mercoledì 31 agosto 2011

Falsi napoletani

Un procedere a zig- zag nel quale ci torna alla mente quel vecchio detto borbonico secondo il quale "nella regia marina ciò che si dice la sera non vale la mattina". (Paolo Cirino Pomicino, QUI)
E' un proverbio che, a quanto pare, conosce solo lui.
Ricorda molto da vicino l'altra bufala del "facite ammuina" (QUI).
Fino al 1861, anno in cui i Borbone caddero, si trattava di Armata Di Mare: due falsi con un solo colpo, la premessa. Poi, il detto vero e proprio che, riportato così, appare denigratorio per la Marina borbonica.


Ad occhio e croce, deve aver fatto confusione con

Stamm rint a' marina, chell ca se rice a ser nun val a matina (Siamo in marina, quello che si dice la sera non vale la mattina).
'A sera sò bastimiente, a matina sò varchette (La sera sono bastimenti, la mattina sono barchette).
Un adagio di carattere generale, quindi. Nessun riferimento specifico. Un errore che può capitare, sui giornalini.

Inizio del secondo atto

Il Giornale online (QUI)



Fonte: La Repubblica


Le aste per le frequenze telefoniche dovrebbero portare tre miliardi, quelle TV non si faranno, almeno per ora. Così ha voluto il Ministro Romani, l'uomo del "Cin Cin, riempimi di baci". Il PD, invece, ha proposto un emendamento.


La Lega propone una supertassa per sportivi, allenatori, direttori tecnici e preparatori atletici. Ed una fidejussione bancaria o assicurativa di almeno 3mila euro per gli stranieri che volessero aprire una partita IVA.
La descrizione di ciò che è avvenuto nel mega-summit di Arcore, sette ore di discussione intensa e laboriosa fra i migliori cervelli disponibili al governo di questo Paese, è buon materiale per una ricostruzione di vecchio varietà, come la celebre gag del gatto che assiste alla furibonda lite di due amanti ed è persuaso che l'uno stia incolpando l'altro di avere dimenticato di comprare la trippa. (Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano)
Aggiornamento

Il Giornale, ore 13:00

Penurie: i farmaci



L'acqua è poca, e la papera non galleggia, si dice a Napoli.
La rottura di stock di alcuni medicinali è un fenomeno che riguarda realtà molto diverse tra loro. Diverse le motivazioni: le esportazioni parallele, ma anche la tensione sulle materie prime e l’organizzazione del comparto farmaceutico. E' un problema che riguarda non solo l'Italia ma anche colossi come gli Stati Uniti, o la Francia. [...]
Come ha spiegato al Quotidien du Pharmacien un rappresentante dell’industria che ha preferito restare anonimo, “le aziende non hanno una capacità produttiva illimitata”. [...]
Il quadro non è chiarissimo e l’unico elemento comune nelle diverse interpretazioni sembra essere il limite alla capacità produttiva, soprattutto dei medicinali più innovativi. Però, qui almeno una spiegazione accettata da tutti sembra esserci ed è la penuria di materie prime. Lo scenario negli ultimi trent’anni è drasticamente mutato: la crescita della popolazione mondiale, il miglioramento delle condizioni economiche, e quindi dell’accesso alle cure, in paesi molto popolosi come Cina, India e Brasile hanno ovviamente fatto crescere la domanda globale di medicinali. Ma a pesare è anche la divisione internazionale del lavoro, per usare una definizione in voga negli anni Settanta, dal momento che oggi l’industria farmaceutica europea dipende all’80% da Cina e India per l’approvvigionamento delle materie prime, mentre negli anni novanta del secolo scorso la quota si fermava al 20%. La cosa non è senza conseguenze, come ha mostrato il caso dell’eparina Baxter tra il 2007 e il 2008.
All’epoca una grave epidemia negli allevamenti suini cinesi aveva enormemente ridotto la disponibilità di eparina greggia, fraudolentemente sostituita in alcuni casi da condroitina solfato supersolfatato.
Risultato: lotti ritirati, necessità di controlli a 360° e riduzione delle scorte di farmaco.
Peraltro, al ridursi delle disponibilità, soprattutto nell’Occidente industrializzato, non è estranea anche la continua discesa dei prezzi dei farmaci di sintesi che, come ha più volte richiamato il settore del generico, rischia di rendere antieconomiche alcune produzioni. Oggi, in sostanza, la situazione è abbastanza tesa, basti pensare che solo tre siti in tutto il mondo producono l’oseltamivir e che in Occidente un solo stabilimento produce penicillina. In queste condizioni basta poco per creare strappi nella filiera.
Una cosa è certa - e in questo hanno ragione i distributori francesi -  la questione va affrontata considerando tutti gli aspetti, compresi quelli macroeconomici, mentre il rimpallo di responsabilità sui singoli venti rischia di lasciare il tempo che trova (che non è bellissimo).
Fonte: Federfarmaservizi
Approfondimento: Le Monde

martedì 30 agosto 2011

Rebus per i bananas

 +


Il Premier ieri sera ha tirato fuori dal frigorifero una bottiglia di Champagne.
E stamattina fuori dal garage una delle sue Audi.


Sarà un messaggio in codice?

Fine del primo atto



La commedia era cominciata a Ferragosto. Due settimane di battute scontate, inframmezzate dalle "notizie" ( si fa per dire) sulla Libia. Eccoli di nuovo allineati nei titoli, trionfanti. Non ci credono neppure i loro lettori più affezionati: su internet il dissenso è evidente, nonostante la censura.

Hanno fatto "ammuina", sbattendo tra loro un po' di pentole e coperchi, e nella foga hanno scheggiato anche qualche porcellana. Le Coop sono sistemate e pagheranno le tasse come tutti, scrivono. Vedremo, soprattutto per quelle piccole e senza alcuna venatura di "rosso", quali saranno i benefici o i danni, e per chi. Vigilare sui furbi, no. Occorreva il taglio indiscriminato.


Pannicelli caldi, comunque. Di concreto non portano a niente, soprattutto in tempi brevi, quelli richiesti dalla BCE. Sono due giorni che Formigoni parla di vendere la RAI. Si privatizzerà, lo sappiamo tutti, o quasi.


E' una Guerra. Noi siamo guidati da un vecchio impresario di cabaret e da pupazzi che credono d'essere dei generali. Ho intravisto Gasparri, ieri, mentre usciva dalla villa di Arcore. Tutto serio, con dei libroni sotto il braccio, metodo Stanislavskij. Un Paese allo sbando.


Leggere i vari editoriali non serve a niente, meglio le vignette.

lunedì 29 agosto 2011

La sposa stuprata


Pare che il comandante militare di fatto ora a Tripoli sia Abdul Hakim Belhadj, questo bel soggetto. E' l'inferno, quello che le TV non raccontano.



La dote della sposa era questa:


* GDP per capita – $ 14,192
* Unemployment benefit – $ 730
* Each family member subsidized by the state gets annually $ 1.000
* Salary for nurses – $ 1.000
* For every newborn is paid $ 7.000
* The bride and groom receive a $ 64 thousand to purchase flats
* Major taxes and levies prohibited
* To open a personal business a one-time financial assistance of $ 20.000
* Education and medicine are free
* Educ.Internships abroad – at government expense
* Stores for large families with symbolic prices for basic foodstuffs
* Part of pharmacies – with free dispensing
* Loans for buying a car and an apartment – no interest
* Real estate services are prohibited
* Buying a car up to 50% paid by the State
* No Payment for electricity for the population
* Sales and use of alcohol is prohibited
* Petrol is cheaper than water. 1 liter of gasoline – $ 0.14

Fonte



  • La Libia non ha debiti. Ha il più alto tenore di vita in Africa, al di sopra di Russia, Brasile ed Arabia Saudita, secondo le Nazioni Unite.
  • Tutti i prestiti sono senza interessi.
  • Prima che Gheddafi prendesse il potere meno di un quinto della popolazione era alfabetizzata. Si è passati, oggi, all'83%.
  • Assistenza sanitaria gratuita. Se il trattamento non è disponibile in Libia il governo finanzia cure sanitarie all’estero.
  • La Libia è largamente autosufficiente nella produzione alimentare. A chiunque desideri fare l’agricoltore viene dato l’uso gratuito di un terreno, una casa, attrezzature, bestiame e semi.
  • Gheddafi aveva promesso che neppure i suoi genitori avrebbero vissuto in una casa fino a quando tutti libici non fossero stati alloggiati. Ha mantenuto la sua promessa e suo padre è morto prima che egli fosse stato in grado di sistemarlo in una vera casa. A tutti i libici sono concesse case gratuitamente.


Aggiornamento

Prima e Dopo : QUI

"Indirettamente"


Il premier dovrebbe riuscire (il condizionale fino ad oggi pomeriggio è d'obbligo) a non mettere le mani direttamente nelle tasche degli italiani.
Solito posto, solito "libero servo": QUI

domenica 28 agosto 2011

Wanted

Ma quale padre della patria? Quale Dio caduto in terra? Per tanti bambini libici Gheddafi è sempre stato una sorta di spauracchio, incarnava l'equivalente del nostro lupo mannaro o dell'orco cattivo. E adesso che non spaventa più, tutti lo sbeffeggiano, e vorrebbero vederlo morto, magari impiccato, come in parecchi disegni che hanno realizzato gli alunni di una scuola elementare di Bengasi, ai quali abbiamo chiesto di rappresentarcelo. Un mostro. E' questa l'immagine che esce dalla mente e dalla fantasia dei piccoli bengasini: un mostro collerico e crudele, che con il suo sguardo ad asola e la sua voce roca terrificava chiunque. E adesso che il "leader della rivoluzione"è diventato un fuggiasco, i bambini si vendicano.Dice Sagida, otto anni, salopette di jeans e capelli castani raccolti in lunghe trecce: << A me non ha mai fatto paura, neanche quando era il padrone di tutto. Adesso scappa. Spero proprio che i nostri l'acchiapperanno e poi lo uccideranno>>. [...] (Pietro Del Re, Bengasi)
I Bambini di Bengasi disegnano Gheddafi. Il viso, la shiashia -quella specie di fez morbido - sulla testa, due rotondi scarabocchi di capelli tinti di nero che sbucano ai lati - come il nostro sor Pampurio, per chi ha l'età di ricordarlo. Il disegno è così stilizzato e variato che si capisce che avevano imparato tutti a farlo, quando era un compito di devozione per il padre della patria, e ora lo rifanno, ma gli storcono la bocca all'ingiù e lo appendono a un patibolo, o gli mettono al collo una corda i cui anelli salgono come un fumo. Oppure lo disegnano intero e già piegato, con la djellaba e le braccia alzate, mentre una grossa bomba dal cielo sta per colpirlo. Oppure come un cane, credo: cane è un insulto sanguinoso, rinfacciato al rais che non smette di urlare che i ribelli sono topi. A Gheddafi-cane viene cavato un occhio (mi pare. ma so che per interpretare i disegni dei bambini bisogna avere ancora cuore di bambino, e non è facile). Il nome GADAFI, è scritto in stentate lettere latine, e dunque c'è l'intenzione di destinarlo a spettatori lontani. [...] (Adriano Sofri)
Perle pubblicate su La Domenica di Repubblica.
Non so proprio da dove cominciare, a ridere, per il disgusto.

Come faccio spesso, soprattutto in certe pubblicazioni, guardo prima i "disegnini". Quel "Gadafi", in effetti, aveva attirato la mia attenzione. Poi ho visto la foto con la scrittura in arabo. Quindi, ho iniziato a leggere i due "intellettuali", e mi son spanciato. Non credo sia necessario uno psichiatra infantile o un grafologo per smascherare manipolazioni evidenti agli orbi.


Gheddafi ha ancora un centinaio di miliardi di dollari a portata di mano, tra moneta, depositi in paradisi fiscali (anche Roma, chissà), diamanti e tonnellate d'oro nascoste nel continente africano. Dell'Inghilterra e della banche europee, a differenza di Chavez, non s'è mai fidato molto.

Tra tanti pupazzi, il "cane deriso" non ha voluto neppure togliersi lo sfizio di mettere qualche taglia. Finora, almeno.


Ho appena letto delle amazzoni "gheddafine" che lo accusano di averle stuprate. Chissà di cosa non saranno capaci le "olgettine" quando verrà il tempo.

Irene, l'uragano cattivo



Allarmi per l'evacuazione, corsa a far provviste. Una decina di vittime, le luci della città che si spengono.
"Saranno ore lunghissime", dichiara il Presidente.


Come se si trattasse di un bombardamento.
Mancherà solo la marca stampigliata sull'ordigno. Irene colpirà con raffiche intelligenti? Riceverà onorificenze da Giove Pluvio o Dio Onnipotente? Marte e Michele vigileranno sulla ricostruzione?

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sabato 27 agosto 2011

Onorevole con la testa rasata

(Cliccare per ingrandire)

Qualcosa su cui interrogarsi, magari in Parlamento.
Se avanza del tempo tra lo zio di Letta (buonanima fascista, minimizzato QUI) e Gaetano Saya.

Cialtroni? Cretini, forse

Questa la prima pagina odierna di Libero. La Gazzetta Dello Sport, invece, scrive di "autogol". QUI la raccontano meglio.

"Cialtroni", dicono loro, a Gattuso & Co.. Moggi, Ivan Zazzaroni, Francesco Borgonovo, e le categorie di Vaime. Moggi, forse, un po' di meno: è riuscito a diventare milionario con i calci, al pallone. Mantenendo la "baby pensione" da ferroviere. Sempre riconoscente a San Pio.



Che cretini certi calciatori a non fare come Mourinho, che appena può si sceglie gli interlocutori. A vita.

I cretini non sono più quelli di una volta

“Un tempo (secoli fa) queste cose succedevano con una certa frequenza. Per ragioni impalpabili, di solito per iniziativa di alcuni che io chiamo per semplificare cretini. Dei quali ricordo le facce: lisce e tranquillizzanti e a volte anche allegre e ammiccanti. Insospettabili e veloci a rientrare nella normalità espressiva dopo qualche momentaneo tic: un colpo a sistemare i capelli, una lisciata con l’indice sul naso, una grattatina all'orecchio. Poi sgambavano elastici verso le loro Bmw, sorridenti e consapevoli
di sé. Partivano a razzo dopo un paio di sgassate.
È più difficile oggi riconoscere i cretini, quei cretini lì. Hanno sempre la Bmw. Ma non sono più quelli di una volta.”
Oggi, in effetti, molti riescono a dissimulare. Raramente sbagliano i verbi, azzeccano la consecutio, non si fanno mancare le citazioni dotte. Un fiorire di paroloni, spesso accondiscendenti, grafomani e logorroici.

"Uno con una certa cultura", si potrebbe pensare. Una laurea, forse due, "certamente intelligente". E via il cappello quando passa, sull'attenti, o poco ci manca.

Invece no.
Un somaro bardato come se fosse un purosangue. La carrozzeria di una Ferrari con dentro una cinquecento. Quando inizia la corsa si sente il raglio, anche del motore, e la finzione cade. Un cretino, fatto e finito. Poteva dirlo prima.

venerdì 26 agosto 2011

Ritorna la corsa all'oro


L'oro vede quota 1.900.
Le vecchie città fantasma potrebbero rianimarsi.
Nei dintorni di Bodie, tra California e Nevada, hanno ricominciato a scavare, in attesa delle concessioni delle agenzie federali. Gli USA sono il quarto Paese produttore, dopo Cina, Australia e Sud Africa.


Noi abbiamo qualche lingotto nei forzieri della Banca D'Italia (qualcuno sospetta che, in realtà, siano altrove) e tante fedi. Speriamo di non esser chiamati a "spezzare le reni alla Grecia".


C'è chi consiglia di investire nei mutui, diventati più convenienti, comprando casa, e c'è chi abbocca. I grandi proprietari immobiliari, come banche, assicurazioni, enti previdenziali o la Chiesa, non sono stati toccati dalla manovra economica. E si danno da fare per guadagnarci ulteriormente.

I blog ed i commenti coi baffi

Qualcuno di voi si sarà chiesto  come sia possibile utilizzare stili di carattere diversi o altre amenità nei commenti ai blog. Non sempre questo è consentito ma qualcosa si riesce a fare, almeno quando compare l'indicazione seguente:
You can use some HTML tags, such as <b>, <i>, <a>
Negli altri casi conviene provare e verificare (utilizzando la funzione "anteprima") che il proprietario del blog non abbia disabilitato tale possibilità.

Ecco alcuni esempi:


Grassetto

E' ottenuto racchiudendo il testo tra i tag <b></b> :
<b>testo</b>


Corsivo
E' ottenuto racchiudendo il testo tra i tag <i></i> :
<i>testo</i>



Collegamento ipertestuale
E' ottenuto racchiudendo il testo del collegamento ed il collegamento stesso tra i tag <a href=""></a> :
<a href="http://...">testo</a>




Cacciatori, lepri, volpi e cani da riporto


Come nella tradizione, prime pagine spesso di grande impatto quelle de Il Manifesto. Ma troppo spesso si fermano lì, al titolone. L'approfondimento degli argomenti è di modestissima qualità, gli editoriali ricordano troppe volte il compitino fatto di controvoglia, giusto per sbarcare il lunario.

Il Manifesto di chi e di cosa?

Di Rossana Rossanda e quel che le passa per la testa?
Si segue l'idea preconfezionata, senza interrogarsi strada facendo.
Perdono lettori, rischiano la chiusura e loro che fanno? Coccolano ed ingrassano il "titolista", STOP. Chi è interessato agli incensi di Capitalismo ed Imperialismo ne legge i fogli ufficiali e non le imitazioni.


E veniamo al grande "mainstream", quello che, secondo alcuni, sarebbe di sinistra, se non proprio comunista, o "cerchiobottista" per non scontentare nessuno. Mi limito a "La Repubblica", che fino all'altro giorno avevo sempre aperto in una delle "schede" del browser.


Il denaro lì non manca, è evidente anche ai ciechi.
Eppure, anche loro cadono spesso nella sciatteria, con "notizie brevi" scritte male e troppo gossip rubato ad altri. Mi sa che hanno presente quale sia il "target" medio e gli si adattano, coltivando la sua supposta "superiorità".
Fanno le grandi campagne tra Italiani all'estero o donne in patria, inondandoci di foto con "orgoglioni" felici e femmine sbananizzate. Commenti aperti a tutti, dicono, la democrazia dal basso.


C'è la Guerra per la Libia e chiudono al dissenso, la democrazia è sospesa. Libertà d'informazione a senso unico.


Arrivano, così, i cecchini che sparano sui bambini, il petrolio di scarsa qualità, i figli di Gheddafi che prima muoiono e poi risorgono, i giornalisti rapiti ma rifocillati e subito liberati da altri "lealisti", non si sa verso chi. I "ribelli" vestiti come se andassero allo stadio, i "consiglieri" militari francesi, inglesi ed americani appena accennati o raccontati pittorescamente, con i disegnini del loro vestiario adatto al deserto. I disegnini, mai le foto.


I racconti di questo o quell'altro inviato, sempre dallo stesso albergo o da Beirut. Testimonianze di sconosciuti che cuciono le nuove bandiere, decine se non centinaia, con quello che si trovano in casa.


Nessuno può commentare, se non in qualche blog collegato. Mai in prima pagina, dove è più chic dire la propria.


Un dittatore che non riescono a far fuori, ma che gli oppressi sembrano voler tenere in vita. E' in scena, di nuovo, la rappresentazione della grande ipocrisia della cosiddetta "cultura occidentale". Con cacciatori, lepri, volpi e cani da riporto. Bello schifo.

giovedì 25 agosto 2011

Le ricchezze del Sahara libico


Tutto ebbe inizio nel 1926, con il geologo Ardito Desio. La Società Geografica Italiana gli affidò l'esplorazione dell'oasi di Giarabub, all'interno del Sahara libico. I risultati furono raccolti nella pubblicazione di quattro volumi. Negli anni '30, su incarico dell'Accademia D'Italia, presieduta da G. Marconi, proseguì le sue esplorazioni e nel 1938 estrasse i primi litri di petrolio. In realtà, l'interesse era soprattutto per le falde acquifere artesiane che consentissero l'irrigazione ed una nuova vita per quelle zone desertiche.

Non fu subito compresa la straordinaria natura dei giacimenti libici e sotto l'amministrazione italiana non si ebbe nessuna estrazione a fini commerciali. Lo sviluppo di un programma di ricerche petrolifere, con il concorso dell'AGIP, fu interrotto dalla guerra e ripreso vent'anni dopo dagli Americani (ESSO). La produzione cominciò nel 1961 ed in poco tempo fece della Libia uno dei maggiori esportatori mondiali.


Quello libico, però, non è petrolio come tanti altri. Si tratta di "sweet light crude", a basso contenuto di zolfo, particolarmente appetibile per le raffinerie europee, soggette a limiti severi sui carburanti. Un decimo delle riserve mondiali di "sweet light" è nascosto sotto il Sahara.


(Cliccare per ingrandire)
Molti osservatori europei si preoccupano del petrolio e del gas, degli approvvigionamenti e dei prezzi di mercato; ma si tratta di preoccupazioni poco significative. Di gas ce n'è fin troppo sul mercato, l'offerta è maggiore della domanda e gli operatori internazionali sono ben contenti che ci sia una diminuzione del prodotto. Per il petrolio è diverso, ma quello libico è uno dei peggiori per qualità e comunque rappresenta meno del 2 per cento dell'offerta mondiale. (E. Scalfari, QUI)
Incredibilmente, o forse no, uno dei maggiori quotidiani italiani fa questo tipo di disinformazione.
Al contrario, il Financial Times spiega molto chiaramente le cose, in particolare riferendosi all'Europa ed alle sue necessità immediate.
E non finisce qui.
Un'altra risorsa che sta divenendo scarsa per gli abitanti di questo pianeta è l'acqua. Vitale più del petrolio, dell'oro o qualsiasi altra gemma, ovviamente. Le grandi riserve si trovano in Europa occidentale, Canada, Stati Uniti e Brasile. Pochi sanno, però, degli immensi giacimenti conservati sotto il Sahara. Un tesoro di acqua potabile purissima. Anche questa, come il petrolio, una risorsa fossile non rinnovabile, formatasi nel corso di quaranta millenni.
Con quella che ha voluto definire "Ottava Meraviglia Del Mondo" (The Great Man-Made River Project), Gheddafi ha portato quest'acqua alle città della costa.


Per approfondimenti: QUI e QUI


In quarant'anni Gheddafi ha cambiato il volto del proprio Paese ed il destino di un popolo. Nel periodo durante il quale è stato isolato dalla comunità internazionale, il petrolio libico non è stato svenduto come, invece, accaduto altrove. Le compagnie straniere hanno sottoscritto accordi vantaggiosi per la Libia al contrario, ad esempio, di quanto avviene sotto i nostri occhi in Sicilia o Lucania. Il denaro ottenuto è stato reinvestito in grandi opere, l'innalzamento del benessere della popolazione locale e di due milioni di immigrati dai Paesi confinanti. Non un centesimo chiesto in prestito alle banche straniere.


Aggiornamento
I "progetti verdi" di Gheddafi: QUI e QUI

Picchiati, rapinati e sequestrati

Picchiati, rapinati e sequestrati, vicino a Zawiya, Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera, Domenico Quirico della Stampa, Claudio Monici di Avvenire. Ora sono nelle mani dei lealisti. Ucciso l'autista.
La vicenda è raccontata così, quasi da tutti i "grandi giornali".
La fonte sarebbe proprio uno dei quattro, con una telefonata concessagli per l'Italia. Brutali, ladri e rapitori questi "lealisti" ("esercito" non andrebbe bene), ma fino ad un certo punto. Uccidono l'autista, l'unico presumibilmente del posto, ma non i contastorie che, invece, vengono portati via e rifocillati, neanche fossero in Aspromonte.


Ora arriverà la telefonata con la richiesta del riscatto, quella annunciante la liberazione o, invece, quella triste?


I quattro saranno stati utili agli uni o agli altri?
Sono in grado di distinguere un accento espresso in lingua araba o ricordarne qualche parola a distanza di settimane, anche senza i registratori rapinatigli?


Mi auguro per loro che riescano a fingersi idioti, di quelli utili.

Aggiornamento

Sono stati liberati. Vediamo che ci raccontano di bello.

mercoledì 24 agosto 2011

Censure

Achille Starace 1889 -1945


RAI 1, prima serata, intorno alle 21:30.
E' la storia di Salvo D'Acquisto (1920 - 1943), interpretato da Fiorello, ancora lui, quello che cambia gli abiti di scena ma non l'espressione.
Avete presente il sergente Hartman in The Full Metal Jacket? Un film del 1987 ambientato ai tempi della guerra in Vietnam. Beh, nel 2011, in un film ambientato negli anni '40, un capitano dei carabinieri, in una scena simile, grida
facce di cocuzza !
 Va bene che Starace all'epoca abolì l'utilizzo di molte parole ma questo mi sembra davvero troppo. E che cocuzza !

martedì 23 agosto 2011

Qualcosa esportiamo: i lucchetti

Ponte Milvio
Da Ponte Milvio (Roma) fino a Ponte Vecchio (Firenze), lungomare Caracciolo (Napoli), Ponte di Rialto (Venezia), Palermo, Lecce, Parma, Aosta, Bologna, Verona, Pescara, nelle Cinque Terre, e poi Parigi, Vilnius, Pecs, Madrid (Plaza Mayor), Seul, la Grande Muraglia, a 50 km da Pechino.

Ne raccontano Marina Cavallieri e Francesco Merlo su La Repubblica.
Puntuale, l'intervista a Federico Moccia, che si dice "per niente pentito" di aver lanciato la moda.
Non voglio neppure interrogarmi sul fatto che le sue "cose" possano essere state tradotte in altre lingue e diffuse all'estero. Do per certo che queste testimonianze d'amore siano opera di Italiani in trasferta.


Dite che girare con questa in tasca potrebbe esser considerato poco romantico?

Amerikanate

(Cliccare per ingrandire)
Alla luce del giorno, gli stessi luoghi mostrati in TV appaiono diversi.




Al Jazeera, con sede in Qatar.
Si stanno diffondendo voci che ipotizzano le immagini dei "ribelli" in Piazza Verde come costruite in Qatar, appunto. Come si fa a Cinecittà.
La TV araba, conosciuta in tutto il mondo, era già stata oggetto di critiche per comportamenti poco trasparenti del recente passato.


I "figuranti" sarebbero poi stati portati a Tripoli da elicotteri ed altri mezzi NATO. Obiettivo: distrarre l'opinione pubblica internazionale mentre vengono distrutte dall'alto le infrastrutture civili.

Il coniglio dal cilindro

(Cliccare per ingrandire)
[...] Non voleva fare la guerra a un amico di cui aveva ricevuto visita a Roma, in pompa magna, e col quale aveva stretto rapporti di affari vantaggiosi per l’Italia. Lo tiravano per la giacca, però lui si impuntava: no, no, contro Gheddafi no e poi no. Era nel giusto. Ma è noto come vanno certe vicende. Tutti (ministri, consiglieri, Napolitano, Obama, Sarkozy e chi più ne ha più ne metta) gli stavano addosso, gli toglievano il fiato: Silvio, Silvio dacci retta, bisogna combattere. E lui, sfinito, si è lasciato sfuggire un sì che non avrebbe mai pronunciato se non gli avessero fatto una «capa tanta». Avevano torto gli altri, non lui. Berlusconi doveva farsi valere? Naturalmente. Ma in certe circostanze bisogna trovarsi. Occorre solo aggiungere un particolare importante: anche Bossi era contrario all’uso del cannone. Altri tempi o altro Bossi? Altro Bossi.Vittorio Feltri
 Frattini, invece, è ancora ben rintanato nel fondo del cappello.


Aggiornamento
Dopo mezza giornata, non c'è traccia dell'editoriale sul sito internet del quotidiano. Cosa che capita spesso quando il pezzo serve soprattutto per la prima pagina in edicola ed in TV.

Il tempo delle cavallette

(Cliccare per ingrandire)
Ecco, ci siamo. Non sembrano volerla fare tanto lunga.
Il Corriere Della Sera ci propone un Rapporto dell'Istituto Bruno Leoni.

ENEL E FINCANTIERI LE PIÙ FACILI E VELOCI
MA A PREZZI DI SALDO

Più complessa l’operazione sulle Poste 
 [...] Fine dello Stato-proprietario. Ma non senza ostacoli. La valorizzazione dell’intero portafoglio societario elaborata sulla base di dati presi da E. Barucci e F. Pierobon è di 101,7 miliardi. «Il dato è sopravvalutato visto il calo delle quotazioni borsistiche dell’ultimo mese». E infatti questo potrebbe essere uno dei punti deboli del ragionamento: vendendo ora si subisce il mercato depresso. «Ma visto che noi consideriamo sottovalutate le valorizzazioni perché risentono della debolezza del Paese e visto che in queste società non è cambiato nulla in questo periodo il doppio effetto delle due forze contrarie dovrebbe riequilibrarsi con la vendita» difende la scelta Stagnaro. 
[...]
Come calcola bene le forze Stagnaro.
E' il tempo delle cavallette, travestite da im-prenditori coraggiosi.
Forse non sanno che c'è qualcuno che le mangia, e che certe abitudini possono essere contagiose.

lunedì 22 agosto 2011

Anche a me non piace la formica



Alla Formica
Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala.
(Gianni Rodari)

La sposa è sull'altare

Comodamente seduto nel giardino di casa mia, provo anch'io, come Allam, a guardare la TV.
Scelgo Russia Today (video in lingua inglese, con sottotitoli in Italiano), in collegamento con Tripoli.
Mahdi Darius Nazemroaya, sociologo canadese, è ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG). Si occupa in particolare di studiare le dinamiche geopolitiche e le relazioni internazionali nel Vicino e Medio Oriente. Attualmente si trova in Libia nell'ambito d’una missione indipendente per appurare sul terreno i fatti legati all’esplosione della guerra civile ed all’intervento straniero.


Con un suo collega, è stato appena minacciato di morte.
QUI una sua intervista recente per Eurasia.

I dubbi amletici dello sposo del mare



Magdi, ex maomettano, Allam oggi si ricorda di essere anche un "esperto di fatti mediorientali" e, dalle pagine del solito prestigioso quotidiano, invita alla riflessione. Sarà democrazia o shari'a?
«Alba della sposa del mare» (Fajr Arus al Bahr), coniato dallo spirito poetico e focoso degli autoctoni, vuole suggellare l'autonomia della rivolta libica e la sua intima sintonia con lo spirito della legalità internazionale.
Lui la storia la spiegherebbe così, ma anche no.
Dal salotto della sua casa romana, guardando la TV, ha individuato tra i "ribelli" dei barbuti inneggianti ad Allah e si chiede se il Popolo libico non sia destinato a cadere dalla padella nella brace. L'orologio rotto, fermo sul "pericolo islamista", stavolta sembra aver segnato l'ora giusta.


Le nuove radici cristiane e giudaiche, però, non lo fanno andare oltre. Alla TV non mostrano tutto, ed a lui è sufficiente dire e non dire, condendolo della solita spezia.

Euskal Herria



L'altro giorno scrivevo dei "Padan cocks", gente pittoresca abitante di un luogo che non c'è. Ieri Carlo Vulpio, su Il Corriere Della Sera, ha incontrato Andoni Goikoetxea Olaskoaga, ex calciatore difensore dell'Athletic Club di Bilbao, diventato famoso per un durissimo intervento (video) su D. A. Maradona nel settembre del 1983.


Un'intervista che ho trovato bellissima, una pagina da strappare e conservare.
Si comincia con una citazione: "I popoli liberi sono i soli che abbiano una storia; gli altri hanno solo delle cronache: sono materia per l’erudito e il genere umano non li conosce" (Edgar Quinet). Poi si accenna ad un libro.
«Dio creò solo una squadra perfetta. Le altre le riempì di stranieri». Questo detto popolare, che fa da epigrafe a un capitolo del libro «L’utopia calcistica dell’Athletic Bilbao», scritto da Simone Bertelegni (BradipoLibri, pp. 210, € 16), rende bene l’idea di un’esperienza unica al tempo del calcio globalizzato.Quella dei baschi dell’Athletic Club Bilbao, squadra autarchica, otto volte campione di Spagna, ma gelosa del nome originario, in inglese, che invano il franchismo cercò di mutare in Atlético de Bilbao. Il libro è una miniera di dati, nomi, storie di un calcio «altro», che si ostina a sopravvivere alla perdita di identità del calcio di tutti gli «altri»
 Per il "Times" è diventato il calciatore più cattivo della storia del calcio, "il macellaio di Bilbao"«Non sono cattivo, Maradona lo sa», racconta oggi Andoni. Per quel fallo "di frustrazione" (perdevano 4 a zero e non gli era stato fischiato un intervento scorretto appena subito) non fu neppure espulso.
«Yo soy un duro, no un malo» («Sono un duro, non uno cattivo») , dice Goikoetxea, come se parlasse a nome del suo Popolo, l'Euskal Herria (I Paesi Baschi). Il termine Euskal Herria indica sia il luogo geografico abitato che l'insieme stesso dei Baschi. Questi, infatti, sono sempre rimasti uniti grazie alla propria cultura (principalmente la loro lingua) e quasi mai territorialmente, quindi un Basco è principalmente una persona che parla l'idioma basco (e perciò è chiamato Euskaldun, cioè colui che parla il basco) prima di essere una persona che vive nel territorio del Paese basco.
Andoni e Diego, dopo quella volta, si sono rivisti, si sono parlati e persino abbracciati. «Da noi si dice che ciò che succede a Las Vegas resta a Las Vegas — spiega Goikoetxea —, per dire che ciò che accade in campo finisce lì, in campo».
Una norma non scritta, ma chiara, semplice, fondamentale per chi concepisce il calcio e la vita «secondo la filosofia dell’Athletic». Che è una filosofia politica unica, perché «molto basca», basata sull’orgoglio di combattenti che hanno sempre odiato il Franchismo e che ancora oggi venerano come loro simbolo più importante l’Albero della Libertà di Guernica (Gernika, in basco), la prima città ad aver subìto, il 26 aprile 1937, un bombardamento sulla popolazione civile. Una filosofia cresciuta sull’idea di democrazia che è propria delle Repubbliche costituzionali occidentali e vissuta attraverso un attaccamento alla terra e alla lingua — non romanza, di misteriosa origine pre-indoeuropea —, che sul piano calcistico si traduce in una squadra autarchica, in cui possono giocare solo i baschi, ma che tuttavia non trascende mai nella xenofobia e anzi è aperta a tutti.
Questa filosofia, questa affermazione perentoria della propria identità è ciò che fa la differenza. Ed è la stessa per tutti. Per Goikoetxea   per i ragazzi formatisi nella «fabbrica» di Lezama, il centro sportivo dell’Athletic Bilbao, in cui non c’è «differenza di classe» tra campioni affermati e giovani promesse.
Per i tifosi, considerati un pubblico tra i più sportivi d’Europa, che va allo stadio San Mamès come se andasse in chiesa (e infatti qui per Catedràl si intende lo stadio, non quella intitolata a Santiago, nel borgo antico), e per i trentamila soci (un socio, un voto) che ogni quattro anni eleggono il presidente e la giunta direttiva del Club.
«Siamo un unicum nel mondo», dice con orgoglio Goikoetxea. E dice «siamo», perché chi ha giocato nell’Athletic Bilbao resta per sempre dell’Athletic Bilbao, anche se cambia squadra, come Goikoetxea, che ha chiuso la carriera con l’Atletico Madrid.
La filosofia politica basca applicata al calcio, tuttavia, non bastò a evitare, dopo quel fallo su Maradona, che per la finale di Coppa del Re, a Barcellona, sugli spalti del Camp Nou, ad aspettare Goikoetxea si facessero trovare in centomila. Erano lì tutti per lui. Appena toccava palla lo subissavano di fischi e male parole. Non era Barcellona-Athletic Bilbao, era Camp Nou contro Goikoetxea.
C’erano due possibilità, racconta Andoni, «o farsela addosso, o far finta di non sentire e combattere ». Lui, ovvio, sceglie la parte del Gladiatore che è, e la Fortuna, come avviene in tutte le storie fantastiche, gli arride. Segna proprio lui, di testa, e i centomila ammutoliscono. L’Athletic Bilbao vince e Goikoetxea prova una cosa sola: «Un orgasmo».
Non per il gol in sé. E nemmeno per aver sconfitto i catalani. «Ma per aver saputo ruggire come un leone (e Leoni vengono chiamati giocatori e tifosi dell’Athletic, ndr) nel momento di maggiore difficoltà».
Nella «geopolitica calcistica» basca però, comportarsi «da leone» non vuol dire soltanto ruggire. Ma anche saper mantenere la «cabeza fria», la mente fredda, quando si deve centrare un obiettivo essenziale, che può persino andare al di là di ciò che comunemente si intende per «lealtà sportiva». Come accadde, per esempio, nel 1982, quando i baschi della Real Sociedad di San Sebastian (Donostia, in basco) vinsero il campionato grazie alla «collaborazione » dei baschi dell’Athletic, che incontrarono nell’ultima gara del torneo. Favore ricambiato due anni dopo, sempre all’ultima giornata, con la Real Sociedad che si fa sconfiggere e l’Athletic che diventa campione di Spagna per l’ottava (e ultima) volta.
Quelle due partite Goikoetxea le ha giocate, e anche da capitano. Nella prima, con la Real Sociedad in vantaggio di due gol, Manuel Sarabia segna per l’Athletic. Imbarazzo generale tra i bilbaini e Goikoetxea che chiama «Manolo» e gli sussurra qualcosa all’orecchio. «Gli ho detto solo di farsi coraggio», dice ridendo Goikoetxea. O forse, com’è più probabile, di non farlo più. In ogni caso, la partita finisce in quel momento. Nella seconda gara, a parti invertite, è quasi commovente vedere i giocatori della Real Sociedad non festeggiare un gol del loro compagno Urialde e il portiere Arkonada rinviare a ripetizione la palla sui piedi degli avversari dell’Athletic, che infatti alla fine vincono la partita e il titolo.
Goikoetxea se la ride ancora una volta: «Ah, sì? È successo tutto questo?». Poi si fa serio. «Da noi, anche nel calcio, c’è un sapore politico permanente — dice —. Non c’entrano i partiti, ma il fatto che noi non siamo soltanto una squadra di calcio. Siamo uno straordinario veicolo di identità nazionale e soprattutto l’orgoglio di un territorio e di un popolo».
Andoni, e se viene a saperlo «The Times»? «Meglio di no. Altrimenti perdo il primato in classifica... In fondo, se il Macellaio di Bilbao può essere utile all’Athletic e a Euskal Herria, bisogna ringraziare "The Times"».

Un confronto, quello con i "cazzoni padani", impietoso.

domenica 21 agosto 2011

Resistenza


(Cliccare per ingrandire)
Uno dei commenti a questo articolo di Sgarbi.


Proprio non arrivano a capirlo. Il fascismo in Italia c'è già stato e da un bel po' i nipotini trastullati sulle ginocchia del vecchio gerarca provano a rialzare la testa, scostando il tombino e mettendo il naso fuori dalle fogne in cui li ha ricacciati la Storia.


Una ragazza che si iscrive all'ANPI piuttosto che ai Circoli Della Libertà della mai signora Brambilla rappresenta un esempio di buona gioventù, quella che non piace ai vecchi porci o ai nostalgici di un potere malato, arrogante e vigliacco. Il tentativo di colpirla ed umiliarla con una retorica stantia e malvissuta non merita la badilata ma una sonora risata, gioiosa e cristallina, tipica della giovinezza e così letale per orecchie viziate dal tempo e corrotte dalle necessità.

sabato 20 agosto 2011

L'alba della sposa del mare

"Fajr Arous Al-Bahr" è la traslitterazione dall'arabo del nome dato dai sedicenti ribelli all'operazione che dovrebbe portare alla presa di Tripoli, l'antica sposa bianca del Mediterraneo. Non un codice, quindi, visto che il riferimento storico alla città appare chiaro. O forse sì?

"Odyssey Dawn" fu la scelta semi - casuale per la parte che toccava agli Americani nell'operazione internazionale. Figlia di "Iraqi Freedom", nipote di "Enduring Freedom", pronipote di "Desert Storm". Combinazioni di parole che non diano pretesti a critiche da parte della stampa (vedi "Infinite Justice").
I giornali italiani, a differenza che in Francia o in Inghilterra, non propongono un proprio nome ma si accodano con traduzioni spesso improbabili, come "Odissea all'alba".

Ritorno, quindi, all'alba della sposa del mare e mi chiedo chi mai abbia sentito il bisogno di servirsi di un nome per l'impresa, un nome che utilizzi una delle due parole americane già scelte. Chi è stato in Libia, o chi si informa da giornalisti che non siano "embedded", sa del vasto consenso che Gheddafi ha sempre avuto, conosce quali siano state le condizioni economiche, culturali e sanitarie della popolazione. Ha visto gli omaccioni con vestiti yankee, rayban ed armi semiautomatiche alla guida dei "ribelli" di Twitter.

L'ipocrisia occidentale nei confronti del "beduino" ad un certo punto ha preso altre strade. Chi s'era accordato con i potenti per fare il lavoro sporco viene eliminato, come avvenuto con Saddam. Pazienza per i profughi che invaderanno l'Europa.

Sarà un caso, ma con "Arous Al-Bahar", oltre a numerosi ristoranti ed alberghi nord africani, si indica anche una piattaforma della Hess.


Aggiornamento

Amici, compagni di scuola e di accademia militare, poi insieme nel golpe del 1969: Muammar Gheddafi e Abdel Salam Jalloud in questa foto scattata a Tripoli nel maggio 1975 (Afp)


Jalloud è sbarcato a Roma ma è atteso a Bengasi dai "ribelli". L'uomo che per quasi 25 anni è stato il più potente e temuto nella Jamahiriya, dopo il Colonnello ovviamente. E che per altri 19 anni ha vissuto in silenzioso confino in una villa di Tripoli, per aver perso il favore di Gheddafi a causa di divergenze politiche, dell’avanzata dei figli del Qaid, dei sospetti di questo sulla fedeltà dell’amico.