domenica 22 ottobre 2006

S'i' fosse foco

S'i' fosse foco, arderéi lo mondo;
s' i' fosse vento, lo tempesterei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;

s'i' fosse papa, sare' allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigherei;
s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.


S'i fosse morte, andarei da mio padre;

s'i' fosse vita, fuggirei da lui:
similemente farìa da mi' madre.

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.
(Cecco Angiolieri - XIII sec.)


If I were fire I would burn the world,
if I were wind I would whip it with storm
I were water I would drown it,
if I were God I would sink in an abyss.

If I were the pope I would be happy
because I would swindle all the Christians,
if I were the emperor, you know what I would do?
I would cut everybody's head 'round.

If I were death I would go to my father,
if I were life I would run from him,
the same I would do with my mother,

if I were Cecco, as I am and have been,
I would take the youngest and fairest women for myself
and I would leave the old and smelly ones to the others.

sabato 14 ottobre 2006

La rivoluzione di Yunus: credito ai poveri

Prestare soldi a chi non ha nulla conviene: nessuno ripaga i debiti più puntualmente dei poveri.

Quando nacque, nel 1976, era una novità assoluta; eppure la Grameen Bank, in bangladescio «banca rurale», oggi vincitrice del Premio Nobel per la Pace assieme al suo fondatore Mohammed Yunus, da allora è stata imitata in tutti i continenti. La tesi sembrava contraddire ogni principio bancario: prestare soldi, anche pochi soldi, a chi non ha nulla conviene: perché nessuno ripaga i debiti più puntualmente dei poveri.

Si chiama microcredito: bastano pochi dollari per cambiare una vita. Con questa intuizione e tanta voglia di innovare, Mohammed Yunus ha creato una struttura che ha consentito ai poverissimi di comprare le piccole cose della sussistenza, gli oggetti del lavoro quotidiano. E fra questi poverissimi, in prima linea ci sono le donne. Una banca etica dunque, la prima e più grande esistente al mondo. Oggi la Grameen Bank è il quarto istituto finanziario del Bangladesh con oltre diecimila dipendenti, più di cinque milioni di clienti in tutto il paese: oltre il 90% sono donne.

L'assunto della Grameen è che la povertà non è dovuta alla pigrizia ma alla mancanza di capitale e all'impossibilità di risparmiare una somma da investire. Il principio del «microcredito» alla Grameen è semplice: la banca offre sulla fiducia, senza contratto, andando di porta in porta nei villaggi sulla premessa che «la banca deve andare dal popolo» e non viceversa. Il piccolo imprenditore - e spesso la piccola imprenditrice - deve unirsi a un gruppo di clienti, che si controllano a vicenda per garantire meglio la restituzione. La responsabilità del gruppo è solidale, e questo ha finora garantito un tasso di mancate restituzioni inferiore all'1%, molto più basso di quello registrato dagli altri istituti di credito del Bangladesh. I prestiti sono restituiti a rate settimanali o bisettimanali, e ogni cliente può ottenere più di un prestito allo stesso tempo.

La flessibilità del sistema si adatta all'ambiente rurale e i pochi soldi necessari per comprare un aratro, scavare un pozzo, fare un piccolo investimento in bestiame o tessuti possono fare la differenza fra un villaggio vicino alla fame e un villaggio relativamente prospero. La banca punta molto sulle donne e sulle loro capacità imprenditoriali. Il cliente tipico in genere utilizza il prestito per acquistare un bene che possa rendere subito (cotone da filare, una macchina per tessere, animali da cortile, sementi, una mucca da mungere). Grazie ai crediti della Grameen Bank molte donne hanno costituito società collettive per acquistare mulini per la lavorazione del riso.

Muhammad Yunus è un economista, musulmano, di famiglia benestante, laureato negli Stati Uniti. Tornò in patria nel 1972 per assumere l'incarico di direttore del Dipartimento di Economia dell'Università di Chittagong. L'esperienza decisiva della sua vita, a quanto lui stesso racconta, fu la tremenda carestia del 1974. «Mentre la gente moriva di fame per strada, io insegnavo eleganti teorie economiche. Cominciai ad odiarmi per la mia arrogante pretesa di avere una risposta. Noi professori universitari eravamo tutti molto intelligenti ma non sapevamo assolutamente nulla della povertà che ci circondava. Decisi che proprio i poveri sarebbero stati i miei insegnanti. Cominciai a studiarli e a domandargli delle loro vite».

La Grameen Bank, ha scritto Yunus, crede che la povertà «non sia creata dalla mancanza di capacità, ma dalle istituzioni. La carità non è la risposta». Per questo la banca etica «ha portato il credito ai poveri, alle donne, agli illetterati, a quelli che affermavano di non sapere come investire il denato e guadagnarsi un reddito. La Grameen ha creato un metodo e una istituzione attorno alle esigenze finanziarie dei poveri, e ha creato l'accesso al credito in termini ragionevoli». Il Bangladesh, indipendente dal 1971, è classificato tra i paesi del Quarto mondo. Ha 120 milioni di abitanti su una superficie che è la metà di quella italiana. Quasi il 60% della popolazione è analfabeta (il 70% delle donne) e circa il 40% vive in condizioni di estrema povertà.
(La Stampa) (La Repubblica)

venerdì 13 ottobre 2006

Addio a Gillo Pontecorvo

Ha fine a Roma, all'età di 87 anni, la vita di un uomo grande per la sua modestia, cultura, genialità.

Pochissimi i suoi lavori, sfiorano tutti l'eccellenza.
Tra questi, "La Battaglia di Algeri" è una denuncia politica
del colonialismo.

Con "Kapo", meriterebbe la proiezione nelle scuole a favore di tanti ragazzini che crescono con i fumetti di moda e le favole della mamma.

Moltissime le proposte a cui, in una vita così intensa, ha saputo dire no.

Irene Bignardi fornisce un breve ritratto del regista sulle pagine de La Repubblica.

«Il film medio americano può non arrivare neanche nella provincia americana. Qui invece arriva. E toglie spazio agli autori italiani.»
(Gillo Pontecorvo)

martedì 10 ottobre 2006

Cavalli nelle montagne Tian Shan

Dei cavalli attraversano la prateria ai piedi delle montagne Tian Shan (*), nella regione autonoma Xinjiang, nel nord-ovest della Cina. (Foto AP)

(*) Montagne divine.

martedì 3 ottobre 2006

Afghanistan: la nascita del Jihadistan

Kabul non si è liberata dei talebani.
Nella provincia di Ghazni, a due ore dalla capitale, i corrispondenti del Newsweek si incontrano con un centinaio di loro. E' un gruppo la cui composizione varia dall'adolescente al 55enne, armati con AK e lanciagranate alimentate da razzi.
Il loro capo provinciale, Muhammad Sabir, sostiene di poter disporre di 900 combattenti e di nutrire una nuova fiducia nelle mutate condizioni militari e psicologiche.
"Ora ci possiamo radunare alla luce del giorno. La gente sa che stiamo ritornando al potere".

I Signori della Guerra, foraggiati dai proventi del narco traffico, controllano le aree rurali e godono sempre più del consenso della popolazione disillusa da quanto fatto finora da Karzai e dalla comunità internazionale.
I finanziamenti sono finiti ad alimentare la corruzione del Governo.
Lontano da Kabul, soprattutto nella zona lungo il confine con il Pakistan, le tribù Pashtun stanno ricreando le condizioni di cui raccontava Kipling nell'800.
Quella zona può essere chiamata "Jihadistan" e i suoi militanti guadagnano il doppio delle milizie nazionali.

In realtà, in Afghanistan si è investito pochissimo.
Le cifre impegnate sono riportate dal Newsweek e confrontate con quelle molto più consistenti di Bosnia, Kosovo, Timor Est.

Mancano le infrastrutture, un governo ed un sistema giudiziario efficienti.
"Where the roads end, the Taliban begin."
(Gen. Karl Eikenberry)

La situazione è sfuggita di mano.
Gli inglesi l'hanno ammesso già da tempo.
A questi si sono aggiunti i tedeschi che, per bocca del loro ambasciatore Hans-Ulrich Seidt, affermano:
"potrebbe accadere che il governo afgano perda completamente la padronanza degli eventi nei prossimi 12-18 mesi, i soldati della Nato non riusciranno mai ad assumere il controllo del sud dell'Afghanistan."

Per questo il ministro della Difesa tedesco Franz Josef Jung ha auspicato che la strategia della Nato in Afghanistan subisca un cambiamento radicale e si focalizzi sulla «sicurezza e la ricostruzione». «Le persone devono rendersi conto che non siamo forze di occupazione ma piuttosto che siamo lì per aiutarli».

In Italia?
Oggi, 3 ottobre, l'Ulivo si riunisce per affrontare il tema.
D'Alema potrebbe ritrovarsi, a breve, a dover bombardare di nuovo.