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sabato 27 agosto 2011

I cretini non sono più quelli di una volta

“Un tempo (secoli fa) queste cose succedevano con una certa frequenza. Per ragioni impalpabili, di solito per iniziativa di alcuni che io chiamo per semplificare cretini. Dei quali ricordo le facce: lisce e tranquillizzanti e a volte anche allegre e ammiccanti. Insospettabili e veloci a rientrare nella normalità espressiva dopo qualche momentaneo tic: un colpo a sistemare i capelli, una lisciata con l’indice sul naso, una grattatina all'orecchio. Poi sgambavano elastici verso le loro Bmw, sorridenti e consapevoli
di sé. Partivano a razzo dopo un paio di sgassate.
È più difficile oggi riconoscere i cretini, quei cretini lì. Hanno sempre la Bmw. Ma non sono più quelli di una volta.”
Oggi, in effetti, molti riescono a dissimulare. Raramente sbagliano i verbi, azzeccano la consecutio, non si fanno mancare le citazioni dotte. Un fiorire di paroloni, spesso accondiscendenti, grafomani e logorroici.

"Uno con una certa cultura", si potrebbe pensare. Una laurea, forse due, "certamente intelligente". E via il cappello quando passa, sull'attenti, o poco ci manca.

Invece no.
Un somaro bardato come se fosse un purosangue. La carrozzeria di una Ferrari con dentro una cinquecento. Quando inizia la corsa si sente il raglio, anche del motore, e la finzione cade. Un cretino, fatto e finito. Poteva dirlo prima.

domenica 22 ottobre 2006

S'i' fosse foco

S'i' fosse foco, arderéi lo mondo;
s' i' fosse vento, lo tempesterei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;

s'i' fosse papa, sare' allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigherei;
s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.


S'i fosse morte, andarei da mio padre;

s'i' fosse vita, fuggirei da lui:
similemente farìa da mi' madre.

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.
(Cecco Angiolieri - XIII sec.)


If I were fire I would burn the world,
if I were wind I would whip it with storm
I were water I would drown it,
if I were God I would sink in an abyss.

If I were the pope I would be happy
because I would swindle all the Christians,
if I were the emperor, you know what I would do?
I would cut everybody's head 'round.

If I were death I would go to my father,
if I were life I would run from him,
the same I would do with my mother,

if I were Cecco, as I am and have been,
I would take the youngest and fairest women for myself
and I would leave the old and smelly ones to the others.

venerdì 15 settembre 2006

Oriana Fallaci (1929-2006)

«Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano»

(da un’intervista del 1979, Luciano Simonelli)

«Non amo i messicani.
Se hai una pistola e ti dicono di scegliere chi è peggio tra i musulmani e i messicani avrei un attimo di esitazione; poi sceglierei i musulmani perché mi hanno scassato le palle
»
(da un’intervista del 2006, New Yorker)

Galleria Fotografica

venerdì 1 settembre 2006

Io so


Io so. Ma non ho le prove.
Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale,
uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò
che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive,
di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace;
che coordina fatti anche lontani, che rimette
insieme i pezzi disorganizzati e frammentati in
un intero coerente quadro politico, che ristabilisce
la logica dove sembrano regnare
l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

Pier Paolo Pasolini
(Da "Cos'è questo golpe? Io so")
Corriere Della Sera, 14 novembre 1974

martedì 29 agosto 2006

Una luce inattesa. Viaggio in Afghanistan

Molti generali inglesi in queste settimane sembrano aver riscoperto la lezione di Kipling che raccontò del disastroso tentativo nell'800 di occupazione dell'Afghanistan.
Il famoso "Grande Gioco".

Prima di loro altri, passando per Tamerlano e finendo con Alessandro Magno.
Mai con esiti così disastrosi come negli ultimi due secoli.

Alla fine degli anni '70 l'intervento suicida dell'Unione Sovietica.
Infine gli USA /GB...

Consiglio la lettura di:
Una luce inattesa. Viaggio in Afghanistan
Jason Elliot

Un articolo di Marco Leofrigio dell'8 agosto:
Il Khyber Pass tornerà di nuovo a popolare gli incubi dei soldati di Sua Maestà? È quello che molti pensano in Gran Bretagna, ora che i britannici hanno assunto il comando della missione Isaf/Nato in Afghanistan, e che il contingente è salito a quota quattromila uomini. L’opinione pubblica teme la ricomparsa dei vecchi scheletri delle sconfitte subite durante l’era Vittoriana, inflitte dalle tribù delle impervie montagne centro-asiatiche nel corso delle precedenti guerre anglo-afgane (1839-42, 1878-1880). Anche a Maiwand, la provincia tra Kandahar ed Helmand, nel 1880 gli inglesi subirono una clamorosa disfatta. E ora questo distretto, che fa parte dell’area operativa delle forze britanniche, è una delle principali roccaforti dei Talebani, che si sono riorganizzati con formazioni da combattimento che hanno raggiunto la dimensione anche di colonne di duecento uomini e nelle scorse settimane sono passati all’offensiva conquistando, anche se per breve tempo, due villaggi nella zona di Kandahar. Gli studenti del Corano possono contare, inoltre, su solide retrovie che controllano le zone montuose del Pakistan, in particolare il Waziristan, che costituisce una base logistico-operativa indispensabile, così come lo erano per i Vietcong il Laos e la Cambogia durante il conflitto con gli Stati Uniti.

Da qualche tempo ai fedeli del Mullah Omar si è unito Gulbuddin Hekmatyar, uno degli ex-signori della guerra, prospettando una pericolosa alleanza tra elementi collegati ad al Qaeda e l’insurrezione afgana. Informazioni sulla nuova strategia dei guerriglieri provengono da uno dei comandanti del movimento, Gul Mohammed, che è stato recentemente intervistato da Asia Times Online. Mohammed venne arrestato nel 2001 ma rilasciato due anni dopo, approfittandone per riunirsi ai suoi vecchi commilitoni con oltre un migliaio di uomini. Nell’intervista ha delineato due cardini per la lotta in corso: uno militare e l’altro politico. ««Il movimento si è evoluto da guerriglia a ribellione diffusa con una base forte nel sud del paese e a nord di Kabul e il sentimento su cui fa leva è chiaramente l’ opposizione alla presenza di truppe straniere. Nella parte meridionale del paese le roccaforti sono attorno alle città di Kandahar, Qalat e Helmand e possiamo contare su stock di armi predisposte prima dell’attacco delle forze americane nel 2001». L’intensificazione della lotta risulta evidente analizzando il dato sugli attacchi kamikaze: appena cinque nel 2004, ben ventuno nel primo semestre 2006: maggio è stato il mese peggiore dal 2001 con oltre 400 persone uccise.

Ma oltre la recrudescenza dello scontro sul campo, quello che preoccupa in Occidente è la piega presa sotto l’aspetto politico. Autorevoli centri di studi strategici confermano i segnali di aumento di consenso del movimento talebano tra la popolazione afgana: fonti attendibili valutano che a Kandahar l’80% della popolazione li appoggi più o meno apertamente. La cosiddetta battaglia per i cuori e le menti si sta orientando a sfavore della coalizione occidentale, a causa di un mutamento di percezione tra la popolazione che minaccia i grandi sforzi compiuti sia da parte statunitense sia da parte Nato. Da par suo il governo di Kabul ritiene che Islamabad controlli alcuni dei gruppi di combattenti ma che non faccia nulla per bloccarli, a parte le azioni repressive di carattere propagandistico condotte nel Waziristan. In ogni caso è un fatto che nel 2004 molti soldati pakistani siano caduti in diverse imboscate dei talebani, nella parte meridionale di quella regione. Alcuni attenti osservatori della stampa inglese hanno rilevato che la modalità operativa di queste imboscate è simile a quelle subite dagli inglesi nelle precedenti guerre anglo-afgane. Ed a rendere sempre più incerto il clima vi sono notizie di aiuti in armamenti provenienti dall’Iran: lanciarazzi e mitragliatrici pesanti, secondo alcuni, transitano dalla regione iraniana del Belucistan, le cui tribù trafficano con l’oppio afgano. I talebani hanno dunque rafforzato gli attacchi nel sud, in un chiaro tentativo di indebolire l’autorità di Hamid Karzai, in occasione del trasferimento del controllo delle province meridionali dalla coalizione a guida Usa alla forza Isaf/Nato, avvenuto in via definitiva il 31 luglio scorso. Il vero obiettivo di questi attacchi è la protezione delle ricchissime coltivazioni di oppio, fiorenti in questi distretti meridionali. Proprio la mission principale degli inglesi è la lotta alla produzione dell’oppio afgano, che vede in questa zona una produzione pari al 20% del totale. È evidente che gli sforzi per consolidare l’esecutivo filo-occidentale, dovranno essere accompagnati anche dal soft power della coalizione, altrimenti anche l’Afghanistan potrebbe scivolare in un pericoloso e per nulla auspicabile scenario di tipo iracheno.

mercoledì 16 agosto 2006

Persepolis

"Persepolis" è il primo fumetto iraniano mai realizzato, e nasce dalle matite di Marjane Satrapi nel 2000. L'opera viene pubblicata per la prima volta in Francia proprio nel 2000, divisa in 4 volumi, e grazie a "Persepolis", Marjane Satrapi vince il celebre premio Alph'Art du coup-de-cour al Festival di Angouleme del 2001, premio che trasforma l'opera (e la sua autrice) in un vero e proprio caso letterario a livello internazionale. "Persepolis" arriva in italia nel 2002, riscuotendo immediatamente un enorme successo, e attualmente viene spesso paragonato a opere del calibro di Maus.
(uBC)

domenica 23 luglio 2006

Fat City

Romanzo unico di Leonard Gardner (Stockton, 1934).
Pubblicato nel '69 e diventato film nel '72, è tra i classici della letteratura americana.
Gardner in seguito ha scritto molte sceneggiature per la TV, tra cui NYPD Blue.

"Fat City" (città grassa) è un'espressione gergale tipica del mondo del jazz e della boxe.
E' usata per indicare il "paradiso in terra", dunque l'inaccessibile.

Il romanzo è ambientato nella cittadina di Stockton, in California, e racconta i combattimenti, le ambizioni e le amarezze dei pugili dilettanti alla ricerca di un posto al sole nel grande circuito della boxe professionistica.