Visualizzazione post con etichetta Claudio Pappaianni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Claudio Pappaianni. Mostra tutti i post

sabato 21 luglio 2012

Ercolano, la salva l'Americano

Ercolano: vestibolo delle terme



Davanti alla fontana di Ercole, Hans, un giovanottone di Brema alto quasi due metri, scarica sulla sua testa la minerale comprata all’ingresso dell’area archeologica. «Questa fontana era stata costruita proprio per ristorare chi passava da qui» dice divertito Luca, la sua guida, davanti al faccione del figlio di Giove, che come duemila anni fa continua a guardare verso il mare ma non sputa più acqua dalla bocca. Diventerebbe una tappa forzata, in uno dei giorni più caldi degli ultimi cinquant’anni. Ercole contro Minosse, la forza contro il grande caldo che ha arroventato l’Italia. Ma che sembra non scoraggiare i turisti: a metà settimana, agli scavi di Ercolano c’è il pienone.
Più della media, che pure porta qui quasi 300 mila visitatori all’anno tra gli oltre 41 mila ettari di rovine sepolte dall’eruzione del Vesuvio in una notte d’estate del 79 dopo Cristo. «A Pompei c’è stato uno sciopero del personale e molti tour operator hanno dirottato qui i loro clienti», ci spiegano lungo il Decumano Massimo, da un anno restituito per intero alla comunità. Ma non è solo per quello. L’eruzione che ricoprì Pompei di cenere e lapilli, investì in pieno la ricca Herculaneum che sorge proprio alle pendici del Vulcano: lava e fango bollente penetrarono ovunque diventando roccia tufacea. Per questo, a differenza di buona parte dei siti archeologici nel mondo, chi visita Ercolano sa di trovare anche travi di legno e arredi originali, così come il magma li aveva ricoperti duemila anni fa. Allo stesso modo, molti edifici sono rimasti a due o più piani in altezza. Il più suggestivo è Villa dei Papiri, appartenuta al suocero di Giulio Cesare, Lucio Calpurnio Pisone, dove fu ritrovata una ricca biblioteca di quasi 2000 rotoli di papiro carbonizzati. Paul Getty, il magnate del petrolio, se ne innamorò a tal punto da farsela riprodurre, nel 1968, sulla collina di Santa Monica, in California, dove oggi ha sede il Getty Museum.
Pompei ed Ercolano, vittime gemelle del Vesuvio, adesso conoscono destini diversi. Hans e i suoi compagni di viaggio non trovano cani randagi lungo la loro passeggiata tra i resti di Hercolaneum. Niente infiltrazioni nelle domus, né crolli. Nemmeno una foto ricordo davanti alle macerie, non quelle del cataclisma ma quelle dell’incuria burocratica, che sono oggi l’ultima attrattiva di Pompei. Ci sono toilette pulite, informazioni chiare, personale cortese. Eppure appena dodici anni fa, Ercolano era in condizioni disastrose. Diverse case erano puntellate, molte strade non erano accessibili. Là dove non era riuscito il vulcano stava arrivando la miopia delle istituzioni. Cronache di un altro millennio.Perché la svolta arriva proprio nel 2000. David W. Packard, l’erede dell’impero informatico di Palo Alto, confida al suo amico archeologo Andrew Wallace-Hadrill, l’ex direttore della British School di Roma, l’interesse a finanziare la conservazione di un monumento in Italia. Non è un’idea di marketing per promuovere stampanti e software. Packard ha sessant’anni, ed era passato a occuparsi dell’azienda di famiglia dopo gli studi classici e dopo aver insegnato filologia alla Ucla, l’Università della California. Ma la passione è rimasta intatta. Attraverso la sua fondazione, la Packard Humanities Institute, digitalizza la letteratura latina e greca. E sente che è arrivato il momento di puntare sull’archeologia, il suo primo amore.