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L'opera "Sant'Anna, la Vergine e il Bambino", alla quale Leonardo dedicò gli ultimi vent'anni della propria vita, è appena stata restaurata, tra tante polemiche sui colori e perfino delle dimissioni di protesta. Dopo aver attirato folle di visitatori nella Firenze del 1501 già con il primo cartone realizzato, sarà in mostra al Louvre dal 29 marzo al 25 giugno.
“Le Baiser”, 1927 - Max Ernst
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[...] L’iconografia della “Sant’Anna Trinitaria”, come veniva definita, era per i pittori dell’epoca una formula fisica da risolvere. Tre persone: la Vergine Maria, sua madre Anna e suo figlio Gesù, difficili da gerarchizzare e difficili da riunire in uno schema che non fosse rigidamente geometrico.Tipo: un corpo accanto all’altro in formula orizzontale; un corpo dietro l’altro in formula verticale; un corpo sotto l’altro in formula piramidale.Leonardo invece cercava la morbidezza di una sfera, la fusione con la natura, l’allegoria del ciclo della vita attraverso il passaggio generazionale, la monumentalità dinamica che si avvolge e cresce intorno a un centro. Ecco cosa videro i fiorentini in fila. Qualcosa che non avevano mai visto prima, tre corpi fusi in un unico organismo, che ruota e si muove al centro di un disegno. E ancora non avevano visto niente. Perché l’opera conservata al Louvre, rispetto al cartone di Londra, è un salto evolutivo nel linguaggio, una mistica e surreale fusione che suggerisce a Max Ernst il “d’après” dove è tutto detto.Ci sarà anche lui, “Le Baiser” del 1927, omaggio del Surrealista Ernst alla Matriarcale e Santa Famiglia, nella grande mostra che il Louvre sta per dedicare a tanto immortale dipinto: “Sant’Anna, l’ultimo capolavoro di Leonardo da Vinci”. Lì vedremo tutto: la fatica e la ricerca dell’artista, le opere che precedono l’intuizione (dalla “Madonna del gatto” del British Museum alla “Vergine delle Rocce”), l’attenzione dei suoi contemporanei come Raffaello e Michelangelo e quella dei posteri che non lo abbandonerà mai. [...] (Alessandra Mammì, l'Espresso 23 marzo 2012)
