Il default greco è solo rimandato. Ma l’effetto domino è sui partiti: ad Atene sono favorite la destra, colpevole del dissesto, e l’estrema sinistra. Chi si comporta in modo responsabile, come il Pasok, perde le elezioni
di Luigi Zingales
Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa - scrive Shakespeare - anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo. Ma i paesi dell’area euro non sembrano essere d’accordo. Per loro un default della Grecia ha conseguenze molto diverse se si chiama “ristrutturazione volontaria”.
Con default si intende il mancato pagamento di un debito. Già due anni fa, dopo la rivelazione che i suoi conti pubblici erano truccati, la Grecia era in procinto di fare default. Per ben due anni, però, i Paesi dell’area euro hanno cercato di nascondere la realtà. Non per ignoranza, ma per paura delle conseguenze. Il primo timore è che le banche greche, che prendono a prestito dalla Banca centrale europea (Bce) depositando come garanzia i titoli di Stato greci, vengano tagliate fuori dall’accesso alla Bce nel momento in cui questi titoli sono considerati ufficialmente in default. Nel qual caso le banche greche, prive di liquidità, non sarebbero in grado di operare senza aiuti da parte dell’Unione europea. Lasciarle fallire peggiorerebbe ulteriormente la situazione economica della Grecia, costringendola a un’uscita dall’euro.

