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domenica 29 gennaio 2012

Sallusti, lo Spiegel e Facebook


Quelli del Il Giornale non vogliono proprio mollare la presa sul delirio.

Ancora non hanno capito che la copia cartacea del settimanale in edicola niente ha a che vedere con l'articolo di Fleischhauer pubblicato soltanto online. "La sede dello «Spiegel» ad Amburgo e la copertina scandalo" è la didascalia che aggiungono ad un paio di immagini.
Si inventano fughe, ritirate o vergogne ma poi sono loro stessi ad aggiungere "
I responsabili di Facebook intervengono quando ricevono segnalazioni negative. È sufficiente indicare una pagina come «spam», spazzatura, per innescare una serie di controlli. A volte questi avvertimenti hanno un fondamento, altre sono operazioni di killeraggio. È capitato anche al Giornale, la cui pagina ufficiale su Fb venne chiusa d’ufficio (e successivamente riaperta con tante scuse) dopo la denuncia di qualche internauta."
Non basta. Si lagnano pure del fatto che altri giornali non abbiano abbracciato la loro crociata, che l'abbiano fatto con poca convinzione ma senza citarli, che Travaglio li abbia sfottuti. QUI la pagina intera de Il Giornale.

Si rivolgono a dei cretini oppure fanno "ammuina"?



Aggiornamento
QUI "Valigia Blu" riassume la vicenda ed aggiunge la traduzione di un'intervista a Fleischhauer.

sabato 28 gennaio 2012

Sallusti prova a rimorchiare lo Spiegel


Alessandro Sallusti, intellettuale e nipote di uno "finito a Salò senza essere stato fascista", sul giornaletto che gli han dato da dirigere ha provato a prendersela (anche oggi, con un altro titolone) con la Germania intera, attraverso un attacco allo Spiegel. La barchetta che tenta di rimorchiare la Concordia.
Già si copre di ridicolo nel momento in cui decide di parlare di un titolo (quello dell'articolo online) e pubblicarne un altro (la copertina del settimanale in edicola). Con il resto del suo editoriale e nelle pagine interne si affossa completamente. I Tedeschi, a differenza nostra, con i nazisti ed il nazismo hanno fatto i conti, senza consentire a molti gaglioffi di potere riciclarsi con altre casacche. 
Jan Fleischhauer, poi, letto con attenzione, ha voluto molto semplicemente esprimere quella che solitamente viene definita come "provocazione paradossale": parla della persistenza in generale dei luoghi comuni nella cultura diffusa, anche a proposito degli stessi tedeschi. La nota ufficiale dell'ambasciatore italiano in Germania (con il plauso - suppongo vibrante - del Presidente Napolitano) ed altre reazioni scomposte non fanno che evidenziare la coda di paglia di molti e l'incapacità, sempre più comune, di saper leggere e comprendere un testo scritto elementare. Questo vale anche per i lettori del settimanale tedesco che, con le loro rimostranze su internet, hanno costretto i curatori di quello spazio ad inventarsi un "guasto tecnico" che impedisse ulteriori invettive. Lascio a Flavia ed a M. Travaglio altri commenti.