mai passati senza la decisiva collaborazione dei disertori del Pd, dell’Udc, dell’Idv e di Fli.

mercoledì 28 settembre 2011

"La Vespa Regina"


La Vespa Regina
di Marco Travaglio


L’altro giorno Palazzo Grazioli ha dovuto precipitosamente smentire la visita dell’Ape Regina, al secolo Sabina Began (che naturalmente ha confermato tutto). Nessuna smentita invece per la visita al premier di un altro insetto: Bruno Vespa, posatosi sul suo miele prediletto per raccoglierne il nettare in vista del suo prossimo libro-panettone natalizio, dal titolo Quale amore (ma che domande: quello!). Nell'attesa, bisogna accontentarsi di Porta a Porta, che lunedì è andato così bene da farsi scavalcare persino dal film horror di Italia1 Saw - L’enigmista. Orrore per orrore, la gente ha preferito qualcosa di nuovo. Infatti il salottino vespiano pareva un pezzo di modernariato portaportese, dedicato sorprendentemente a un tema inedito: le intercettazioni. Non allo scandalo del loro contenuto, si capisce, ma a quello dei pm che le fanno, dei giornali che le pubblicano e soprattutto dei cittadini che le vengono a sapere.

mercoledì 21 settembre 2011

"La malavitola"

La malavitola
di Marco Travaglio

L’altra sera Giuliano Ferrara ha riattaccato i suoi comizietti serali su Rai1 con una lode sperticata al suo padrone: “eroe popolare”, “anomalia felice della Storia”, “uomo umile e sorridente”. Ma anche bello, elegante, slanciato. E fin qui nessuna novità: la voluttà con cui questo fenomeno da baraccone, scambiato per “molto intelligente” a destra e a sinistra, slinguazza chiunque comandi e gli passi uno stipendio è ormai leggenda. Semmai ci sarebbe da obiettare sul titolo “Radio Londra”, che evoca un che di scomodo, pericoloso, catacombale, come gli appelli dall'esilio del generale De Gaulle dopo l'occupazione nazista della Francia. Invece è la voce del regime che parla dal primo canale della Rai di regime sciogliendo inni al capo del regime. Ma neppure questa è una novità: sono trent'anni che noi cittadini stipendiamo questo giullare di tutte le corti: prima come consigliere comunale Pci, poi come europarlamentare Psi, poi come trombettiere garofaniero su Rai2, poi come ministro e portavoce del primo governo Banana, poi come direttore del Foglio clandestino coi sussidi della Presidenza del Consiglio, ora come primo trombone del Cavalier Patonza su Rai1.

giovedì 15 settembre 2011

"Ego nos absolvo"

Ego nos absolvo
di Marco Travaglio



L’altra sera al Tg1 una minzolina bionda presentata come “nostra inviata” nel senso che la paghiamo noi, interrogava severamente il procuratore di Napoli, Lepore, come se fosse lui l’imputato. Il tono era quello del “come si permette di convocare il premier? ”. L’alto magistrato tentava di difendersi come poteva, ma l’impressione che i telespettatori ne ricavavano era che fosse (lui) reticente. Non si batteva il petto, non si discolpava, non chiedeva scusa per aver osato tanto. Intanto, dalle nuove intercettazioni, oltre alla conferma che aveva ragione l’Espresso sulla telefonata in cui B. istiga Lavitola alla latitanza, si scopre che gli ha pure garantito l’assoluzione: “Vi scagiono tutti”. Ecco, oltre all’imputato, al testimone e al pagatore dei medesimi, ora fa pure il giudice (a quando il cancelliere?). Tanto la cosiddetta informazione l’ha già assolto, dando per scontato che la legge è uguale per tutti fuorché per lui.

martedì 23 agosto 2011

Il coniglio dal cilindro

(Cliccare per ingrandire)
[...] Non voleva fare la guerra a un amico di cui aveva ricevuto visita a Roma, in pompa magna, e col quale aveva stretto rapporti di affari vantaggiosi per l’Italia. Lo tiravano per la giacca, però lui si impuntava: no, no, contro Gheddafi no e poi no. Era nel giusto. Ma è noto come vanno certe vicende. Tutti (ministri, consiglieri, Napolitano, Obama, Sarkozy e chi più ne ha più ne metta) gli stavano addosso, gli toglievano il fiato: Silvio, Silvio dacci retta, bisogna combattere. E lui, sfinito, si è lasciato sfuggire un sì che non avrebbe mai pronunciato se non gli avessero fatto una «capa tanta». Avevano torto gli altri, non lui. Berlusconi doveva farsi valere? Naturalmente. Ma in certe circostanze bisogna trovarsi. Occorre solo aggiungere un particolare importante: anche Bossi era contrario all’uso del cannone. Altri tempi o altro Bossi? Altro Bossi.Vittorio Feltri
 Frattini, invece, è ancora ben rintanato nel fondo del cappello.


Aggiornamento
Dopo mezza giornata, non c'è traccia dell'editoriale sul sito internet del quotidiano. Cosa che capita spesso quando il pezzo serve soprattutto per la prima pagina in edicola ed in TV.

mercoledì 27 luglio 2011

Querele



«Ben venga la critica: puoi anche non condividerla, ma spesso è un buono spunto per riflettere. Nel caso del Fatto Quotidiano, però, il termine “critiche” non mi pare il più appropriato. Tanto è vero che gli avvocati stanno preparando la mia prima azione giudiziaria nei confronti di Marco Travaglio. Dico “prima” perché temo che altre ne dovranno seguire: non è possibile che si insultino e diffamino impunemente persone e aziende» (Marina Berlusconi, Oggi, 27 luglio 2011)


Il Giornale, 27 luglio 2011
Il pezzo di Sallusti continua con un "Se 18 anni fa Berlusconi non fosse sceso in politica, se per tutto questo tempo non avesse resistito ad attacchi di ogni genere solo con il consenso elettorale, oggi avrebbe dovuto staccare quell’assegno? La risposta è no, non ci sarebbe stato l’accanimento giudiziario, Mondadori non sarebbe stata scippata da un giudice monocratico di una quantità di soldi pari al doppio del valore della quota di controllo".

Io rispondo, invece, con la citazione seguente:
"Se nel '94 non scendevamo in politica ci avrebbero messo in prigione".
(Fedele ConfalonieriLa Repubblica 25 giugno 2000)

Nel vademecum di ogni buon giornalista, come di ognuno di noi, dovrebbe esserci la regola "per evitare querele, non dare mai genericamente del ladro (o estorsore) a qualcuno, anche se è stato condannato per tale reato. Fai riferimento preciso, invece, alla condanna".


Marco Travaglio, su Il Fatto Quotidiano, giornale che non riceve alcun contributo pubblico, nello scrivere del "Lodo Mondadori", vicenda iniziata nel 1990, ha usato parole come "furto" e "scippo" e riferendosi alla Mondadori l'ha definita "refurtiva". Tutto questo, sempre citando le Sentenze.


Ebbene, la Sentenza che la Sezione della Corte di Appello di Milano ha pronunciato in nome del Popolo italiano nei confronti della Fininvest può leggersi per intero QUI.


Nella Sentenza si scrive di corruzione, corrotti e "promotori della corruzione". Con la Sentenza si condanna ad un risarcimento pecuniario di 560 milioni di euro.


Sallusti, sul quotidiano della famiglia Berlusconi, quotidiano che beneficia di contributi pubblici, definisce "estorsione" una Sentenza emessa nel nome del Popolo italiano.
Marina Berlusconi, attraverso diversi mezzi di comunicazione, parla di "esproprio".

Io, cittadino italiano, quasi quasi mi sentirei oggetto di diffamazione, ingiurie, insulti ...


Consiglio a chi fosse intenzionato, per necessità, di impadronirsi, al supermercato, di una mela o una bottiglia di latte di farsi promotore di corruzione verso un cassiere ed almeno un vigilante: potrà così coltivare l'idea che nessuno possa additarlo come ladro impunemente, si illuderà di essere un gran signore e non il poveraccio che, purtroppo, è. Magari troverà anche qualcuno disposto ad accusare i suoi giudici di estorsione e cattivo gusto nel vestire o a cavillare sul fatto che gli altri impiegati non siano stati corrotti.


Ad alcuni piace essere presi per il cùlo, ma elegantemente, poco poco.

martedì 26 luglio 2011

Mutande da prima pagina

Scoop ripreso a pag. 2 de Il Giornale in edicola l'8 giugno 2011.

Prima pagina di Libero, in edicola il 26 luglio 2011.

Prima pagina de Il Giornale, in edicola il 26 luglio 2011.

"Travaglio ha pensato che il mondo 
gli sarebbe crollato addosso, e di finire schiacciato in onda in diretta streaming non aveva proprio voglia. E dunque è schizzato via, incurante della webcam che lo stava impietosamente inchiodando alla sua mise estiva (erano mutande o shorts?), per andare a caccia di un rifugio più stabile.
D’altronde, come diceva il Manzoni, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare. Ma il dubbio resta: e se fosse questa la scossa che Massimo D’Alema si era augurato qualche mese fa? Meditate, gente. Meditate..."
(Pag. 14, autore sconosciuto)

La sera prima, invece, nella versione online avevano scelto "braghe di tela".


Il Tempo di Mario Sechi nella sezione "Notizie / Politica" si diverte così.


Quando si dice "liberi servi" ...