Caro Zio, so che hai cose molto più importanti di stare ad ascoltare me ma penso che anche questa piccola soddisfazione può aiutarti ad affrontare questo momento di ingiustizia che ti opprime e sai che mi è difficile parlare con te. Gli amici partono per le vacanze e si sono portati la conserva fatta in casa e ti salutano tanto. Al mercato hanno riempito la macchina di frutta fresca e dovevi vederli che sembravano Totò a Milano. Ci siamo fatti molte risate ma poi il nostro pensiero si è subito rabbuiato pensando che non sei a casa a goderti queste piccole scene. Sai quanto ti vogliono tutti bene e sperano che possono riabbracciarti presto. Voglio dirti che stiamo tutti bene e anche i ragazzi crescono. Siamo a Roma ma domani partiamo pure noi. Pensa che abbiamo visto il papa e che ci ha salutati con la mano. Siamo andati a teatro a vedere la norma che è sempre molto bella e ha convinto tutti con la sua interpretazione convincente che continua ancora. Anche gli altri cantano bene, anche il ragazzo che non conosce il copione. Anche zio Nicola dal suo loggione ha molto apprezzato e preso nota di tutto quanto ha sentito. Per le prove ha assicurato che anche in futuro ascolterà solo la norma fino a quando si abbassa il sipario e gli orchestrali si alzano in piedi. Da intenditore dice che certi copioni sbagliati rimarranno a marcire nei cassetti. Sarà sempre con noi fino al giudizio finale del pubblico perché ama la nostra terra e chi vuole riscattarla. Ci ha detto che vorrebbe comprare una pelliccia nuova alla sua signora e penso che contribuiremo come in passato, lasciamo giudicare a lui che ha esperienza.Noi non dimentichiamo mai chi ci ha fatto del bene e chi ci ha fatto del male la giustizia non ha tempo e luogo. Tutte le rate del mutuo sono regolari e Michele è soddisfatto della puntualità, volevo dirtelo. Il bar di Antonio lavora molto ed è sempre pieno di clienti che vengono appositamente per le sue sfogliatelle fatte venire fresche da Caserta tutte le mattine. Ti mando un abbraccio in ricordo di Santa Lucia, che sempre sia venerata e possiamo vivere nel suo ricordo per tutta l’eternità.
Questa è una lettera inviata in carcere al boss dei casalesi, Michele Zagaria.
QUI Roberto Saviano prova a darne un'interpretazione.
Ogni tanto, nella depressione generalizzata, qualcuno (anche molto autorevole) evoca la parola “crescita” con l’aria di chi indica uno squarcio tra le nubi. Il problema è che nessuno sa più che cosa voglia dire, “crescita”: di che pasta sia fatta, che novità porti, a chi porti benessere e a chi penuria. E’ passato ormai mezzo secolo dal celebre discorso di Robert Kennedy “contro il Pil”, nel quale diceva, in buona sostanza, che i numeri definiscono solo delle quantità, non delle qualità. Ma ancora oggi, malgrado lo sviluppo abbia rivelato, insieme ai suoi vantaggi, anche i suoi guasti, i suoi sprechi, le sue storture, si parla di crescita come di un grumo di numeri, e basta. Nessuno dei supertecnici che a Roma o a Berlino o a Strasburgo fanno di conto, o dei leader politici che dai quei conti sono paralizzati, ha la voglia o il tempo o la capacità di dirci che cosa metterci dentro, alla scatola vuota detta crescita. L’attuale impopolarità della politica sta anche in questa reticenza ormai congenita: un gretto cumulo di cifre che non ci dice (quasi) più niente, che non ci unisce né ci divide, non ci fa sognare né litigare. Crescere: come, perché, dove, per ottenere che cosa, per essere che cosa? (M. Serra - L'Amaca, La Repubblica, 26 aprile 2012)
Altri "grandi imprenditori" o "grandi Statisti", invece, hanno fatto diversamente. E poi qualcuno motiva ancora la ritrosia degli stranieri verso l'Italia con l'Art. 18.
In occasione della Giornata Della Terra, segnalo il numero odierno de La Stampa (Pag. 1, Pag. 2), primo quotidiano verde d'Italia.
18 aprile 2012, Bruno Vespa non ha resistito ed ha dovuto farne un "plastico". Questa volta, però, si esibisce in un notevole ingrandimento. Pacchiano, peggio del solito.
L'altro giorno in un commento accennavo alla possibilità di scissione all'interno della Lega Nord. Pare che si vada proprio verso quella direzione.
[...] «Voi giornalisti avete spiegato la fine della Liga con le solite baruffe chiozzotte, ma sono balle» spiega Rocchetta. «La verità è che Bossi, con alle spalle le teorie di Miglio, vate della Lombardia come Prussia del Nord, ha tramato fin dal principio per prendersi l’egemonia del movimento. E se l’è preso manovrando i soldi del partito, esattamente come aveva fatto prima Craxi nel Psi. La Lega Lombarda era appena nata e già intascava duecento milioni di tangenti Enimont. Poi hanno dato la colpa al “pirla” Patelli, come ora cercano di fare con Belsito. Ma uno che dà la cassa di partito a uno come Belsito, perché lo fa? Non mi stupisce neppure la debolezza di Bossi nei confronti dell’amica Rosi Mauro. E’ lo stesso tipo di debolezza che lo portò a nominare la ragazzotta, in seguito show girl, Irene Pivetti alla terza carica dello Stato». Marilena Marin rincara la dose: «Nel ‘94 Berlusconi, che ha i suoi lati comici, ci chiese che cos’era questo famoso federalismo e di fargli avere una memoria sulla faccenda. Malafede? Non credo. A lui interessava scampare ai processi e salvare le tv, per il resto era disposto a tutto, al federalismo, alla riforma fiscale, perfino al ritorno della Serenissima. In ogni caso, noi gli portammo il dossier, Bossi mai». Conclusione di Rocchetta: «A Bossi del federalismo non è mai fregato niente. E’ stato al governo dieci anni e le uniche riforme federaliste le ha fatte l’Ulivo con i decreti Bassanini e la riforma del titolo V della Costituzione, soltanto che sono troppo stupidi per rivendicarla e anzi se ne vergognano. Bossi ha replicato con la devolution, che è una solenne pagliacciata». Papà e mamma Liga avranno i loro rancori da mettere in conto, ma nel grande Nord Est i tamburi della rivolta autonomista hanno ricominciato a battere da Verona a Belluno. Se le elezioni di primavera andranno come si prevede, un crollo della Lega romanizzata in Lombardia e la tenuta della Lega dei sindaci in Veneto, anche grazie alle liste civiche che Bossi aveva proibito, Roberto Maroni dovrà tornare nella culla del leghismo a firmare un nuovo patto fra lombardi e veneti.
Da un articolo di Curzio Maltese su La Repubblica (18 aprile 2012).
Franco Rocchetta con Marilena Marin ha formato per un decennio la coppia leader della Liga veneta. Fu poi buttato fuori da Umberto Bossi nel 1994.
[...] La spettacolare restituzione è la risposta schifata alla ferocia furba e ipocrita dei capi che avevano pensato di liberarsi liberandosene, di pulirsi scaricandolo, di sacrificarlo come capro espiatorio. Ma avevano fatto male i loro conti perché Belsito non è un ragioniere né un contabile, non è un Lusi qualsiasi e neppure un Greganti o un Citaristi. È un leghista irsuto e primitivo come il Bossi primigenio, quello autentico e sanguigno che urlava con la voce cavernosa «va a cagà i padrun, va a cagà i terrun». Belsito rivendica quel cattivo carattere delle origini in faccia a un partito che è diventato democristiano. Ai trabocchetti, alle chiacchiere e alla sociologia oppone la fisicità dei diamanti e dei lingotti della tribù – per usare il linguaggio padano – del “mangia mangia”. Sono l’oro e i diamanti dell’omologazione, la certificazione della Lega ladrona, “a fra che te serve”, la Lega ingessata nel suo abito istituzionale, ebbra di clientele, tutta concentrata nell’occupazione del potere e nella spartizione delle poltrone. Neppure il peggiore craxismo arrivò a sognare lingotti e diamanti, neppure Lavitola, neppure lady Poggiolini. E invece la Lega si è fatta gaglioffa sino al punto di superare in ruberia tutti i ladri che pretendeva di impiccare al cappio padano. Ora Belsito, che non è una carriera politica ma un destino, riporta alla Lega il suo tesoro. Quando ci si separa, quando ci si sfidanza la riconsegna dei regali è la maniera più odiosa di mandare l’altro a quel paese dicendogli “sei un poveretto, sei un miserabile”. E quando si scioglie una banda, l’ultimo atto è la spartizione.
Da un articolo di Francesco Merlo su La Repubblica (18 aprile 2012).
La Padania, una panzana colossale, lascerà il posto alla Serenissima?
Quelli di Varese come usciranno da questa guerra tra bande / clan?
Ipotesi di lavoro per la Costa Crociere avanzata da alcuni ingegneri americani.
Degli argani idraulici dovrebbero tirare la nave da un lato con delle catene (arancione e blu) mentre una linea di contenimento (gialla) dall'altro lato dovrebbe evitare un ribaltamento eccessivo.
Dicono di aver fatto delle simulazioni basate sul progetto elettronico della nave e sui suoi calcoli di stabilità.