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giovedì 3 novembre 2011

"Renzi, il nuovo Silvio"


Illustrazione di E. Fucecchi


Renzinvest
di Marco Travaglio
Tutti (si fa per dire) si domandano perché Renzi abbia scelto proprio Giorgio Gori come regista dell’operazione Leopolda ed estensore delle sue Cento Idee e perché abbia scelto proprio Martina Mondadori per dire “Matteo tocca a te, ti vogliamo presidente del Consiglio”. Ma forse la domanda va rovesciata: perché Gori e la Mondadori hanno scelto proprio Renzi? Evidentemente perché lo sentono familiare.
E per capire il motivo basta leggere le biografie dei due ex berluschini folgorati sulla via di Firenze (che presto, visto il super-ego del suo sindaco, verrà ribattezzata “Firenzi”). Giorgio Gori viene da Bergamo. Da giovane bazzicava gruppi di destra, poi negli anni 80 fu adocchiato da Craxi e divenne
craxiano. Dunque dirigente del gruppo Fininvest, dove se non eri craxiano non ti si filava nessuno.

domenica 30 ottobre 2011

Fiorentini ma diversi


Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico
(Firenze, 1 gennaio 1449 – Firenze, 9 aprile 1492)


Matteo Renzi
, un babbeo con la faccia da babbeo
(Firenze, 11 gennaio 1975 - ?)



Seduto dietro ad un cesto di frutta finta ed utilizzando un vecchio microfono, Renzi esalta Jobs e Marchionne mentre chatta con un computer Apple. Fanno parte della scenografia anche un frigorifero e tanti libri che sanno di antico, che il giovane arrogante non apre mai.


Un ometto che ha studiato da "berlusconista" e che punta sugli stessi mezzi riadattati al tempo. Uno che si crede giovane a chiacchiere, come se la giovinezza fosse prova di qualcosa. Uno che non è capace neppure di mettersi in posa per qualche secondo, su una sedia di plastica.

Ad applaudirlo ci sono l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, Billy Costacurta, Chicco Testa, Martina Mondadori, i
l fondatore di Technogym Nerio Alessandriil numero due della chimica Guido Ghisolfi, l'economista Luigi Zingales e il padre dei Gormiti (!) Leandro Consumi.


Cè pure il torinese Alessandro Baricco che, fingendo di esser lì per caso e di non aver preparato un discorso, sproloquia sul gioco degli scacchi (QUI).
A sentir lui, chi gioca col nero punta alla partita pari, è un conservatore e non ama rischiare. I deboli dovrebbero difendersi col dinamismo.

Kasparov - Karpov (Siviglia, 1987): vinse Karpov, giocando con il nero, innovando.

"In una partita di torneo è meglio giocare non la mossa teoricamente più forte, bensì quella che maggiormente mette a disagio l'avversario". (Emanuel Lasker)