sabato 9 giugno 2012

"I biscotti non sono tutti uguali"



Di Marco Travaglio
Il 22 giugno 2004, allo stadio di Oporto, Danimarca e Svezia disputano il quarto di finale degli europei di calcio in Portogallo. Se una delle due vince, passa il turno con l’Italia di Trapattoni. Se invece pareggiano, si qualificano entrambe e l’Italia torna a casa. Alla vigilia il portiere della Nazionale azzurra avverte: «Se fanno davvero 2-2, altro che Ufficio inchieste: direttamente le teste di cuoio in campo ci vogliono!». Quella sera, sugli spalti di Oporto, le due tifoserie srotolano striscioni beffardi: “2-2 e ciao Italia”.

In campo i calciatori scherzano sul pareggio annunciato e sugli italiani che sospettano il “biscotto”. Finisce puntualmente 2-2, dopo una partita molto combattuta, risolta però all’ultimo minuto con il gol dello svedese Jonson favorito da una mezza papera del portiere danese Sorensen. Seguono quattro minuti di melina, prima del fischio finale dell’arbitro. Le due squadre vanno in semifinale, gli azzurri sono eliminati.
Del Piero alla fine non vuol fare polemiche: «Non cerchiamo scuse». Anche Trapattoni, subito esonerato, dice: «Non voglio credere a una combine».
Ma gli altri azzurri, da Panucci a Zambrotta, da Pirlo a Cannavaro, fremono di sdegno e sparano a zero sui colleghi scandinavi e il loro “biscotto” ammazza-Italia. Il più indignato è sempre il portiere: «Il 2-2 è uno schifo, uno scandalo a livello mondiale. Ha perso soprattutto lo sport. Provo vergogna, ma non per noi: per gli svedesi e i danesi. L’hanno fatta proprio sporca. E pensare che il calcio, non essendo solo soldi e business, dovrebbe dare insegnamenti ed esempi. Ma dopo questo pareggio che cosa penseranno i giovani? Che è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia».

E chi è questo portiere, autentica reincarnazione di Catone il Censore? Gianluigi Buffon: toh, lo stesso che l’altro giorno se l’è presa con i pm che indagano sul calcio scommesse e con i giornalisti che lo raccontano denunciando la «vergogna» della presunta giustizia a orologeria. Poi ha giustificato i pareggi in saldo da fine stagione: «Se a due squadre va bene il pareggio, possono anche pareggiare. Sono affari loro. Alcune volte, se uno ci pensa bene, che cosa devi fare? Meglio due feriti che un morto. E chiaro che le squadre le partite se le giocano. Ma ogni tanto anche qualche conto è giustificato farlo».
Ohibò: pareggiare per convenienza non è più uno schifo? E, dopo queste dichiarazioni, che cosa penseranno i giovani? Che allora è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia? Anziché convocare Buffon e dargli qualche ripetizione di lealtà sportiva, il presidente della Figc Abete s’è affrettato a giustificarlo: «Buffon ha sempre adottato una linea di trasparenza: un conto è la necessità di vincere o pareggiare, altro l’accordo che non è accettabile». Sarà, ma in un paese meno smemorato, Buffon dovrebbe spiegare a cosa si deve e a quando risale la sua improvvisa conversione al cinismo machiavellico. O aggiungere: «Il pareggio di convenienza va bene solo se conviene a me». In attesa delle prove sulla giustizia a orologeria, ecco una bella prova di moralismo a orologeria.


P. S. Nell’ultima giornata del campionato 2004-2005, il Parma pareggiò a Lecce 3-3: la Fiorentina si salvò e, dopo lo spareggio, il Bologna retrocesse. Molti giocatori leccesi, tra i fischi dei tifosi e gli urli dell’allenatore Zeman, s’impegnarono ben poco. Nel processo di Calciopoli, per quel biscotto, il tribunale di Napoli ha condannato i fratelli Della Valle, il designatore Bergamo e l’arbitro De Santis.
Sentito come teste, Zeman ha spiegato: «Secondo me qualcuno del Parma ha pregato i miei giocatori di desistere, questo capita spesso. Ma salvare qualcuno per condannare un altro non è nella mia mentalità e quindi volevo che la mia squadra, che aveva giocato bene per un’ora, continuasse a giocare». Sarà mica per questa mentalità deviata che Zeman non allena in serie A da dieci anni? (L'Espresso, 14 giugno 2012)

7 commenti:

  1. C'è il Roland Garros.
    Terra rossa.
    Preferisco, ormai.

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    1. Sì, il calcio m'ha stufato da parecchio.
      Poi si scopre pure che dobbiam regalare miliardi alle banche spagnole che hanno lasciato le società di calcio indebitarsi in maniera vergognosa.

      Il RG è finito malissimo.
      Avrebbero dovuto aspettare la prima giornata di bel tempo.

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  2. E perchè ti scandalizzi?
    Un'occhiata alle nostre banche non vuoi darla?
    Noi facciamo molto peggio che sostenere squadre di calcio.

    Non è finito malissimo è che Djokovic ha qualche problema fuori dal campo, non può perdere così e non può essere così nervoso.

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    1. Che problemi ha Djokovic?

      Nuovo biscotto in arrivo, per la gioia di Buffon.

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  3. Adesso che mi ci fidanzo te lo dico.

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    1. Poverino: non vincerà più un torneo.

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