domenica 25 settembre 2011

Dibattito "Libero", tra ex comunisti, sugli omosessuali


Si conclude oggi su "Libero" un dibattito avviato da un imprenditore omosessuale, pentito di "sinistra". Gli risponde M. G. Maglie, altra pentita. La giornalista veneziana trapiantata a Roma da quando aveva dieci anni, infatti, fu scoperta da Walter Veltroni (ancora lui) che la portò all'Unità. Una lettura che credo interessante. Etichette che si confondono e mischiano, su barattoli di vetro opaco, in una credenza chiusa a chiave.



Insisto: matrimonio e figli per i gay
La paura dei diritti civili è un’isteria
di WICHY HASSAN

Gentile direttore,
la ringrazio dell’opportunità che mi ha offerto di poter dire il mio pensiero su «Libero», e per aver suscitato un dibattito che comunque ritengo utile, specialmente se fatto in uno scenario differente: quello del centrodestra.

Tengo a fare qualche precisazione alla valanga di mail che ho ricevuto anche sulla mia posta privata:
1) L’istituzione della famiglia è in crisi, il matrimonio civile, e ancor di più, quello religioso, sono in caduta libera, ma chissà perché c’è chi si erge a sua difesa parlando della sua integrità al posto di aprirlo a chi veramente lo desidera.
2) La questione annosa dei figli adottati o in vitro da parte delle coppie gay, è una storia già esaminata da anni e che ha dimostrato in una serie di studi che questi bambini vivono un equilibrio affettivo assolutamente simile e a volte superiore alle altre famiglie. Il fatto che in tante democrazie occidentali l’adozione è già permessa, ne è la scontata conferma.
3) Le critiche che molti fanno sui culi, le piume di struzzo, e i travestiti che si vedono nei Gay Pride, mi trova assolutamente d’accordo, perché certo non aiutano alla comprensione da parte del grande pubblico dei diritti delle famiglie gay. Però ogni gay, proprio perché diverso, non potrà mai escludere altri diversi in una manifestazione che vorrebbe essere un momento di accettazione per tutti. È il prezzo della libertà.
4) Da dire poi che stampa e tv ci mettono il loro carico sbattendo solo quelli in prima pagina, (per vendere due copie di più) e scordandosi la vera gente che affolla i Gay Pride: quella più anonima, numerosa e tranquilla che però non fa notizia.
5) La cosa che mi stupisce di più, è percepire in quasi tutte le mail una paura generalizzata, un terrore di disordine morale, come se il riconoscere dei semplici diritti civili, possa essere l’inizio di un’era di anarchia di valori con “sodomiti” che si rincorrono per le strade. Paure isteriche!
6) La persona civile, l’etero - sessuale tranquillo con se stesso non ha paura degli “omo - sex” come voi orrendamente li definite, perché un vero eterosessuale accetta liberamente i diritti dei gay, in quanto è tranquillo, e sa che la sua sessualità non è in discussione. Invece chi è omofobo, chi s'indigna, sbraita e urla, è colui che inconsciamente è ancora irrisolto con se stesso, e cerca di allontanare da se ciò che non conosce, lo spaventa e forse in parte l’attira. Si urla per dirlo anche a se stessi, per confermare a se stessi di essere normali e dalla parte del “giusto”. Molti politicanti particolarmente attivi come omofobi e antigay, negli Usa (e non solo!) sono stati poi essere scoperti come omosessuali repressi che vivevano in clandestinità il loro stato.
7) Infine, ma non meno importante, vorrei precisare che non mi sono mai dichiarato “gay di destra” come erroneamente virgolettato da Claudio Brigliadori, ma mi definisco un liberal e laico. Ho speso e sprecato 25 anni di attività politica a sinistra, ma da essa me ne sono da un bel po’ staccato, per il fallimento di un’ideologia, per la mancanza di un programma, per la pochezza dei suoi uomini.

Con rispetto e cordialità


È una battaglia di retroguardia
Volete solo scimmiottare gli etero
di MARIA GIOVANNA MAGLIE

Gentile signor Hassan,
non starò qui a tediare i lettori e lei con la storia della mia tolleranza e assenza di pregiudizi, che è quel che si dice sempre in principio di ragionamenti come questi, e che nel mio caso è vera, per personalità e avventura di vita in giro per il mondo. Però la mia storia personale mi dà forza nel dire che il “matrimonio” degli omosessuali, nonostante gli schieramenti febbrili dei cosiddetti progressisti, spesso convertiti di recente, e gli schieramenti furiosi dei cosiddetti conservatori, termine nobile con il quale non si capisce per quale ragione in Italia si definiscono i baluba, non è per niente affatto una discussione sul piano dell’uguaglianza di diritti, ed è ancor meno una battaglia progressista, ma piuttosto di retroguardia.
È, mi scusi la non tanto velata presa in giro, il sogno del Mulino Bianco e dei piccolini Barilla in un periodo storico molto più conflittuale ed avanzato, dove la vera battaglia radicalmente democratica è quella per i diritti degli individui all'autodeterminazione. A questo dovrebbero dedicarsi, e non allo scimmiottamento dei riti tradizionali, all'invidia del controllo dello Stato, coloro che per diversità si sono sempre dichiarati investiti anche di un ruolo di avanguardia sociale. O no?
Invocate il diritto di famiglia, da noi la Costituzione ha sancito il principio della parità dei coniugi in data 1 gennaio 1948 ma il codice civile è stato adeguato nel 1975, quasi trent’anni dopo, e che battaglie! Nel frattempo, la famiglia era già cambiata profondamente, l’autorità paterna crollata, ma le leggi dello Stato avevano continuato a esercitare la loro forza repressiva e costrittiva, sulla vita degli individui. Ogni volta le leggi arrivano in ritardo, ogni volta e man mano che il mondo cambia, servono a creare nuovi emarginati tra quelli che restano fuori dai nuovi confini.
L’adeguamento del diritto di famiglia non libera gli individui ma li costringe dentro un nuovo ordine definito dallo Stato, garantisce i diritti di chi si inchina allo Stato, e subito stabilisce le nuove devianze, i nuovi comportamenti ed individui ai quali tocca ora subire la repressione. Volete davvero solo questo, diventare i buoni e guardare con fastidio e riprovazione ai nuovi cattivi?
La vera diversità sta nel rompere questo cerchio magico e riuscire a imporre il ragionamento sul diritto degli individui a decidere liberamente dei loro rapporti di comunanza con altri individui.
La proposta di matrimonio per gli omosessuali è veramente una battaglia di retroguardia.
Se le organizzazioni politiche e militanti di omosessuali partecipano a questa battaglia, è solo perché sfidano la Chiesa Cattolica su questo proficuo terreno di scontro. L’outing (rendere pubblica la propria condizione omosessuale) è lo scimmiottamento di una conversione, la rinascita del battesimo, lo dico senza tema di blasfemia, sennò pazienza. Ho la sensazione che anche alla Chiesa cattolica non sia dispiaciuta l’idea di un nemico così vistoso e facile, e lo sta pagando caro, la dolorosa consapevolezza di Benedetto XVI mi conforta in questo. In realtà, il problema delle coppie omosessuali verrebbe facilmente superato dall’affermazione dei diritti individuali delle persone, come le adozioni, l’eredità, l’assistenza in ospedale, per dirne alcune, e tanto varrebbe concentrarsi su queste di battaglie.
In Italia, le famiglie “di fatto” eterosessuali e omosessuali sono alcuni milioni. La società e la storia sono già più avanti. L’idea di ricondurre il problema della vita degli omosessuali nella nostra società al riconoscimento del diritto al matrimonio è un’idea conservatrice, non solo velleitaria, signor Hassan. Se ha saggiamente superato l’ideologia di sinistra, se ha compreso che il programma della sinistra semplicemente non c’è, si dedichi, la prego, all'affermazione dei diritti dell'individuo.
Liberi, mi intende?




7 commenti:

  1. Detesto gli ex, in generale.

    1-2)Non c'entra niente la crisi del matrimonio, nè quella della famiglia.
    Si tratta di estendere un diritto ad una categoria (che orrore di parola) di persone - per quanto riguarda il matrimonio - e di stabilire se un bambino/a sta meglio in un orfanotrofio (o per strada) rispetto che in una casa con due gay.
    Punto.

    3) 'Le critiche che molti fanno sui culi, le piume di struzzo, e i travestiti che si vedono nei Gay Pride, mi trova assolutamente d’accordo, perché certo non aiutano alla comprensione da parte del grande pubblico dei diritti delle famiglie gay.'
    Ma perchè? Ma questo moralismo d'accatto che è?
    Ma qualcuno al Carnevale di Rio dice alle ballerine di coprirsi il culo perfetto? Ma dove sta scritto che il grande pubblico deve comprendere? Il grande pubblico non comprende gli integrali. Li aboliamo?
    Roba da pazzi.

    4)E allora?

    5)Più disordine di quello che c'è? E che deve succedere ancora? Che Fede diventi Papa? Tra bondage, suore scollacciate coi crocifissi in petto, bunga bunga, bingo bongo, c'è ancora qualcosa che scandalizza in Italia?

    6) ma perchè ci sono gli etero veri e quelli finti?
    Zdè tu sei vero o finto? Lo puoi dimostrare? Feltri sarà finto? Berlusconi che si è fatto ritoccare là può considerarsi vero o è finto per diritto?

    7)Ora capisco perchè la sinistra in Italia sta in queste condizioni.

    Alla signora di sotto dico che non ho capito quale sia l'invidia del matrimonio.
    E a proposito di questo e delle sue avventure del mondo (dove è stata? In Padania?) racconterei una cosa che m'è successa qualche giorno fa.
    Stavo seguendo le ristrutturazioni di alcuni balconi, tipico basso napoletano, finestre aperte, ora di pranzo.
    Una bimba piange, la mamma la consola così: 'No a mamma, tu non devi piangere ora! Devi piangere quando ti sposi!".
    Sempre per la storia delle tradizioni, eh.

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  2. Me l'ero persa, la Maria Giovanna. E la sua evoluzione.
    I fighetti, quando non possono più sporcarsi le mani con il fango della storia, si ritirano in campagna a parlare di 'ideale'.

    Ma 'nde a lavorae, belinoni!

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  3. @ La Scalza

    Ora ci penso su e vedo come potere dimostrarlo. Va bene la teoria o pretendi la sperimentazione?

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  4. Umh.
    Da quando gli espedienti retorici richiedono verifiche (più o meno sperimentali)?

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  5. Vabbè.
    Diciamo che te la sei cavata.

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  6. E invece tu con questa risposta no?

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  7. ROTFL
    Diciamo che c'hai preso ancora.

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