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sabato 11 febbraio 2012
Pini, leghista e furbetto
Gianluca Pini è quel leghista che in TV va sempre vestito "sportivo", o a metà. Niente cravatta verde d'ordinanza. Giacca, camicia e poi, dalla cintura in giù, quel che capita.
Sentite quanto è furbo, pare Ricucci in miniatura.
LE DUE SOCIETÀ DEL LEGHISTA PINI
CI DEVONO QUASI DUE MILIONI
Lo Stato è creditore di una “scatola” già svuotata
di Sandra Amurri
Il 4 febbraio scorso il Fatto Quotidiano pubblica l’articolo dal titolo “Pini evasore a sua insaputa” in cui, tra l’altro, ricostruisce la storia della Nikenny Corporation srl – di cui l’onorevole leghista Pini, autore dell’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati, è socio di maggioranza e procuratore institore – debitrice allo Stato di circa 2 milioni di euro per imposte accertate. L’onorevole leghista Gianluca Pini ci invia una richiesta di rettifica in cui senza entrare nel merito dei fatti, accusa noi e i magistrati di utilizzare “metodi mafiosi” per “sputtanarlo politicamente”. Lettera che non abbiamo pubblicato perché non rettifica nulla, ma ci diffama.
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sabato 12 novembre 2011
"Il piccolo grande Gramsci"
Il piccolo grande Gramsci
Anche da studente di IV elementare, era già lui
di Sandra Amurri
La grafia è quella di un bambino di dieci anni. Il contenuto è quello di un bambino che a dieci anni già parlava agli uomini di domani. Il suo nome è Antonio Gramsci.
Questo è il suo tema di italiano all’esame di quarta elementare: “Se un tuo compagno benestante e molto intelligente ti avesse espresso il proposito di abbandonare gli studi, che cosa gli risponderesti?".
Scuola elementare di Ghilarza, 15 luglio 1903. Non si può che restare colpiti da un maestro che chiede a dei bambini di affrontare un argomento così centrale per una società giusta e uguale: il diritto allo studio che nel 1948 diverrà un diritto sancito dalla Carta costituzionale, oggi così discussa. Ma non solo: lo studio come forma più alta della libertà di un individuo a prescindere dalle sue condizioni economiche.
Non è il denaro, che la modernità ha posto al centro della vita di relazione e neppure lo sfarzo che ne deriva, per il piccolo Gramsci, a garantire un futuro onorato e dignitoso.
IL SOLO strumento per combattere l’ingiustizia sociale è la cultura. La conoscenza, perché chi non conosce non sceglie e chi non sceglie non è una persona capace di esercitare a pieno il suo compito di cittadino attivo.
Più o meno le stesse cose rivendicate dagli studenti scesi in piazza contro la Riforma Gelmini, per una scuola pubblica di tutti e per tutti.
Ma veniamo al tema. Antonio Gramsci si rivolge all’ipotetico amico che chiama Giovanni per fargli sapere: “Quanti ragazzi poveri ti invidiano, loro che avrebbero voglia di studiare, ma a cui Dio non ha dato il necessario, non solo per studiare, ma molte volte, neanche per sfamarsi. Io li vedo dalla mia finestra, con che occhi guardano i ragazzi che passano con la cartella a tracolla, loro che non possono andare che alla scuola serale”.
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sabato 5 novembre 2011
"Tu non sei spogliabile"
Crosetto alla giornalista: “Tu non sei spogliabile”
IL SOTTOSEGRETARIO A OMNIBUS (LA7) OFFENDE ANTONELLA RAMPINO DELLA STAMPA, CHE LASCIA LA TRASMISSIONE
di Sandra Amurri
Omnibus, programma mattutino di La7, si discute di crisi. Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto del Pdl termina il suo intervento. Francesco Boccia del Pd lo ricopre di complimenti: “Sei una persona intellettualmente onesta, uno dei pochi politici di qualità”. La parola ad Antonella Rampino giornalista della Stampa che spiega come il governo non sia in grado di affrontare la crisi.
Crosetto la interrompe con un “brava si può candidare alla Camera”. La collega ricorda di essere una giornalista e che il centrodestra candida le spogliarelliste di Berlusconi. Pubblicità.
Crosetto si alza le si avvicina e le fa dono dell’essenza del maschilismo: “La verità è che tu non sei spogliabile da nessuno, lo dirò quando riprenderà il dibattito”. La Rampino sfida il suo coraggio invitandolo a farlo.
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giovedì 20 ottobre 2011
"Pezzo di merda"
[...] L’addetto alla compravendita dei parlamentari, dopo aver letto sul Fatto l’intervista all’on. Di Biagio e la storia di Ricardo Merlo è entrato nell’aula della Camera, e come una furia gli ha urlato: “Ti chiameranno i miei avvocati”. Pronta la risposta di Di Biagio: “Fai pure porto al magistrato le registrazioni, che problema c’è?!”. È stato come parlare al diavolo di acqua santa. “Allora non ti querelo più, però tu sei un pezzo di merda” espressione non propriamente oxfordiana, ma coerente con lo stile della maggioranza.
“Vuoi scommettere che io ti faccio rimangiare queste parole?” rilancia Di Biagio.
Provvidenziale per Verdini l’arrivo di Bocchino: “Lascia perdere, non conosci Aldo, dai retta a me, non ti conviene” . Scena appetitosa per colleghi e fotografi e anche per il presidente Fini che se la gustava dallo scranno trattenendo a fatica il sorriso. Un attimo dopo ecco il mea culpa: “Ti chiedo scusa non volevo offenderti”. Epiteto pronunciato a sua insaputa. Poco dopo il portavoce di Verdini chiama la segreteria di Di Biagio rinnovando le scuse a nome del “Dimmi cinque cose che desideri” annunciando un comunicato per renderle pubbliche. Ma dall’altra parte del filo una voce ha risposto con un gentile: non importa. Mentre l’on. Luigi Bellotti, che in cambio del suo passaggio da Fli al Pdl ha portato a casa una poltrona da sottosegretario al Welfare, come raccontato ieri al Fatto da Aldo Di Biagio, non ha avuto alcun sussulto nel leggere la sua storia di “acquistato”. “E cosa possono dire? Si sono venduti la nostra anima in cambio, come fece Giuda Iscariota, di trenta denari” esclama Di Biagio.
(Sandra Amurri, Il Fatto Quotidiano 20 ottobre 2011)
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mercoledì 19 ottobre 2011
Orizzontali e verticali, tra puttanieri e ricottari
DI BIAGIO (FLI) DENUNCIA: ECCO COME VERDINI TENTA DI COMPRARCI
“Dimmi cinque cose che desideri” e l’accordo è fatto
di Sandra Amurri
Siamo a dicembre, nel pieno del mercato dei parlamentari, i telefoni dei possibili “acquistabili” sono incandescenti, il tempo stringe, la maggioranza langue e la fiducia per il governo è una questione di vita o di morte. Di Biagio, doppia nazionalità italo-croata, passato in An, finiano doc, una vita nel patronato, nel sindacato e nel volontariato, sposato, padre di tre figlie, ha voglia di raccontarlo tutto il “disgusto” provato e confessa: “Se Fini non fosse stato cacciato e non fosse nato Fli me ne sarei andato nel Gruppo misto, non ne potevo più di vedere ruberie di ogni tipo, nani e ballerine come figurine telecomandate, scene indecenti”. I rapporti con la collega-imprenditrice inviata in avanscoperta, poi nel caso in cui il terreno si fosse rivelato fertile la mano passerebbe ad altri per sottoscrivere il nobile “contratto”, sono sempre stati cordiali. Lei lo attende nel corridoio, lui le va incontro: “Sai Aldo, da te ci aspettiamo un atteggiamento serio e coerente. Guarda al futuro, fatti una fondazione e noi ti diamo 1 milione e mezzo di euro di Finmeccanica”.
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